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23 settembre 2016

A Fondi Lino Angiuli, Premio di poesia 'Solstizio' alla carriera‏

Il 1° ottobre, alla III edizione del Festival poetico ‘verso Libero’ l’associazione ‘de Libero’ consegnerà il riconoscimento a uno dei più grandi cantori del Sud.


Il tema della III edizione del Festival poetico “verso Libero” che si terrà a Fondi dal 1° al 2 ottobre 2016 è ispirato a questo verso deliberiano: “viviamo stretti come albero a radice”. È un passo di “Creatura celeste”, una delle odi più belle che Libero de Libero inserì nei “Cantari di Ciociaria” per cantare – appunto – la sua terra natìa. Per consegnare il Premio di Poesia “Solstizio” alla Carriera c’era bisogno, dunque, di un uomo che non fosse “soltanto” un poeta, ma un poeta radicale, un poeta radicato. E forse nessuno meglio di Lino Angiuli in questo momento in Italia incarna quella sperimentazione poetica che non ha ceduto il passo al conformismo, allo stereotipo, conservando invece un linguaggio e un verso del tutto personali e riconoscibilissimi. 

Dopo il conferimento del riconoscimento a Rodolfo Di Biasio nella passata edizione, quest’anno sarà lui stesso a cedere il testimone a Lino Angiuli, un grandissimo cantore del sud (“voce del verbo sudare”, come lui stesso scrive) in una serata che lega de Libero a Di Biasio, Di Biasio ad Angiuli, ed anche Angiuli a Parisi. Perché il 1° ottobre 2016, giorno di apertura del Festival “verso Libero”, dalle 18 ci sarà spazio per assaporare un de Libero inedito con Lorenzo Cantatore, curatore del diario “Borrador”, che ci svelerà passi inediti dalla seconda parte, e con Marcello Carlino, il quale invece ci parlerà di un’opera teatrale deliberiana appena riportata alla luce dai membri dell’associazione “de Libero”: il “Don Giovanni (o il burlatore di se stesso)”. 

La serata del 1° ottobre inizierà alle 20.30 con una performance teatral-poetica proprio sull’opera di Rodolfo Di Biasio, dal titolo “Viaggio alla nuova città”: stanno lavorando al progetto il regista Antonio Fasolo, gli attori Daniele Campanari e Serina Stamegna, la pittrice-performer Stefania Romagna e il musicista Antonio Zitarelli. A seguire la consegna del Premio alla Carriera a Lino Angiuli, 70 anni appena compiuti, poeta, novelliere, critico e codirettore dal 2000 del semestrale “Incroci”. Angiuli è persona fortemente empatica e simpatica, eccelso narratore (è anche autore di libri sui racconti popolari) e il suo essere terragno, radicato in Terra di Bari o forse più giustamente in un Sud italiano che è vastissimo, si lega anche ad Antonio Parisi, il cui “Canzoniere fondano” sarà ricordato dai soci dell’associazione de Libero nell’ultima parte della serata di sabato, grazie alla partecipazione dell’amico fraterno Gaetano Carnevale. Parisi è venuto a mancare un anno fa, ma la sua opera resta immortale, specchio di una società forse persino immutabile.


Tornando a Lino Angiuli, classe 1946, è nato e vive in Terra di Bari, dove ha diretto un Centro Regionale di servizi culturali. Collaboratore dei Servizi culturali della Rai e di quotidiani, ha fondato alcune riviste letterarie, tra le quali il semestrale «incroci», che dirige con Raffaele Nigro e Daniele Maria Pegorari per l’editore Adda di Bari. Ha pubblicato dodici raccolte poetiche in lingua italiana e dialettale; tra le ultime: “Daddò dadda” (Marsilio), “Catechismo” (Manni), “Un giorno l’altro” (Aragno), “Viva Babylonia” (Lietocolle), “L’appello della mano” e “Ovvero” (Aragno). La sua produzione, che ha ricevuto numerosi riconoscimenti e traduzioni, è considerata nell’ambito di manuali scolatici ed enciclopedie. Molte le pubblicazioni sul versante della cultura tradizionale. Recentemente, per “La Vita Felice” di Milano, ha realizzato tre antologie della poesia europea.

Scrive Gabrio Vitali come postfazione al libro “Un giorno l’altro” (Aragno, 2005): “È, quello che si libera nella parola di Angiuli, un mondo di immagini, voci, di gesti e di appartenenze legati tutti a una campagna rassicurante e sempre ritrovata come antidoto ai miasmi del vivere; un mondo che può essere attraversato con serenità, con ironia e qualche volta persino concedendosi allo stupore”. 

Mentre è lo stesso Angiuli ad affermare lucidamente: “Da parecchio tempo, soprattutto nel Meridione (dove è ancora attivo un cospicuo strato di cultura tradizionale) si assiste a una pratica culturale che somiglia tanto alla elaborazione di un lutto. Ri-cerche, ri-letture, ri-visitazioni, re-stauri, re-cuperi, ri-valutazioni, ri-scoperte… e così via: è questo il vocabolario in gran parte usato per chiamare una serie infinita di operazioni, anche editoriali, con cui si cerca di diluire il senso di perdita di un orizzonte culturale ancora capace di parlare nonostante sia stato tacitato dal frastuono della modernità. (…). Tante altre alterità, a cominciare dalla propria, (…) aspettano di essere prima di tutto ascoltate e poi incontrate in quel luogo assai speciale che è la lingua”. 

Il Premio alla Carriera che l’associazione de Libero conferirà ad Angiuli non vuole essere una ri-valutazione della sua opera, piuttosto un ponte tra chi, come lui e Di Biasio, può farsi maestro e guida nei confronti dei più giovani, i quali saranno difatti protagonisti della sezione opera prima del Premio “Solstizio” nella giornata successiva del 2 ottobre.

Romeo e Giulietta: al Globe Theatre l'intramontabile tragedia di Shakespeare

Romeo e Giulietta, una delle tragedia più belle di sempre, sarà in scena al Globe Theatre, per la regia del grande Gigi Proietti, fino al 2 ottobre 2016. Un appuntamento imperdibile per tutti gli appassionati dell'inarrivabile Shakespeare. 

@MarcoBorrello

E' Romeo e Giulietta, e della loro storia d'amore non ci si stanca mai. Non ci si stanca mai di ascoltare i dolci sospiri della giovane Capuleti dall'ormai leggendario balcone o di spiare Romeo mentre per la prima volta la scorge al ballo. Non ci stanca mai anche del finale, amaro, struggente, che pure, ogni volta, desidereremmo meno triste: cosa sarebbe successo se... E poi ci si ferma. Perché ci si rende conto da subito che è anche e soprattutto il finale a consegnare alla storia il capolavoro di William Shakespeare.

Il Globe si rivela un teatro incredibilmente suggestivo (se anche incredibilmente scomodo). Le luci, soffuse, il palco essenziale, e tutto intorno spettatori impazienti, accrescono l'attesa della magia cui si sta per assistere. Poi arriva in scena lui, Gigi Proietti. E tutto si fa prima silenzio e poi applauso fragoroso. Recita l'incipit e sono brividi e commozione. E' un gigante, troneggia anche nella vastità degli spazi. Tutto si ferma per quei pochi minuti di presentazione e tu cerchi di destreggiarti al meglio tra l'ascolto, il non perderti nemmeno un secondo della sua straordinaria verve recitativa e l'emozione. Che c'è, tantissima. E ci si chiede se dopo il suo breve se anche vibrante intervento, tutto finisca lì, che altro da vedere non c'è. Non può esserci.

Invece poi Gigi si ritira e cede il posto ad un cast di attori fresco e motivato. Particolarmente apprezzabile e godibile è la scelta di ambientare la prima parte nella nostra realtà quotidiana, fatta di giovani ribelli e bimbe tredicenni che si affacciano per la prima volta alla vita. Complice anche la freschezza dei giovani attori, si assiste insomma quasi ad una commedia giovanile da "Notte prima degli esami": si ride, ci si emoziona, ci si avvince: riuscirà Romeo a conquistare Giulietta? Riuscirà il loro amore a far cessare l'odio tra le due potenti famiglie rivali? Ma dopo il ballo, dopo la dichiarazione d'amore e la conseguente promessa al balcone di lei, tutto si fa improvvisamente più serio. E come un cambio di pagina, ecco che la tragedia incombe: Romeo non indossa più i jeans, Giulietta non ascolta più musica rock mentre si veste. D'improvviso, anche i dialoghi, che in una prima parte hanno ricalcato i ritmi della commedia e della realtà dei giorni nostri, tornano seri. Torna il linguaggio di Shakespeare. Aulico, potente. La forza della parola che da' vita all'immagine.

