C’era una volta la cultura. Poi hanno pubblicato Diletta Leotta sotto “Saggistica”

diletta-leotta-libro-2020

Proviamo a pensare alle generazioni degli anni 80 e i primi anni 90. Giovani affascinati dal mondo che li circondava. Era un’epoca diversa. Si era costantemente stimolati. Libri, cinema, musica. C’era sempre qualcosa da scoprire. Si progettava il futuro.

Poi tutto è cambiato. La società è diventata sempre più digitale. Adolescenti assuefatti dai social. Ore e ore davanti un piccolo schermo. Desatelizzati e sempre più soli. Cambiano le dinamiche e, con esse, le prospettive future. I modelli da seguire sono sempre più svalutanti. Consapevoli, tacitamente trasmettono all’unisono un unico messaggio: il successo è facile, puoi avere tutto e subito.

A proposito di esempi da non seguire. Diletta Leotta diventa “scrittrice”. Siamo di fronte al suicidio della cultura?

Ho sempre pensato che l’editoria, quella seria, fosse per pochi.  Essere pubblicati poi è davvero una fortuna. Notti e giorni davanti ad un pc mentre il cursore lampeggia. Aspetti l’idea, l’ispirazione, quel quid accattivante. Insomma, qualcosa che funzioni che possa attirare l’attenzione dell’editore e accendere la curiosità nel lettore. Poi qualche giorno fa mi sono soffermata su un post di un professore universitario. Ancora una volta ad accendere gli animi dopo il festival di Sanremo è Diletta Leotta e il suo nuovo “traguardo”: la pubblicazione di un libro.

Un libro su come è diventata famosa. UN-LIBRO-SU-COME-È-DIVENTATA-FAMOSA. Un libro consigliato nella saggistica, dalla Feltrinelli.

Ma davvero abbiamo bisogno di un libro “scritto” da Diletta Leotta con contenuti che reputo imbarazzanti. Pregiudizi? Forse.       

Ecco, tralasciando aspetti che sono di una tristezza assurda, la Leotta ha scritto un libro, lo sto ripetendo come un mantra altrimenti non mi do pace. Un po’ come fa Annalise con Wes per convincersi che l’omicidio di Lyla è stato commesso da Sam in “Le regole del delitto perfetto”.

“Scegli di Sorridere”. Diletta Leotta o Ghostwriters?

Scrivere è una passione. C’è chi lo fa per hobby, chi per lavoro. Da ricercatrice posso sostenere che pubblicare il frutto del proprio lavoro è una grande soddisfazione. Opere che racchiudono ore e ore trascorse sui libri, infinite correzioni, notti insonni. Poi capisci che se sei un giovane professionista essere pubblicato non è semplice e allora inizia la frustrazione. Questo sentimento cresce esponenzialmente quando determinati personaggi, la cui massima aspirazione è essere piacenti e puntare tutto sul corpo, si inseriscono nel mercato editoriale a discapito di chi fa questo lavoro seriamente.

Ciò che provoca ancora più rabbia è la moltitudine del popolo italiano che predilige contenuti vuoti, effimeri che nulla apportano se non creare altra ignoranza e disillusione verso il nulla. E questo gli editori lo sanno. Ma ciò che ignorano i grandi seguaci del trash mediatico italiano è la rabbia e lo sconcerto che i veri autori vivono vedendosi scavalcati da personaggiotti di bassa lega, i quali, grazie all’ausilio di ghostwriter, riescono a pubblicare “saggi”. Parliamo di personaggi che a volte quattro parole in croce neanche le sanno mettere. Ma guardiamo il lato positivo, almeno chi davvero sa fare lo scrittore qualche modo per guadagnare lo trova.

Siamo davanti alla sessualizzazione di una pseudo cultura?

La cultura non dovrebbe mai essere sessualizzata sponsorizzando personaggi che fanno rivoltare autori seri nelle proprie tombe. Ed invece guai a puntare il dito. Vi diranno che sono “competenti”. Di cosa? Che l’Italia va così e non ci puoi far nulla. Ma se l’ignoranza e la falsa rassegnazione vanno a braccetto, c’è chi si indigna davanti a fenomeni come questi.

Poi ci sono giovani che di cultura ne hanno. Che investono tempo, denaro, sogni e speranze per poi vedersi scavalcati da chi preferisce essere ricordata per il proprio corpo, che suo poi non è vista la chirurgia plastica. Posso, dunque, capire bene il Professor Capraro, docente universitario, dopo aver pubblicato un libro “La Scienza dei Conflitti Sociali” in cui va a riassumere cinquant’anni di scienze sociali in cui analizza questioni legate alle divisioni politiche, immigrazione, violenza sulle donne e fake news, si è visto scavalcare da un libro che personalmente non comprerei neanche a 0,50 centesimi. Perché? Perché è l’editore suggerisce un libro ammazza neuroni.

Non voglio demonizzare Diletta Leotta, che sicuramente è una bravissima giornalista calcistica, ma la saggistica è ben altro. E la cultura dovrebbe offrire prodotti decisamente diversi piuttosto che investire su un elaborato che racconta il percorso di come una starlette sia diventata famosa.

Angela Patalano

Lascia un commento

Lascia un commento!
Inserisci il tuo nome qui