Giacomo Leopardi, il poeta dell’ottimismo (avete letto bene)

giacomo leopardi

L’inizio delle scuole fa risalire in superficie alcune lacune della didattica italiana, dove a primeggiare sono le materie umanistiche.

Giacomo Leopardi e la scuola non vanno spesso d’accordo. Ciò lo si deve ai programmi scolastici standardizzati e per nulla rinnovati.

I programmi di italiano sono spesso una lunga carrellata di nomi, a volte difficili da memorizzare, senza una valida contestualizzazione. Soprattutto senza un meritevole approfondimento. Chi sono io a dirlo? Nessuno, vero.

Eppure non sono la sola, e persone di ranghi e studi ben più rinomati dei miei hanno condiviso questo grido di lamentela.

Sono proprio questi illustri personaggi, a partire dagli anni ’30 del Novecento, in un angolo buio della Letteratura Italiana, ad asserire convintamente che Giacomo Leopardi non fosse un pessimista, anzi! Un cultore della vita, seppur per quella che era.

chi era giacomo leopardiSe la vita ti circondasse di morte (sono sette i fratelli morti di Giacomo, così come morì la sua cara vicina Teresa Fattorini conosciuta come Silvia). Ti svilisse fisicamente (il poeta soffriva di tubercolosi ossea, accompagnata da una forte scoliosi). Si palesasse a te nuda e cruda, cosa penseresti tu della vita? Roderebbe anche a te, sentendoti dare del pessimista… Sfortunato non era meglio?

Ho un personale cavallo di battaglia a difesa del fatto che Giacomo Leopardi non fosse il pessimista per eccellenza. Pur essendosi avvicinato a questa al pessimismo, Leopardi non ha trovato nel suicidio la conclusione del suo pensiero.

Uno che scrive “Chi ha il coraggio di ridere, è padrone del mondo” non merita di essere catalogato bovinamente dai programmi scolastici novecenteschi come pessimista.

La sua visione della vita andava oltre il suo giudizio personale. Leopardi, che di lingue ne conosceva, e di libri ne aveva letti, era un attento osservatore scientifico della natura.

Giacomo Leopardi secondo la visione dei più

Fu persino riscoperto come poeta dell’ottimismo durante il Ventennio fascista.  Molti critici esaltarono lo slancio ottimistico della fede leopardiana come fede si nella poesia, ma anche nella patria e nella stirpe italiana…Giusto per estremizzare qualcos’altro!

Se volessimo dunque, tralasciare la parentesi fascista, la considerazione di Giacomo Leopardi che la Letteratura Italiana, spesso delle scuole medie e superiori, diverge da quella che fuoriesce dalle opere del poeta medesimo.

Così come divergono quella del monumentale Benedetto Croce, colpevole di questa attribuzione, ingiusta a mio avviso, e quella di Francesco De Sanctis.

Il primo ha dato il ‘la’ alla canonizzazione di pessimismo cosmico leopardiano nei libri di scuola. Il secondo ha velatamente tentato di trovare una spiegazione all’inquietudine poetesca. “Il Leopardi, pessimista di filosofia e quasi alla superficie, fu invece ottimista di cuore, e nel profondo, col progresso della riflessione è tanto più altamente ottimista

Ecco, corpo docenti e corpo alunni, ripescate il Leopardi più nascosto, quello più vero. Non quello più facile da studiare per la verifica del giorno dopo.

Un interessante approfondimento su chi era Giacomo Leopardi, per i più curiosi.

Irene Mancuso

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