E, preceduta da questo improvviso cambio di vesti e di suoni, anche la storia volge al suo peggio: l'uccisione di Mercuzio, la vendetta di Romeo su Tebaldo, la cacciata di Romea da Verona, l'imminente matrimonio di Giulietta con Paride, il feroce scontro di Giulietta con il padre. Sono finiti i giochi di ragazzi, i teneri incontri, le parole sussurrate, le promesse fatte alla luna capricciosa. L'entrata nella vita adulta si compie, per i due giovani innamorati, già il mattino dopo la loro prima e unica notte d'amore. E potente è il richiamo a quel talamo bianco che presto, come sudario, avvolgerà Giulietta. La tragedia è lì, insomma, e non si fugge. La conclusione, inevitabilmente amara, anche.

Gigi Proietti si rivela un regista abile e appassionato e anche, per certi versi innovatore. Il cast è di certo all'altezza delle aspettative, per quanto le interpretazioni di alcuni personaggi secondari - a mio avviso - abbiano altamente superato quelle dei due protagonisti (se anche, va detto, godibilissime), Mimosa Campironi nella parte di Giulietta e Matteo Vignati in quella di Romeo. Mi riferisco, in modo particolare, alla davvero straordinaria resa scenica di Alessandro Averone che ha dato vita ad un Mercuzio particolarmente convincente, in continua oscillazione tra disperazione e goliardia.
Ma degne di nota sono state, anche, le interpretazioni di Francesca Ciocchetti, nel ruolo della Balia, di Martino Duane (Capuleti) e, soprattutto, di Gianluigi Fogacci  nei panni di un irresistibile Frate Lorenzo.

Insomma, Romeo e Giulietta al Globe Theatre va assolutamente visto. Ritagliatevi una serata diversa, in un teatro suggestivo, all'interno di uno degli spazi più belli di Roma, Villa Borghese. E' Romeo e Giulietta e per quanto alcuni di voi abbiano già visto o già letto questa storia, vi assicuro che non ne avrete mai abbastanza.

Chiara Amati

22 settembre 2016

Un weekend "del patrimonio" alla GNAM

L'ultimo weekend di settembre, la GNAM parteciperà all'iniziativa europea con l’intento di potenziare e favorire il dialogo e lo scambio in ambito culturale tra le Nazioni

Sabato 24 e domenica 25 settembre la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea 
partecipa alle Giornate Europee del Patrimonio (GEP) nell’ambito delle iniziative promosse dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo sul tema “Patrimonio e cittadinanza. Cultura è partecipazione”. 

Sabato 24 la Galleria rimarrà aperta fino alle 22.30, con biglietto d’ingresso al prezzo simbolico di € 1 dalle 18.45 alle 21.45 (ultimo ingresso), con le gratuità previste per legge. 



Programma

Ore 11.00
Laboratorio per famiglie “Il tempo del fare” Un viaggio alla scoperta degli archivi degli artisti tra carte d’artista e cartoline: gli “sms” dei creativi del passato e la trasformazione delle cartoline con la mail-art! Non dimenticate di portare un francobollo per diventare mail-artisti! Partecipazione compresa nel prezzo del biglietto.

Ore 20.00 
Totem. Performance musicale del trio Colombo - Schiaffini – Marino 
Eugenio Colombo: sax alto, sax soprano, flute. 
Giancarlo Schiaffini: trombone.
Luigi Marino: zarb, cymbals, portable electronic devices, objects

Con il progetto Totem, il trio si esibirà all'interno dell'esposizione The Lasting. L’intervallo e la durata a partire dalle 20.00 in tre momenti distinti, ognuno di circa quindici minuti. Eugenio Colombo, Giancarlo Schiaffini e Luigi Marino daranno vita a un esempio di improvvisazione musicale, circondati da opere che richiamano il rapporto tra improvvisazione, tempo e gesto. 


Bio
Eugenio Colombo (Roma, 1953) Sassofonista, flautista, compositore jazz, si diploma nel 1982 al Conservatorio di Frosinone. Ha scritto diverse composizioni per strumenti solisti, per quartetto di sassofoni, trio d'archi, big band e banda di ottoni con solisti improvvisatori. È uno dei membri fondatori della Italian Instabile Orchestra e del SIC trio con Schiaffini e Iannaccone. Ha collaborato, tra gli altri, con Steve Lacy, Ekkehart Jost, Bruno Tommaso, Giorgio Gaslini, Maurizio Giammarco e Giovanna Marini. 

Giancarlo Schiaffini (Roma, 1942) Compositore, trombonista, tubista, si è laureato in fisica nel 1965. Autodidatta in musica, negli anni Sessanta e Settanta ha partecipato alle prime esperienze di free-jazz in Italia e ha fondato diversi gruppi strumentali. Ha collaborato con John Cage, Karole Armitage, Luigi Nono e Giacinto Scelsi. Ha partecipato a numerosi festival e stagioni concertistiche e ha registrato per molte radio nazionali e internazionali. Dal 1988 collabora con Silvia Schiavoni per la composizione ed esecuzione di performances multimediali. 

Luigi Marino (Roma) Musicista e improvvisatore, lavora su supporti elettronici, percussioni e sistemi di interazione tra una fonte esecutore-driven estemporanea e un computer. Ha conseguito la laurea in Lettere e Filosofia presso l'Università di Tor Vergata, e un master in musica elettronica al Mills College. Ha studiato zarb con Mohssen Kasirossafar. Ha conseguito numerosi premi tra cui l’assistentato di insegnamento presso il Center of Contemporary Music at Mi lls College, il Paul Merritt Henry Prize e il dottorato presso l’Arts and Humanities Research Council. 

Matrimonio all'italiana, l'amore ai tempi della Loren e Mastroianni

“ ….Dummì, lo sai quando si piange? Quando si conosce il bene e non si può avere. E io bene non ne conosco: la soddisfazione di piangere non l'ho mai potuta avere…”





Titolo: Matrimonio all'italiana
Regista: Vittorio De Sica
Sceneggiatura: Renato Castellani, Tonino Guerra, Leonardo Benvenuti, Piero De Bernardi
Cast Principale: Marcello Mastroianni, Sophia Loren
Nazione: Italia
Anno: 1964

Qualche giorno fa è stato il compleanno della diva italiana per eccellenza, Sophia Loren, una delle mie attrici preferite del cinema degli anni d’oro. Quando penso a Sophia è uno il film che mi viene in mente, nonostante siano parecchi i capolavori che l’hanno vista protagonista, però questo è entrato nel mio cuore in maniera particolare, soprattutto perché al fianco della Loren c’è il mio attore preferito in assoluto: Marcello Mastroianni. Il film in questione è Matrimonio all’italiana, una delle pellicole dirette dal grande Vittorio De Sica ed ispirata al testo teatrale Filumena Marturano della leggenda Edoardo De Filippo, e i ruoli che furono di Eduardo e di sua sorella Titina diventarono di Sophia e di Mastroianni, perfetti insieme come nessuna coppia nel cinema.

La storia, che quasi tutti conoscono, è una delle più vecchie del mondo, come ribadisce la stessa Filumena in una scena del film: una prostituta si innamora di un uomo ricco che non la sposa ma non la lascia andare. Domenico Soriano, durante la guerra, conosce in un bordello Filumena Maturano, una donna di mezza età e di umili origini. Innamoratosene, Domenico porta la donna a vivere con sé. Dopo vent’anni di convivenza, pur avendo continuato a fargli scrupolosamente da moglie e da serva, Filumena non solo non riceve una proposta di matrimonio, ma è sul punto di essere abbandonata dal suo uomo; costui infatti si è invaghito di un’altra donna, la giovane cassiera di un suo negozio, e sembra intenzionato a sposarla. A questo punto Filumena decide di tentare un’ultima carta: fingendosi morente, convince Domenico a sposarla e riesce ad allontanare la sua giovane rivale. Dopo la celebrazione del matrimonio Filumena gli rivela l’esistenza dei suoi tre figli, uno dei quali avuto certamente da lui: nonostante ciò ella non gli dirà mai quale dei tre ha il suo stesso sangue. Domenico, dopo vari tentativi, si rassegna a restare definitivamente con la moglie, che dopotutto ha amato con sincerità, e adotta tutti e tre i figli.

Sceneggiato da Piero De Bernardi, Leo Benvenuti, Renato Castellani e Tonino Guerra, un quartetto che insieme a De Sica hanno reso la pellicola un vero capolavoro, Matrimonio all’italiana non si limita a riprodurre sul grande schermo un’opera teatrale famosa come quella di De Filippo, ma va oltre diventando una storia cinematografica a tutti gli effetti. Collaudati già anni prima, la Loren e Mastroianni danno prova della loro complicità ancora una volta nei panni di uno strafottente Mimì e di una disperata Filumena, che solo una come Sophia poteva rendere al massimo con la sua fisicità prorompente e una recitazione che fa vibrare di passione qualsiasi animo umano. Ma De Sica non si limita al singolo racconto della storia d’amore tra i due, ma dipinge un vero e proprio ritratto di quella Napoli devastata dalla povertà così nera e soffocante che portava a trovare qualsiasi soluzione per sfuggirle, c'è la storia di una cultura così radicata che in quel periodo era asse portante dell'Italia: quella del BelPaese, in cui i vizi e le paure degli italiani venivano a galla, una realtà poco propensa alla legalità e bendisposta alle scorciatoie, favorevole al delitto d’onore, ma ancora lontana da una legge sul divorzio. Sono tutte queste caratteristiche messe insieme che rendono questa una pellicola pilastro del cinema di fine anni'60, quel cinema che ci manca e al quale tutti cercano di ispirarsi senza molto successo. 

