The Umbrella Academy: da grandi superpoteri derivano grandi insicurezze

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The Umbrella Academy

Bastano 5 minuti per capire che The Umbrella Academy è una serie tv molto diversa dalle altre.

Tratta dai graphic novel di Gerard Way, la serie racconta la storia di sette bambini straordinari. Nati lo stesso giorno dello stesso anno vengono adottati da uno strano miliardario che vuole renderli una squadra contro il crimine.

Cosa rende The Umbrella Academy diverso da X- Men? Sicuramente l’analisi psicologica di sette persone cresciute senza affetto, ma soprattutto in competizione tra loro. Ogni personalità ha le sue sfumature, ma soprattutto le sue zone d’ombra. Alla saga familiare si aggiunge la lotta per il potere, come anche quella per le attenzioni mancate nel corso degli anni.

Dieci episodi che si mangiano uno dietro l’altro. La meravigliosa Ellen Page, che nella serie interpreta il Numero Sette, dà prova di tutto il suo talento come attrice portando alla nostra attenzione tutta la complessità dei rapporti tra fratelli e sorelle, ma non solo.

La domanda primaria che scatta nel cervello dello spettatore riguarda un’altra questione, quella dell’essere speciali. La risposta viene più volte data dagli antagonisti (nel cast la cantante Mary J. Blige e Kate Walsh di Tredici), anche loro in preda a un ruolo di cui spesso vogliono liberarsi, in nome di qualcosa di più vero.

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Quanto è importante essere straordinari e quanto questo ci rende più amati dagli altri? L’ammirazione equivale all’amore? Essere una squadra significa essere una famiglia? Quello che emerge sin dai primi episodi è che l’Academy non è stato un nido sicuro dove confrontarsi con i genitori, ma nemmeno con i coetanei. C’è chi prova ad assurgere al ruolo di sorella o fratello maggiore, e a volte fa un po’ sorridere visto che i ragazzi hanno tutti la stessa età.

Dopo anni passati separati, ognuno con la propria vita, la squadra deve riunirsi per il funerale del padre. Sarà in quel momento che lo straordinario team dovrà fare i conti non solo con tutti i fantasmi del passato, ma anche con quelli del futuro. In una lotta contro il tempo l’Umbrella Academy dovrà svelare tutti i segreti di famiglia (ma soprattutto gli altarini) per un fine molto più grande. Nel farlo, ogni personaggio dovrà guardare in faccia le proprie debolezze e portarle alla luce: tra le diversità di ognuno emerge forte il senso di inadeguatezza di supereroi e supereroine.

La sensazione è quella di aver vissuto una vita basata sul proprio potere, oppure sulla paura del proprio potere, o ancora  sul desiderio di volerne di più per essere accettati. Ecco quindi cosa rende questi neotrentenni più vicini a tutti noi: la loro profonda umanità e quasi la difficoltà di doversi inserire in un mondo che li conosce esclusivamente in base alla loro dote, che quindi li definisce, relegandoli tutti in limbo, dove si danza un walzer di maschere che un terremoto farà cadere improvvisamente.

Alessia Pizzi

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