Perché leggere i classici è meglio che vederli (alle volte)

Francesco Montanari

Perché leggere i classici con Francesco Montanari sarà in scena al teatro Vittoria fino al 7 aprile.

Tanto meno si legge, tanto più escono fuori articoli sui benefici della lettura. Mi sembra che questo tema stia diventando quasi di tendenza. Se osserviamo alcuni esempi delle tracce di maturità del Ministero, ne troviamo un paio che sono incentrate sull’importanza dei libri. In un mondo in cui l’intrattenimento è ormai rappresentato dalle serie tv, si sente il bisogno di difendere l’abitudine a leggere. Si riporta l’attenzione delle persone sugli aspetti positivi del tenere il naso dentro i libri, di modo che questa pratica continui a sopravvivere.

Possiamo presupporre che il punto di partenza di Davide Sacco sia proprio questo: portare in scena uno spettacolo che ribadisca l’importanza della lettura. E per farlo, si avvale dell’aiuto di Italo Calvino, scrittore e intellettuale italiano che potremmo a sua volta definire come un grande classico. Il titolo dello spettacolo riprende quello di una raccolta di saggi dell’autore in cui ci si interroga sul rapporto tra il lettore e alcune opere della letteratura mondiale. Calvino cerca di dare una definizione di “classico” in 14 punti. Alcune di esse ci saranno sicuramente familiari perché sono molto diffuse come citazioni nei social.

Nella sua veste teatrale, Perché leggere i classici si avvale di due voci: quella di Francesco Montanari, presentatore e conduttore della serata, e quella di Gianmarco Saurino, “reincarnazione” di Calvino.

Sembra un monologo, ma non lo è. Fa pensare a una conversazione interattiva con il pubblico, ma non è neanche quello. Forse, potremmo descriverlo come una conferenza. Montanari entra in scena dalla platea e scende dal palco in diverse occasioni durante la durata dello spettacolo. Si rivolge agli spettatori, prova a coinvolgerli nel discorso, ma non si tratta mai di interventi realmente determinanti che potrebbero cambiare il finale della performance. Con energia e passione, l’attore rilegge e commenta l’articolo di Calvino, facendo esempi attinenti al mondo di oggi. Alcuni più riusciti di altri. Esaurito l’argomento Calvino, viene tirato fuori il nome di Umberto Eco, altro sostenitore dell’importanza di leggere. Sua è la citazione molto inflazionata sui social su come la lettura permetta di vivere moltissime vite parallele in un arco limitato di tempo.

Gli interventi di Saurino, invece, ci riconducono a un’atmosfera più teatrale. I suoi sono piccoli monologhi tratti da Le città invisibili o da saggi come Lezioni americane. I passi portati in scena sono tra quelli più conosciuti e in parte spiegano alcune scelte stilistiche e tematiche dello spettacolo. Ad esempio, il passo sulla leggerezza riassume non solo uno dei concetti portati della poetica di Italo Calvino, ma anche lo spirito della rappresentazione.

“Ho cercato di approcciare alla forza di Calvino con la leggerezza che lo stesso Autore predica nelle Lezioni Americane, per riscoprire in questo incontro l’anima dell’opera, che, come tutti i classici, ancora oggi è per noi attuale e non finisce di dire quello che ha da dire” (Davide Sacco).

Leggerezza sì, ma il rischio è quello di essere poco comunicativi e poco d’impatto.

Per chi è dentro il mondo letterario, lo spettacolo non aggiunge molto alla lettura dell’articolo di Calvino. Né in termini di conoscenze, né in termini di emozioni. Ci sono sicuramente dei momenti belli da vedere, soprattutto grazie alla bravura dei due interpreti. Saurino fa un lavoro meraviglioso da guardare sui brani di Calvino. È convincente e partecipe. Montanari sa tenere bene la scena. E i video in cui è Calvino in prima persona a prendere la parola non possono lasciare indifferenti. Ma non è abbastanza.

Il discorso potrebbe essere diverso per chi non sa dare una risposta alla domanda del titolo o per chi non è abituato a leggere. Piuttosto che lasciarsi convincere dalle parole di Calvino (visto che comunque non sono propensi alla lettura), potrebbero lasciarsi raggiungere dal teatro. Ma anche i questo caso, potremmo avanzare delle obiezioni. La partecipazione del pubblico è modesta e mai del tutto coinvolgente. L’integrazione con il mondo moderno (i riferimenti a Netflix o la voce di Siri) non colpisce e non brilla per originalità. E questo potrebbe non andare a favore della ricerca di una comunicazione alternativa.

Calvino era un maestro nell’arte di essere leggero, andando però a toccare in profondità la coscienza del lettore. Non è una lezione semplice da imparare. Ma è ciò che rende lui un classico, difficile da interpretare, riproporre e imitare.

Federica Crisci 

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