Ogni volta che mi ritrovo a rivedere questo film, le emozioni si scatenano alternate, e ogni volta scorgo nuove sfumature, nuovi significati ad ogni sguardo dei protagonisti. Forse è per questo che, nonostante le decine e decine di visioni, scappa sempre quel pianto silenzioso proprio come quello di Filumena, quando finalmente dopo anni di sofferenze e amori negati riesce a versare quella lacrima da tempo desiderata, una lacrima di gioia.


3 buoni motivi per vedere il film:

- La coppia Mastroianni – Loren, solo per vederli insieme vale la pena guardare la pellicola.

- Perché Matrimonio all’italiana è, insieme a tanti del suo tempo, un pilastro del cinema italiano e non averlo visto è davvero un sacrilegio.

- La regia poetica e appassionata di Vittorio De Sica, un regista che ancora oggi ci manca molto.


Quando vedere il film?

Quando volete, Matrimonio all’italiana è un film che non ha tempo e che non ha bisogno di un momento preciso per essere goduto da tutti. E fidatevi, rimarrete più che soddisfatti.

Ilaria Scognamiglio

Al via la XII edizione del Garbatella Jazz Festival

Il 29, 30 Settembre e l’1 Ottobre La Villetta si animerà con il Garbatella Jazz Festival, giunto alla sua XII edizione, dando spazio all’incontro del jazz con la musica classica.

La rassegna, totalmente gratuita, si propone di diffondere questo genere musicale e le sue eterogenee manifestazioni ad un pubblico ampio e variegato sia del quartiere capitolino sia dell’intera città. Il progetto è nato dalla collaborazione delle associazioni culturali Cara Garbatella ed Altrevie, con il sostegno della Polisportiva G. Castello.

La direzione artistica è di Pino Sallusti, che commenta in questo modo l’attuale edizione: "La scelta di dedicare il Festival 2016 all’incontro musicale tra jazz e classica non nasce dalla volontà di “violare” una musica intoccabile, come lo è la classica, ma di avvicinare linguaggi apparentemente distanti tra loro, trovandone le matrici che li accomunano e che suggeriscono spunti interessanti e creativi. Sono sicuro che il risultato piacerà al pubblico che ci verrà a trovare alla tre giorni del Festival”.

Ciascuna delle serate propone un doppio concerto con un gruppo principale che si esibisce dalle 21.30 ed un gruppo spalla che lo precede alle 20.30.

Giovedì 29 Settembre inaugura la tre giorni PLAY VERDI, composto da Nicola Puglielli (chitarra), Andrea Pace (sax tenore), Piero Simoncini (contrabbasso), Massimo D'Agostino (batteria). Il gruppo propone una rilettura in chiave jazzistica di alcuni Preludi di Giuseppe Verdi in un lavoro rispettoso delle partiture originali tra tradizione e innovazione, polifonia e improvvisazione. Giuseppe Verdi, pilastro del patrimonio musicale e culturale italiano, in un omaggio che arriva direttamente dal mondo del jazz. “Play Verdi” è il progetto ideato dal chitarrista e compositore Nicola Puglielli in occasione del bicentenario (1813-2013) della nascita del grande Maestro, divenuto un album dell’etichetta discografica Terre Sommerse. Si sviluppa come un laboratorio aperto nella reinterpretazione in jazz dei Preludi scelti tra le sue opere più celebri, come “Aida”, “Macbeth”, “Attila” e “Simon Boccanegra”, riarrangiati dallo stesso Puglielli e dal sassofonista Andrea Pace.

Gruppo spalla, i MOOD 5. La band, composta da Lamberto Armenia (alto sax), Gian Domenico Murdolo (sax soprano e baritono), Stefano Diotallevi (piano), Giuliano Stacchetti (basso elettrico e contrabbasso) e Vladimiro Nigro (batteria e percussioni), propone un repertorio strettamente originale e tiene in debito conto sia la melodia sia la forma canzone. Un punto di partenza classico che si fonde con un playing moderno e aperto a influenze che spaziano dal funky ai ritmi sudamericani.

Venerdì 30 Settembre sale sul palco MORE THAN CLASSIC DUO, formato da Alessandro Bonanno (piano) e Flavio Bonanno (tastiere) che si basano su improvvisazioni jazzistiche su temi e materiali musicali di compositori come Bach, Händel, Chopin, Brahms, Paganini e altri, seguendo la tradizione europea dell’improvvisazione in musica.

La band è preceduta da DOO BEE DUO, composto da Giada Pietrini (voce) e Carlos Fanelli (chitarra). È una formazione nata tra i "banchi" della SPMT (Scuola Popolare della Musica di Testaccio) e cresciuta con esperienze musicali e personali diverse, legate insieme da una bella amicizia. Questo progetto spazia dal jazz alla bossa nova, dal pezzo conosciuto a quello meno, ricercando nuove e vecchie sonorità per giocare con la musica.

Sabato 1 Ottobre si esibisce OPEN SPACE QUARTET. Iolanda Zignani (flauti),

Cinzia Gizzi (piano), Pino Sallusti (contrabbasso), e Carlo Bordini (batteria) propongono una rivisitazione della Suite nr. 2 per flauto e trio jazz composta nel 1984 dal pianista compositore Claude Bolling (1930) per il flautista Jean‐Pierre Rampal. Claude Bolling (1930), virtuoso del piano e compositore, è stato fra i primi a realizzare nei suoi pezzi un’originale contaminazione in perfetto equilibrio fra il jazz nella sua forma più standard (il trio) e la musica classica, con riferimento specialmente a J.S. Bach. La seconda suite per flauto e trio jazz viene composta nel 1984 per il flautista Jean-Pierre Rampal, grande interprete della musica ‘seria’ del Novecento. La suite, in otto movimenti, è espressione del tipico stile di questo compositore: pezzi veloci e molto impegnativi dal punto di vista ritmico si alternano con segmenti più pacati e melodici, addirittura accattivanti (non a caso Bolling è anche apprezzato autore di colonne sonore).

A precedere, il TAMIA QUARTET di Alberto Ruggeri (sax tenore), Tommaso Castellani (piano), Benedetto Mercuri (contrabbasso), Roberto Ghersi (batteria). Il quartetto, che esiste da circa tre anni, propone un repertorio costituito da brani classici del jazz degli anni '40 e '50 con una improvvisazione conforme agli standard del periodo. Gli interpreti più visitati variano da John Coltrane a Jerry Mulligan, da Miles Davis a Clifford Brown a Bill Evans.

21 settembre 2016

Road To Tenerife: l'arrivo

¡Aquí estamos!

Dal finestrino il panorama è incantevole, l’oceano tenebroso circonda spiagge di sabbia fina, le palme si perdono a vista d’occhio, il paesaggio quasi lunare si divide tra rocce nere partorite dal vulcano ed una terra verde, arancione battuta dal sole.

Il caldo si fa sentire, a Roma stanno iniziando le prime piogge, mentre qui l’estate non sembra svanire, accompagna costantemente ogni mese dell’anno con picchi di calore vertiginosi e timide correnti fresche che perlomeno la notte permettono di respirare.


Dopo essermi sistemata in albergo, dove ho piacevolmente scoperto di essere libera per i primi giorni, sono subito in costume per buttarmi in spiaggia. Las Americas è una zona piccola, molto turistica, la gente vive dell’estate, del mare e delle onde.

Camminando per il lungomare sento il vento del sud sulla pelle, come la carezza di una madre, la salsedine che increspa i capelli, l’odore dell’oceano, forte, di spuma marina, è quasi inebriante. Ti viene voglia di chiudere gli occhi e riempire i polmoni, di abbracciare la luce, di scomparire tra la sabbia calda, avvolgente.

Il Teide mi guarda dall’alto, talmente vicino che se allungassi la mano potrei toccarlo con la punta delle dita, la vetta coperta da una nube leggera, penso all’Olimpo, forse davvero su queste vette vertiginose vi abitavano gli Dei. 


In un attimo sono sull’asciugamano, con la pelle nuda sotto i raggi del sole, mi rendo conto di trovarmi a sei ore di volo dalla mia famiglia, dai miei amici, dal mio paese. Eppure mi sento bene. La gente è sorridente, rilassata, chiunque ti saluta amichevolmente, ti accoglie. Sono abituati ai turisti, alle persone che fuggono dalle proprie vite tristi per inseguire un angolo di paradiso in terra, ai giovani alla ricerca di esperienze e di vita.

