Fratelli per la pelle: una strana coppia di gemelli siamesi

fratelli per la pelle recensione film

Lo sai che abbiamo una regola in questo posto riguardo ai mostri: non ci piacciono!

TITOLO: Fratelli per la pelle

TITOLO ORIGINALE: Stuck on you

REGIA: Bobby Farrelly, Peter Farrelly

CAST: Matt Damon, Greg Kinnear, Eva Mendes, Wen Yann Shih, Cher, Meryl Streep, Pat Crawford Brown, Terence Bernie Hines, Seymour Cassel, Griffin Dunne

PAESE: USA

ANNO: 2003

Fratelli per la pelle è una produzione del 2003 targata 20th Century Fox. Il film, con Matt Damon e Greg Kinnear è diretto dai fratelli Farrelly.

Si tratta probabilmente della pellicola più autobiografica dei cineasti che l’hanno diretta, Bobby e Peter Farrelly: due fratelli registi e sceneggiatori che non riescono a dividersi, almeno nel loro lavoro.

I protagonisti della vicenda sono infatti due fratelli siamesi interpretati eccellentemente da Matt Damon e Greg Kinnear. La loro vicenda si può paragonare proprio all’attività dei Farrelly.

Probabilmente è questa la motivazione per la quale i registi affrontano la vicenda con uno stile più morbido- rispetto alle pellicole precedenti- senza volgarità e eccessi demenziali, facendo dei protagonisti una coppia di diversi vincenti e divertenti.

Prima di Fratelli per la pelle i film dei Farrelly coniugano la comicità a temi trattati in modo politicamente scorretto.

Nel film Tutti pazzi per Mary i registi indirizzano una certa dose di cattiveria verso gli “handicappati”; in Amore a prima svista prendono in giro gli obesi; in Io, me e Irene trattano con irriverenza la malattia mentale.

Nelle loro opere precedenti i Farrelly danno alla comicità un tono demenziale, talvolta volgare e sinistro, che può provocare nello spettatore un senso di colpa, per il fatto di ridere su argomenti politicamente scorretti.

In Fratelli per la pelle invece lo schema precedente è ribaltato: i protagonisti, interpretati da Matt Damon e Greg Kinnear, vengono messi a confronto con gente “normale” ben più mostruosa di loro.

La ricezione di Fratelli per la pelle è unanime: i critici convengono sul fatto che i Farrelly sfumano, con questo film, la loro vena goliardica, per arrivare ad una rappresentazione più delicata di un tema difficile, come quello della diversità.

I Farrelly presentano i protagonisti nei primissimi minuti di film.

L’inquadratura è fissa sulla sveglia che segna le 6:59 e che inizia a suonare allo scoccare delle 7; una mano tenta di spegnerla senza riuscirci, quindi intervengono una seconda e successivamente una terza mano.

Dopo uno stacco la macchina da presa riprende dal basso non due ma quattro piedi, che si posano sul pavimento dopo essere scesi dal letto.

Un ulteriore stacco conduce all’immagine in primo piano di due uomini- che sembrano essere attaccati per la spalla- intenti a sollevare pesi. Un altro stacco permette di vedere i protagonisti che fanno gli addominali cercando di sollevarsi da terra appoggiandosi ad una sbarra sul soffitto.

In questo momento siamo in grado di comprendere che si tratta di due gemelli congiunti attaccati per il bacino (e non per la spalla come avevamo supposto inizialmente).

Infine, dopo uno stacco, un’inquadratura in campo medio mostra i due fratelli che saltano la corda, permettendo di vedere i corpi nella loro interezza.

I registi presentano, dunque, i protagonisti della vicenda gradualmente, consentendo allo spettatore di familiarizzare con la figura dei freaks.

Il film è difficilmente ascrivibile ad un unico genere, in quanto il tema della diversità è affrontato da una parte con una leggerezza e con un’ironia che si rivelano essere comiche, dall’altra con un tono più serio, che permette di meditare sul modo in cui la solidarietà può diventare l’antidoto all’egoismo e all’individualismo.

3 motivi per vedere il film:

  • La storia, che fa riflettere sui concetti di normalità e diversità.
  • Il cast, Matt Damon e Greg Kinnear su tutti.
  • Il mood comico e leggero della pellicola.

Quando vedere il film:

Nella classica serata autunnale passata tra amici o in famiglia nelle quattro mura domestiche.

Valeria de Bari

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