Si sentono tante lingue diverse, tante culture, tante storie. Nell’albergo dove lavoro provengono tutti dall’altra parte del mondo, latinoamericani che qui si sentono a casa, che hanno trovato una buona paga ed una comunità affettuosa. Per i corridoi sento le cameriere chiamarmi “amor”, “mi niña”, “mi hija”, sono madri, ed il loro cuore si intenerisce a vedermi con l’uniforme, imbarazzata, goffa.

Passano pochi giorni e già mi sento a casa, cammino per l’hotel con una certa familiarità, conosco i nomi e le storie dei miei colleghi, mi è bastato poco per sciogliere la lingua e ritrovarmi a bere una birra dopo l’orario di lavoro. 

Bene Tenerife, si dice che chi ben comincia è già a metà dell’opera, e per adesso le premesse sono buone. Cos’altro hai da offrire?

Stay tuned.

Martina Patrizi

20 settembre 2016

Senza Tregua, un giallo sulle isole della Croazia


Tensione, paura, mistero e un pizzico d'amore sono gli ingredienti di Senza Tregua, un romanzo che vi prenderà dall'inizio alla fine.


Se siete appassionati dei thriller al cardiopalma e vi piace sentire l’adrenalina che vi attraversa il corpo, il romanzo Senza Tregua di Roberta Melli, edito da Leone Editore. L’esordiente giallista vicentina di professione fa l’insegnante ma ha molte passioni, tra cui l’entomologia, ovvero lo studio degli esapodi, e la maratona, elementi portanti di questo suo primo appassionante romanzo, grazie al quale ci trasporta in una splendida Croazia tra fughe, omicidi e misteri.



Protagonista è Isabella, psichiatra trentenne amante della corsa, arrivata da poco sull’isola croata di Ilovik per prepararsi alla maratona di New York accompagnata da Sergio, suo grande amico entomologo, alla ricerca di nuovi esemplari per i suoi studi. Isabella è decisa a mettercela tutta per arrivare a correre questa importante maratona, soprattutto per buttarsi alle spalle i mesi burrascosi passati con l’ultimo dei suoi ex fidanzati, uno più sbagliato dell’altro. Una mattina si sveglia carica per cominciare la sua quotidiana sessione di allenamento, esce e inizia a correre per le vie della deliziosa isola. Ad un certo punto, però, si imbatte in un evento inaspettato. Infatti, in prossimità della spiaggia, inciampa, cadendo rovinosamente a terra e trovandosi, dopo un attimo di stordimento, di fronte ad una scena particolare. Avendo capito che qualcosa non quadra, Isabella si rimette in piedi, nascondendosi dal gruppetto di persone avvistato proprio di fronte a lei: quattro militari della Guardia costiera circondano un uomo anziano in costume da bagno, che urla tenendo in mano una maglietta bianca intrisa di sangue. È ferito e gli uomini che lo attorniano parlano in tedesco. Proprio quando decide di allontanarsi, l’urlo straziante dell’anziano sotto tortura lascia Isabella paralizzata, che decide di fuggire prima di essere scoperta.

L’ansia l’attanaglia, così decide di fuggire dalla zia sulla vicina Isola di Lussino, insieme a Sergio ignaro di tutto, scoprendo di essere seguita dai violenti militari. Attraverso la storia di Isabella, le sue indagini tra rocambolesche fughe e tensione a fior di pelle, vengono fuori le terribili vicende della guerra fratricida tra serbi e croati che fanno da sfondo. Nonostante sia al suo romanzo d’esordio, Roberta Melli centra il punto dei thriller tradizionali, ovvero quella suspance che riesce a tenere in fibrillazione il lettore per tutta la durata delle quasi 300 pagine scritte.

Senza Tregua è un giallo che scivola via veloce, scorrevole, senza tralasciare dettagli importanti, tra paura e mistero costante, delineando bene i suoi protagonisti, con le loro passioni e i loro pensieri precisi. In più, regala alla storia un’ambientazione fantastica, le isole croate di Lussino e Ilovik descritte con minuzia e precisione. Piante rigogliose, mare cristallino, la vita calma e lenta che gli abitanti vivono, nonostante una guerra che li ha devastati e che continua ad insinuarsi nelle vicende quotidiane. Il tutto unito crea un romanzo che funziona, appassiona e tiene teso il lettore come una corda di violino fino alla fine, nonostante qualche pecca di scrittura che però si può perdonare ad una scrittrice esordiente così promettente come Roberta Melli. Chapeau!

Ilaria Scognamiglio

Le meraviglie dell'acqua al Parco degli Acquedotti

L'Associazione Culturale Roma e Lazio x te ha organizzato per mercoledì 21 settembre 2016 una visita al meraviglioso Parco degli Acquedotti, capolavoro immortale e senza tempo

L'acqua aveva una funzione importante nell'antica Roma. La capitale dell'impero era servita da ben undici acquedotti, ed ancora oggi uno di questi è in funzione: l'Aqua Virgo, che alimenta la Fontana di Trevi, la Fontana dei Quattro Fiumi ed anche la Barcaccia. Ma vi è un angolo di Roma quasi sconosciuto ai più, ma suggestivo, dove passano ben sei acquedotti romani antichi, uno medievale ed uno rinascimentale: il Parco degli Acquedotti sulla Via Tuscolana e l'Associazione Culturale Roma e Lazio x te ha organizzato una visita del Parco per mercoledì 21 settembre 2016 alle ore 18È un luogo dove ogni giorno andrebbero celebrate delle messe dedicate alla Dea Acqua.

Roma
© Comune di Roma
Ci sono immagini che entrano nella mente e vi rimangono come un chiodo martellante  e molte di essere risalgono a questo parco. Goethe ne rimase affascinato per la sua bellezza ed ancora oggi le arcate delle Aquae Claudia - Anio Novus si stagliano improvvise e mozzafiato dopo una galleria della tratta ferroviaria per Albano. Non a caso per la sua bellezza e per la vicinanza con Cinecittà, il parco è spesso usato come set cinematografico o televisivo.

Passeggiando tra le piante e tra le rovine (vi è una serie spettacolare di 153 arcate) parleremo dell'importanza dell'acqua nell'antica Roma, della grande cura che avevano i Romani dei condotti idrici e delle loro strutture in genere, ma ammireremo anche le rovine dei principali monumenti del Parco come la Villa delle Vignacce, una villa imperiale e parleremo anche della Villa dei Sette Bassi, la più grande villa romana del suburbio ed alcune sepolture come la Tomba dai Cento Scalini. A pochi passi dal Parco si staglia la Via Appia, la regina viarum, la "strada regina" ed incontreremo anche un papa importante, Sisto V, il grande urbanista, un papa che in soli 5 anni ha rivoluzionato Roma lasciando anche delle tracce nei territori che visiteremo.

Per informazioni circa il costo della visita, le modalità della prenotazione obbligatoria ed il luogo dell'appuntamento cliccare sulla parola Acquedotti.

Roma
© Family Welcome
Marco Rossi

Merumalia, un progetto in grande stile che indica la strada all’enologia Laziale

Un’azienda che ha nell’ambiente e nella valorizzazione del territorio i suoi punti di forza. Il risultato non può essere altro che un grande Frascati Superiore Docg.  


Vista dei vigneti Merumalia
Si fa sempre un gran parlare del Lazio vinicolo come la piccola fiammiferaia dell’enologia nazionale, incapace di fare il salto e trasformarsi in una principessa. Al netto dei problemi strutturali i motivi sono noti, vecchie dinamiche produttive e pigrizia imprenditoriale, il più delle volte riescono a vanificare le peculiarità di una zona straordinariamente vocata per i vini bianchi. Nella nuova generazione di produttori per fortuna però, c’è chi come Merumalia riesce a mettere a frutto questo patrimonio inestimabile. Dal Latino “merum” termine che indica il vino puro per i romani e “mieru”, stesso significato nel dialetto pugliese caro al produttore, insieme ad “alia” che sta per le altre cose, racconta già molto dell’azienda. E’proprio il territorio a spingere Luigi Fusco nell’avventura di produrre i propri vini, lo spiega orgogliosamente davanti alla grande fotografia aerea che campeggia all’interno dello spazio dedicato agli eventi nel suo wine resort. La rappresentazione evidenzia come nei Castelli Romani l’area vulcanica, così preziosa per il carattere dei vini, sia addirittura la più grande d’Europa. 

Forte dei suoi trascorsi professionali e servendosi di tecniche fotografiche aerospaziali, il produttore sta realizzando anche la mappatura dell’intera area del Frascati, documentazione di primaria importanza per lo studio della Doc, che solo le grandi regioni enologiche possono  vantare. La tenuta acquistata vent’anni fa si è sviluppata intorno al casale principale, completandosi con una struttura per l’ospitalità turistica e una cantina di vinificazione in classe energetica A, che ha come tetto il bellissimo orto biologico. La roccia vulcanica recuperata dai lavori di scavo è stata impiegata nel pieno rispetto della conservazione ambientale, anche per realizzare i muretti che fanno da contrafforte ad una parte del vigneto. L’azienda punta ad essere totalmente ecosostenibile, utilizzando sia la produzione di energia proveniente dallo sfruttamento delle biomasse, che il solare e i criteri della geotermia. Per Merumalia il vino è il risultato naturale di un progetto strutturato sui più alti criteri di ecologia e sostenibilità. Una produzione, naturalmente biologica, che inizia solo con la vendemmia 2013 nella convinzione della qualità delle proprie uve che Luigi Fusco per vent’anni ha conferito verso altri produttori. 
Frascati Superiore Primo Docg 2015
Dalla terrazza, la vista spazia magnificamente sui vigneti distesi davanti alla proprietà incorniciati dal lungo filare di cipressi che attraversa l’orizzonte, mentre dall’altra parte si estende fino “ar cuppolone”. Le viti affondano le radici in circa tre metri di terra prima di incontrare la roccia lavica e il suo strato di sedimenti minerali, che sciogliendosi nell’acqua arricchiscono in finezza il profilo dei vini di Merumalia. Il Greco, la profumata Malvasia del Lazio insieme al Bombino, all’Ottonese e al Fiano, compongono la varietà del vigneto, a cui si aggiungono Montepulciano e Shiraz per l’unico rosso aziendale.  

Vini Merumalia
E’ il “Primo”, Frascati Superiore Docg a fare la parte del leone nell’intera gamma prodotta. L’assaggio del millesimo 2014 ne rivela la grande eleganza, il fruttato si svela sottile nei toni della frutta matura a polpa bianca, segue la mandorla sfumata in accenni di erbe aromatiche. Freschezza e sapidità calibrate completano il sorso di piacevole lunghezza. E’ un vino di personalità che interpreta al meglio le potenzialità del territorio. Un monito per quanti, a partire dai produttori, considerano i dintorni di Roma non all’altezza per la produzione di livello, ed un esempio per le aziende che vogliono invece perseguirne la strada. La qualità in fondo è anche un problema di cultura e Merumalia fa di questa un aspetto importante della sua presenza nell’area. In “alia” le altre cose annunciate in fondo al nome dell’azienda, si nasconde infatti uno dei progetti della famiglia Fusco, quello di porsi come riferimento e luogo di scambio dei diversi contenuti culturali, nell’intento di sviluppare le grandi risorse locali ancora inespresse. 

Bruno Fulco

19 settembre 2016

Tra beats, sesso e Chemical Brothers al Teatro Vascello

Orbi sono gli uomini, gregari e intrappolati per sempre nella grande discoteca infernale


14 settembre | Ad aprire la decima edizione del Festival Teatri di Vetro al Teatro Vascello di Roma è gli Orbi, spettacolo di teatro danza della compagnia Abbondanza/Bertoni. Ci troviamo in presenza di un linguaggio spiccatamente contemporaneo, punto d'incontro tra una totale astrattezza ed un'esplicita e ammiccante consegna di chiavi di decodifica. Una comunità è riunita in cerchio e si trascina con gli occhi bendati. Questo il presupposto e a far parte di quel gruppo troviamo Tommaso Monza, Massimo Trombetta, Antonella Bertoni, Michele Abbondanza e Claudia Rossi Valli. 

Teatri di Vetro 2016
Qui per il promo: youtube.com
Si produce un racconto episodico dominato da un muro di beat elettronici che assorbe ogni presenza; esso può farsi un'eco sottile o un crescendo assordante, ma non trova interruzione e amplifica la percezione dello spazio con la perdita di qualsiasi orientamento. In questo l'aspetto musicale curato da Tommaso Monza si rivela un eccezionale continuo di suoni sintetici e droganti, sostenuto dal comparto luci di Andrea Gentili. Il ritmo ipnotico permette una ricerca di senso attraverso l'osservazione estraniata del proprio mondo. L'umanità è allora analizzata con un'ironia ammiccante e a tratti grottesca: a condizioni di gregarietà cieca e muta fanno seguito improvvise ribellioni. Il distacco da una danza spersonalizzata e di gruppo non sfocia però in una libertà dell'individuo e ad essa segue una nuova ripetitività alienante. Su questa si costruiscono piccoli teatrini, basati su brevi momenti di recitazione, che stigmatizzano i pilastri della cultura urbana del consumo e del divertimento. Troviamo quindi il rifiuto della vecchiaia, i festini e le discese degradanti nello stupro e nell'orgia accompagnate dai Chemical Brothers. La vivacità adolescenziale ed energica incontra l'eleganza del decadente e il gusto del decontestualizzato. Così un manichino maschile, dal volto coperto di stoffa, mima una cantante da piano bar mentre nella penombra alle sue spalle un uomo maturo balla in calze a rete. L'illusione della discoteca spinge ad uno sfinimento volontario la sua clientela, orba di ogni empatia ma tenera e triste, in cerca di contatto e paradossalmente isolata nel continuo tenersi per mano tra catene, girotondi e sesso. Una perfetta descrizione di una contemporaneità assordata. La compagnia Abbondanza/Bertoni dona così una bellezza altra, carica di sarcasmo e personalità, fatta della capacità di accostare in maniera geniale elementi insoliti e costruire dal loro improbabile incontro atmosfere suggestive. Il pubblico gusta il gioco e partecipa al viaggio, facendo seguire alla conclusione lunghi minuti di applausi.

Gabriele Di Donfrancesco
@GabriDDC

Napoli nel Cuore aiuta le popolazioni colpite dal terremoto

Domenica 25 settembre 2016 ore 17,30: Napoli nel cuore 2016
Un viaggio nella Napoli più autentica in ricordo di Mario Finamore
Da un’idea di Fabrizio Finamore

2016


Con l’amichevole partecipazione di (in ordine alfabetico): 
Pino Ammendola, Antonello Avallone, Maurizio Casagrande, Franco Gargia, Mario Maglione, Tosca, Vittorio Viviani e altri ospiti a sorpresa

Teatro Dell’Angelo
Via Simone de Saint Bon, 19 Roma

Ingresso 15 Euro
Il ricavato sarà interamente devoluto per aiutare le popolazioni del reatino colpite dal terremoto

Napoli e la sua cultura, i napoletani e il loro alto tasso di “resilienza”, ossia la loro innata capacità di far fronte in maniera positiva a eventi traumatici, di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà, di ricostruirsi restando sensibili alle opportunità positive che la vita comunque continua ad offrire, senza alienare la propria identità. La storia di Napoli e dei napoletani è ricca di episodi di “resilienza”: dagli eroismi delle “quattro giornate di Napoli “ del ’43 contro l’occupazione tedesca, alla forza di reagire dimostrata da un popolo intero dopo il terremoto dell’80. A questo tema è dedicata la IV edizione di “Napoli nel Cuore” che quest’anno, dopo i risultati tangibili ottenuti nelle sue tre passate edizioni, vuole dare un messaggio concreto di tutto ciò sostenendo, grazie all'associazione Alcli Giorgio e Silvia Onlus (www.alcli.it), di apparecchiature mediche per le popolazioni colpite dal terremoto nel territorio di Amatrice ed Accumoli. 
Torna dunque con un rinnovato entusiasmo per un nuovo progetto, un’idea di serata di emozioni in musica e parole che è diventata un appuntamento fisso. Spronati dai risultati ottenuti, dallo straordinario ricordo e dal bellissimo clima creatosi gli scorsi anni, i protagonisti di “Napoli nel cuore” tornano quindi sul palco per il quarto anno consecutivo con un nuovo happening teatrale dedicato alla cultura partenopea.
Enrico Montesano, Mariano Rigillo, Peppe Barra, Maria Pia de Vito, Max Giusti, sono stati tanti e diversi gli artisti, non solo napoletani, che con il cuore hanno preso parte nelle passate edizioni a questa sorta di happening teatrale. La stampa ha seguito e commentato con entusiasmo questa iniziativa per la straordinarietà di un evento che nasce senza fondi o sponsorizzazioni e che si concretizza solo per la generosità di grandi artisti che realmente “con il cuore” aderiscono a questo progetto. Ma è soprattutto leggendo i commenti dei tanti spettatori, napoletani e non, che hanno assistito alle passate edizioni cantando, divertendosi ed emozionandosi che si può comprendere lo spirito che anima questa iniziativa.
Sul palco un repertorio eterogeneo di teatro, musica, poesia, racconti con un unico fil rouge: Napoli. La Napoli di Eduardo, di Russo, di Viviani ma anche quella ironica e leggera di autori anonimi che hanno comunque saputo esprimere in epoche diverse lo spirito napoletano. La Napoli interpretata da chi l’ha vissuta perché sul Golfo ha le sue radici ma anche da grandi artisti che napoletani non sono ma che con i loro interventi non hanno esitato a rendere omaggio ad una cultura che tanto ha influenzato il loro percorso artistico. (guarda il video su alcuni momenti salienti dello scorso anno).
Per tutti i protagonisti la voglia di raccontare quell’universo sociale e culturale che Napoli ha espresso nella storia e che fa sì che alla Cultura Napoletana si rimanga profondamente, visceralmente legati. Com’è il caso della persona cui questa serata è dedicata: Mario Finamore. Il suo quarantennale impegno in Rai, in cui la sua Napoli era sempre presente, è il caso di molti napoletani nel mondo da sempre ambasciatori della propria cultura in pectore. Questa Napoli è sentimento, identità, senso di appartenenza. Questa serata “Napoli nel Cuore” vuole essere ancora una volta un po’ tutto questo: il ricordo di una persona che ha sempre avuto la sua Napoli nel cuore, l’atto d’amore per la cultura e le opere di chi ha scritto di Napoli un giorno per dar modo a noi di capirla e apprezzarla di più anche oggi.
A proporci ancora una volta queste emozioni sul palco, in questa serata condotta da Fabrizio Finamore e sostenuta da un nome storico della cultura napoletana come la casa editrice Bideri, un cast ancora più ricco ed eterogeneo. La grande voce di Tosca, la simpatia e l’estro di Maurizio Casagrande e il delicato intimismo musicale di Joe Barbieri saranno le novità di quest’anno. Ma questa edizione di “Napoli nel cuore” vedrà anche il ritorno di grandi attori italiani nati a Napoli come Pino Ammendola e Vittorio Viviani e del direttore artistico del teatro dell’Angelo, l’attore e regista Antonello Avallone. Non mancheranno poi grandi interpreti della tradizione musicale classica napoletana come Mario Maglione, attori napoletani con 50 anni di palcoscenico alle spalle come Franco Gargia, storici giornalisti Rai grandi cultori della canzone napoletana come Mimmo Liguoro e tanti grandi ospiti a sorpresa, icone della napoletanità che dalla platea o con interventi video daranno il proprio contributo a questo viaggio multicolore all’Ombra del Vesuvio.
Dopo il defibrillatore donato al liceo Garibaldi, i mobili alla casa famiglia di corso Novara e i frigoriferi per i pasti ai senza tetto della Comunità di Sant’Egidio, “Napoli nel cuore” anche quest’anno vuole lasciare un segno reale, tangibile sostenendo l’acquisto di queste attrezzature sanitarie di grande importanza per le popolazioni del reatino colpite dal recente sisma. 
Cambia il territorio di destinazione quindi, ma non la filosofia che ha sempre caratterizzato la raccolta alla base di questa manifestazione. Andare oltre le singole esigenze del momento e pensare al futuro, ad un bene che possa rimanere nel tempo per queste persone anche quando i riflettori dei media non saranno così accesi sulle loro vicende. Essere di concreto aiuto a chi rimane, a una popolazione che non può e non deve lasciar morire il proprio territorio e che è chiamata fermamente a reagire con l’aiuto di tutti, anche della cultura. 
Anche questo è un gesto di “resilienza”, anche questo è un fine da “Napoli nel cuore”. 
Sulla pagina web www.napoli-nel-cuore.it è possibile trovare foto, commenti e rassegna sia delle serate teatrali che degli eventi di consegna degli scorsi anni.
Un ringraziamento particolare va al Teatro dell’Angelo che ospita la serata e al suo direttore artistico Antonello Avallone.


Teatro Dell’Angelo
Via Simone de Saint Bon, 19 Roma
 Tel. 06 37513571 - www.teatrodellangelo.it

Le nostre "Identità Negate" alla Galleria del Cembalo di Roma

Dal 15 settembre al 26 novembre 2016 la Galleria del Cembalo di Roma ospita due mostre nell'ambito del progetto "Identità Negate" organizzato da Fabrica. In esposizione vi sono foto di Sam Ivin ed i suoi "Lingering Ghosts" e le foibe di Sharon Ritossa".

Galleria Il Cembalo

Quante volte noi ci poniamo delle domande sulla nostra identità? La risposta è "sempre". La nostra vita è un continuo domandare e tentare di ricevere risposta; i dubbi ci tormentano, ci devastano, c'impediscono di dormire la notte. Chi siamo noi e da dove veniamo? Questo sembrano domandarsi Sam Ivin con i suoi "Lingering Ghosts" (letteralmente "Fantasmi Persistenti") e Sharon Ritossa nelle sue "Foibe" nell'ambito della mostra "Identità Negate" organizzata da Fabrica alla Galleria del Cembalo di Roma dal 15 settembre al 26 novembre 2016.

Nei suoi Lingering Ghosts Sam Ivin mette un luce un fenomeno assolutamente attuale. Sono 28 immagini di londinesi graffiate per rendere "la perdita dell'idea di sé", fenomeno che accomuna l'essere umano soprattutto quando si vive in una grande metropoli come Londra, città che lui deve conoscere molto bene in quanto è nato a High Wycombe, nei pressi della magnifica capitale inglese.


Galleria Il Cembalo
                      Galleria Il Cembalo 

Il contatto con l'essere umano è fonte di grande arricchimento ma, con la tendenza ad assimilare certi comportamenti o certe abitudini, l'uomo è teso alla perdita progressiva della propria personalità per omologarsi, fenomeno che si riflette in tutti gli aspetti della vita quotidiana, dall'aspetto culturale a questo economico e via discorrendo. La macchina di Sam Ivin entra misteriosamente nelle nostre vite per distruggerci ancora di più; i suoi soggetti sono dei non-soggetti, delle non-persone, siamo noi con la nostra voglia di assimilarci al mondo presente.

Nel suo progetto "Foibe" Sharon Ritossa ha voluto promuovere un'attività che facesse "entrare lo spettatore in contatto con il territorio, sottolineando che le foibe sono prima di tutto un prodotto della natura e un tratto caratteristico di una certa zona".

Galleria Il Cembalo

Situate nelle zone del Carso, le foibe, cavità naturali per le quali ancora non c'è una mappatura completa, vennero usate per occultare i corpi di persone uccisi per motivi politici avvenuti durante  la Seconda Guerra Mondiale. Ecco che di nuovo queste aperture celano dei segreti inconfessabili.

Galleria Il Cembalo
Galleria Il Cembalo


















La macchina fotografica di Sharon, fotografa triestina di origine istriana, come una telecamera spia e scopre questi luoghi. Lei sembra creare la mappatura. Quando mi sono trovato davanti a queste foto mi sono chiesto: "ma cosa uscirà da queste cavità?" Penso che non lo sapremo mai, ma sarebbe importante per recuperare una parte della nostra "identità"

Si tratta di una mostra bella e destabilizzante allo stesso tempo, che colpisce nell'animo. Da vedere assolutamente.


Marco Rossi
@marco_rossi88

(Foto di Marco Rossi)

Al Sistina parte il tour del musical di Monster Allergy

Monster Allergy, il nuovo musical con i Ciprix: dal 22 settembre in tour a Roma, Milano, Bari e Napoli il live show "mostruosamente" divertente per tutta la famiglia.


Ciprix - Walt Disney Company


Il 22 settembre al Teatro Sistina va in scena, in prima assoluta, "MONSTER ALLERGY" il nuovo musical per tutta la famiglia interpretato da I Ciprix, la prima compagnia formata da soli bambini di età tra gli 8 e i 12 anni. 
MONSTER ALLERGY, che offre animazioni, effetti speciali e 12 canzoni originali per uno spettacolo sorprendente, è basato sui personaggi del fumetto pubblicato dalla Walt Disney Company Italia, divenuto poi una fortunata serie a cartoni animati della Rainbow, la casa produttrice delle mitiche Winx e ora di nuovo nelle librerie grazie alla Tunué.   
Autori del musical, interamente originale, sono gli stessi inventori della serie, Francesco Artibani e Katja Centomo che saranno affiancati per le musiche da Maurizio D’Aniello, già creatore di numerose canzoni contenute in corto e lungometraggi delle fatine alate. 
Lo spettacolo è realizzato con la regia e le coreografie di Eugenio Dura, le scene di Lele Moreschi, la direzione musicale di Cinzia Pennesi. Gli abiti di scena sono disegnati dalla costumista Chiara Aversano.

Lo spettacolo farà parte del "Familyshow Festival" manifestazione che comprenderà anche i musical "Aladin" e "Pippi Calzelunghe" (che verranno presentati alla stampa prossimamente) e che sarà in scena a Milano al Teatro Manzoni dal 21 al 23 novembre e dal 13 al 30 dicembre, il 26 e 27 novembre a Bari al Teatro Team, dal 6 all'8 gennaio 2017 a Napoli alla Casa della Musica - Palapartenope e Roma, sempre al Teatro Sistina, dal 10 al 19 febbraio.
L'organizzazione e la produzione dello spettacolo è a cura della Project Leader di Bruno Borraccini, società di produzione che vanta i maggiori  successi nell’ambito del family entertainment, l’ultimo dei quali “La Famiglia Addams” con Elio e Geppi Cucciari che ha collezionato oltre 150.000 spettatori nelle 135 recite effettuate in tutt’Italia.

I biglietti sono in vendita tramite il circuito TicketOne www.ticketone.it e presso le biglietterie dei teatri.

MONSTER ALLERGY Live show
Cast Tecnico:
Regia e Coreografie: Eugenio Dura 
Testi e liriche: Francesco Artibani e Katja Centomo 
Musiche: Maurizio D’Aniello, Marco Grasso e Mauro Tondini con la collaborazione di Elisa Rosselli
​Direzione Musicale: Cinzia Pennesi 
Costumi: Chiara Aversano
Scene: Lele Moreschi
Direttore artistico de “I Ciprix”: Francesca Cipriani

Prodotto da: Bruno Borraccini per Project Leader Srl
In collaborazione con: Musical Weekend - la tua scuola di musical un weekend al mese
Abbigliamento "I Ciprix" by OVS



Attori e Personaggi :  Tommaso Maria Parazzoli (Zick), Arianna Corzani (Elena Patata), Roberto Maone (Dedevid), Caterina Lanfaloni (Ragnetto), Camilla Lenzi (Patty), Mariateresa Infelise (Tatty), Leonardo Garbetta (Ford), Lorenzo Armellin (Soup), Sofia Starita (Juliette), Francesco Solitario (Tommy), Noemi Bellini (Timothy), Lisa Piccinnu (Sfruscio)


MONSTER ALLERGY – LA STORIA
Zick è un bambino di 10 anni chiuso e timido che soffre di un imprecisato numero di allergie, che spesso usa per tenere lontani i suoi coetanei, che a loro a volta lo emarginano a causa delle sue stranezze. Stringe amicizia con Elena Patata, la sua nuova vicina di casa trasferitesi assieme ai genitori nel suo quartiere. In classe Zick fa fatica a tenere lontano la fama di strambo, adattandosi a crearsi una figura di "eccentrico solitario" o "quello che non vuole vicini di banco". Ciò è dovuto probabilmente al fatto che deve mantenere segreta la sua capacità di vedere i mostri. In effetti sembra che la cosa sia trapelata, ma che sia stata giudicata una sua fantasia. Almeno è così che hanno rivelato ad Elena le pettegole Patty e Tatty, appena lei si è trasferita nel quartiere, poco prima che le vacanze terminassero e l'anno scolastico ripartisse. Sapendo già tutto di lei e della sua famiglia, avevano preparato la lista delle persone OK, di quelle così così e quelle da evitare. In quest'ultima lista compariva un solo nome, quello di Zick, ed è proprio per questo che l'intraprendente Elena ha voluto a tutti i costi conoscerlo. Altre presenze nella vita scolastica dei due ragazzi sono tre bulletti, Ford, Soup e "Dedevid". Ford è lo stereotipo del bullo grosso e stupido, mentre Soup, nonostante l'atteggiamento e la buona volontà manca totalmente del "phisyque du role": è un piccolo mingherlino con gli occhiali spessi. David McMackamack, un ragazzino balbuziente, è il capo dei bulletti della classe. Prende in giro Zick per mantenere la sua reputazione di duro, ma in realtà nutre nei suoi confronti un misto di terrore e rispetto. Zick gli ha dato il permesso di recitare con lui la parte del prepotente, contraccambiandolo col soprannome di "Dedevid"

I  personaggi e la loro storia:
   
Si chiama Ezechiele Zick, ma per gli amici è semplicemente "Zick"! Ha dieci anni, soffre di ogni possibile allergia e sta quasi sempre rinchiuso in casa. Zick è un ragazzo solitario e introverso, e per questo un po' emarginato dai suoi coetanei; però ha una serie di poteri straordinari che lo rendono davvero speciale. Infatti è un bambino sensitivo, può guardare dentro le persone, capire se sono buone o cattive con una semplice occhiata ed è l'unico che può vedere i mostri che abitano in una città segreta sospesa sopra la sua.

L'amica del cuore di Zick: Elena! Anzi, Elena-Patata, come la chiamano tutti, visto che un cognome così buffo si è ormai fuso con il nome di battesimo. Si è appena trasferita con la sua famiglia nella villetta di fronte alla casa di Zick, e frequenta con lui la quinta elementare. Vivace e dinamica, sa difendere le proprie idee. E riesce, in un modo o nell'altro, a conquistare l'amicizia e la fiducia del suo solitario vicino di casa. Elena è un vero maschiaccio, ma è sempre pronta a prendersi a cuore le cause dei più deboli. E' convinta che il timido Zick abbia bisogno di lei per difendersi dai compagni di classe. O almeno lo pensava all'inizio... Ah, a differenza di Zick, lei non ha mai visto né un mostro né un fantasma, ma crede ciecamente a ciò che dice Zick! 

Timothy-Moth, o semplicemente Timothy. Di lui non si sa molto: per gli "umani" è semplicemente un orribile gatto calvo, mentre per Zick è un gatto calvo e parlante. E molto pignolo! Timothy è stato selezionato come Tutore Stellare di Zick, ma purtroppo, per questioni di segretezza, non può rivelare molto su di lui e su Zick .

Sfruscio, il grasso gatto di Elena. Anche se non sembra, è un micio piuttosto intelligente. L'unico suo neo è la fame: Sfruscio fagocita senza pietà qualunque cosa gli capiti sotto il naso. 

Bombo e gli altri mostri che vivono nella casa di Zick, divenuta in pratica un'oasi di detenzione per quei mostri che hanno contravvenuto alle regole del capo dei mostri. 

Patty e Tatty, due ragazzine pettegole e ficcanaso che regalano ad Elena le liste delle persone okay e non del vicinato. Inizialmente sono carine e gentili con Elena, ma quando lei le rivela che Zick le sembra una persona interessante, le due la piantano in asso e da allora diventano antipatiche e cattive con lei. Altre presenze nella vita scolastica dei due ragazzi sono tre bulletti, Ford, Soup e "Dedevid".


Informazioni e acquisto
infoline per il pubblico 06 97602968
Biglietti on line su www.ticketone.it

Tra presente, passato e futuro con Magdy Basim al MAXXI

La mostra di Basim, vincitore del premio Deutsche Bank’s “Artist of the year” 2016 con il titolo “The Stars Were Aligned For A Century Of New Beginnings” è stata inaugurata il 15 settembre al MAXXI ed è la prima personale in Italia.



Magdy appartiene a un numero crescente di artisti fortemente influenzati da internet e da una forma di pensiero in ottica di rete, le cui visioni del futuro divergono sempre di più dalla fede nel progresso del XX secolo” dichiara Friedhelm Huette, Global Head of Art di Deutsche Bank “Il premio Artist of the year non è di tipo classico ma è più impegno della Deutsche Bank’s nel tempo verso l’arte, inoltre la mostra è itinerante, c’è stata a Berlino, adesso è al MAXXI e poi si sposterà a Chicago per dare un impegno continuo”.

La partnership con il MAXXI ha trovato il perfetto connubio, l’esposizione infatti si inserisce nell’ambito del progetto Expanding The Horizon con l’intento di espandere la collaborazione del Museo con altri istituti e collezioni private fortemente voluta dal direttore artistico Hou Hanru.

L’artista, Magdy Basim ha abbracciato questa iniziativa ed è rimasto entusiasta del lavoro straordinario, della gestione degli spazi e di come le opere interagiscono con essi.

Per me organizzare mostre significa anche avere una collaborazione umana molto importante. Il titolo della mostra “The Stars Were Aligned For A Century Of New Beginnings” (Le stelle si sono allineate per un secolo di nuovi inizi) ha la caratteristica di una visione del futuro e del passaggio del tempo, il presente, il passato, il futuro e come noi reagiamo al passare di esso. Il centro della mostra è come le persone gestiscono e tentano di comprendere il tempo, il passare del tempo e la società. Inoltre nella mostra sono proiettati tre film (trilogia del 2014) che parlano delle società, di come sono costruite, strutturate e come le persone gestiscono le aspirazioni e i fallimenti”.

Il primo film “The Dent” parla di una piccola città dove gli abitanti fanno dei progetti che non riescono a portare a buon fine, gestiscono il loro fallimento in maniera diversa, ma poi riescono a superarlo pensando al passato e ai loro antenati.


Il secondo “The many colors of the sky radiate forgetfulness” parla della memoria collettiva e di come insieme dimentichiamo e ricordiamo le cose e la lotta che ogni giorno affrontiamo per non dimenticarne alcune che riteniamo importanti, Magdy qui utilizza un linguaggio che vorrebbe fosse definito “poetico”.

Il terzo film “The everyday ritual of solitude hatching monkeys” parla di un uomo che un giorno si trova di fronte ad uno specchio d’acqua, un laghetto, e lo interpreta come la profezia della propria morte. Decide allora di trasferirsi in un posto lontano dal mare, in un altro paese il più lontano possibile dall’acqua: appena arriva tutti gli abitanti vanno in spiaggia e lo lasciano da solo. Simbolica e bizzarra la scena finale nella quale un gruppo di scimmie dice “distruggi tutto quello che è stato, l’uomo è responsabile, distruggi e ricomincia” con un messaggio di un nuovo inizio.

Oltre ai film al centro della mostra vi è l’imponente lavoro fotografico “An apology of a love story that crashed into a whale” commissionata dalla Deutsche Bank, è l’apologia di una storia d’amore che si è schiantata contro una balena. Si tratta di un lavoro fotografico inframezzato del testo, sono frammenti di una storia d’amore che ho immaginato. Volevo parlare delle storie d’amore di come iniziano si evolvono e finiscono le storie nel tempo. Ho utilizzato colori molto accesi e una tecnica di “marinatura” della pellicola, la immergo in alcune sostanze chimiche che vengono comunemente utilizzate nelle nostre case”.


A completare la mostra altre opere su carta, realizzate con pittura spray e acrilico, aquarello, pittura spray e collage, pittura spray gouache e collage. Il punto di inizio sono le visioni futuristiche di quello che sarebbe stato il nostro destino, quello che vedevamo come futuro e che adesso è il presente, raccontando di gruppi di ricercatori che vagano tra edifici futuristici oppure come la colonizzazione di Marte e della Luna può essere interpretata nel loro insieme perché hanno qualcosa in comune o singolarmente. Tra tutte le opere su carta trovo di una bellezza sconcertante “Our Hope Reflected Jewels in the sky”,2012, per i colori e la visione futurista.

Una piccola “chicca” per tutti i visitatori: in regalo un poster stampato su due lati. L’idea è che si possa scegliere quale dei due lati si voglia esporre sulle parete della propria casa, le immagini sono uguali ma, su di un lato c’è una frase con un finale aperto e dall’altro una frase con una soluzione assurda, a voi la scelta.

L'ARTISTA:

Basim Magdy nasce ad Assiut in Egitto nel 1977, e vive tra Basilea e il Cairo. Ha avuto negli ultimi anni diversi riconoscimenti nel 2014 l”Abraaj Art Prize”-Dubai e il “New: vision Award, CPH Dox Film Festival”-Copenaghen, nel 2015 l’” Experimental Award alla Curtas Vila do Conde: International Fil Festival”. Ha anche partecipato a numerose esposizioni internazionali di gruppo a Sharjah e Istanbul, Montreal e Seoul, e al MoMA di New York che lo ha portato ad essere selezionato e poi vincitore del premio “Artist of the year” della Deutsche Bank’s. La mostra dal titolo “The Stars Were Aligned for a Century of New Beginnings” con i suoi oltre 30 lavori tra film, proiezioni, fotografie, dipinti e installazioni realizzati tra il 2006 e il 2016 sono stati esposti alla Deutsche Bank KunstHalle di Berlino e adesso dal 15 settembre al 30 ottobre 2016 al MAXXI di Roma per poi continuare il percorso al Museo di Arte Contemporanea di Chicago. L’opera “NO Shooting Stars” sarà esposta ad ottobre al Jeu de Paume di Parigi, poi al CAPC e al Museo d’Arte Contemporanea di Bordeaux.

Sara Cacciarini

18 settembre 2016

Chiara Taigi e Tra-Ormina Forum a sostegno delle donne

Il soprano Chiara Taigi a sostegno delle donne in collaborazione con l’associazione culturale Tra-Ormina Forum


Chiara Taigi, soprano di fama internazionale, è tra i personaggi della cultura e dello spettacolo che hanno contribuito ad incidere positivamente alla sensibilizzazione dell’opinione pubblica a sostegno dell’iniziativa “IO STO CON LE DONNE”, la prima manifestazione nazionale organizzata dagli uomini contro il femminicidio.

Una fiaccolata che avrà luogo domenica 18 settembre a Taormina, ideata dall’associazione“Tra-Ormina Forum”, presieduta da Alessandro Cardente, con il sostegno del Consiglio comunale della cittadina turistica. Un’iniziativa davvero significativa volta a scuotere le coscienze di questo Paese per proteggere la libertà del genere femminile, sempre più frequentemente vittima di soprusi, offese ed umiliazioni di ogni tipo, sostenendo ogni forma di rispetto nei suoi confronti. Un progetto diretto a condividere una posizione netta, invitando le donne ad una drastica presa di distanza dagli uomini violenti, quelli che, in nome di un sentimento “malato”, che amore non è, umiliano, maltrattano ed arrivano ad assassinare le proprie mogli, le proprie compagne, le proprie fidanzate, le nostre amiche, le nostre figlie, le nostre madri.
 L’artista Chiara Taigi ha voluto fortemente contribuire a questo evento lanciando un messaggio incisivo: “Il Femminicidio non parte da un assunto compiuto. La violenza parte verbalmente per poi esplodere materialmente. Come diceva il grande Antonio De Curtis: “A femmena pe' ll'ommo addeventa pazza, l'ommo p' 'a femmena addeventa fesso.”. E’ proprio di questa nostra pazzia per l’amore che vi parlerò. Aiutiamoci, donne, a rimanere consapevoli, a non morire d'amore. Cerchiamo aiuto. Rivolgiamoci a psicoterapeuti o confidiamo nell’affetto e nella comprensione della nostra famiglia affinché possano guidarci all'ascolto. Denunciate i soprusi! Parlate! La violenza inizia dal tenersi tutto dentro. E’il momento di chiedere aiuto. Il 18 settembre scendete in piazza. E’ importante intervenire!”.

Sito Ufficiale Chiara Taigi: http://www.chiarataigi.com/wordpress/

È online il video di Chiara Taigi, che sarà trasmesso in Piazza 9 Aprile in occasione dell’evento

16 settembre 2016

Alessio Spataro e un workshop sui partigiani di Torpignattara

Nuvole Resistenti: la storia di Giordano Sangalli e dei partigiani di Torpignattara diventa un fumetto curato da Alessio Spataro

Torpignattara

Il 20 Settembre verrà presentato Nuvole Resistenti, il nuovo workshop della Scuola Popolare di Torpignattara curato da Alessio Spataro e finalizzato alla realizzazione di una breve storia a fumetti ispirata alla storia di Giordano Sangalli, partigiano nato e cresciuto nel quartiere di Torpignattara. 

Il prossimo autunno partono i nuovi workshop della Scuola Popolare di Torpignattara. La stagione 2016-17 si inscrive nel progetto Resistenze, ideato e promosso da S.Po.T., che si articola in una serie di azioni di formazione e ricerca volti a celebrare i mille volti della resistenza di questo pezzo di Roma. Grande spazio, ovviamente, verrà dato alla resistenza tout court, quella partigiana, che verrà celebrata il prossimo Gennaio 2017 con la posa delle pietre d’inciampo in ricordo di sei partigiani del quartiere trucidati alle Fosse Ardeatine.

Sempre alla resistenza al nazifascismo sarà dedicato poi il primissimo workshop, che partirà ad ottobre, intitolato Nuvole Resistenti. Il ciclo di lezioni, curato dal noto autore di fumetti Alessio Spataro, è rivolto a ragazze e ragazzi dai 13 ai 25 anni con lo scopo di fornire alcuni strumenti di base per realizzare graficamente una storia breve a fumetti. 
La finalità non è quindi imparare a disegnare in maniera realistica, umoristica o con altro stile, un vero e proprio fumetto professionale, ma consiste nel saper cogliere i tratti fondamentali di una vicenda storica e saperla raccontare graficamente in modo comprensibile, con alcuni accorgimenti grafici fondamentali e con strumenti narrativi propri del racconto a fumetti.

Il corso durerà tre mesi, prevede un’esposizione finale dei lavori dei partecipanti e, soprattutto, la selezione della persona più capace a cui verrà commissionata la realizzazione di un fumetto che narri la storia del partigiano Giordano Sangalli, nato a Torpignattara e morto sul Monte Tancia.

Il fumetto verrà stampato nei primi mesi del 2017 e il ricavato della vendita finanzierà da un lato la posa delle nuove pietre d’inciampo previste per il Gennaio 2018, dall’altro l’istituzione della Sportello della Memoria, progetto finalizzato alla ricostruzione della memoria storica del quartiere, attraverso un censimento di personaggi, luoghi e storie realizzato attraverso la partecipazione diretta delle comunità residenti.

Le lezioni si terranno in V.le dell’Acquedotto Alessandrino 9
Per contatti e informazioni
Telefono: 347.0777788


SCHEDA TECNICA

Fasi:
Ottobre 2016
Presentazione teorica del corso e pre-iscrizioni
Ottobre/Dicembre 2016
Esercizi su figure anatomiche semplici (umoristiche e realistiche)
Lezioni sulla storia della resistenza nel quartiere di Torpignattara
Dicembre 2016
Selezione dei singoli lavori per la mostra finale
Dicembre 2016
Selezione del lavoro più meritevole cui verrà affidata la realizzazione del fumetto
Gennaio/Marzo 2017
Realizzazione e postproduzione del fumetto (brossurato, 48 pagg, in b/n, copertina a colori)
Aprile 2017
Esposizione dei lavori, diffusione fumetto, premiazione dell’autore del fumetto

Dati
Numero idoneo iscrizioni
Da 10 a 15
Età iscritti
Da 13 a 25 anni
Durata del corso
3 mesi, 1 lezione a settimana da 4 ore
Numero lezioni
12
 
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