“Il Signore degli Anelli – Gli Anelli del Potere”: recensione del quinto episodio

gli-anelli-del-potere-recensione-quinto-episodio

“La scacchiera è pronta. Le pedine si muovono”.

Molti ricorderanno che quando Gandalf pronuncia questa frase nel film Il ritorno del re, la guerra tra forze del male e del bene è ormai alle porte. La stessa cosa sta per avvenire nella serie Il Signore degli Anelli – Gli Anelli del Potere come ci ha raccontato il quinto episodio rilasciato su Amazon Prime Video venerdì scorso.

La puntata è stata interamente dedicata alla risoluzione di dubbi e di incertezze e ai preparativi per la guerra che si scatenerà probabilmente nella seconda parte della stagione. Come per ogni visione, l’ora e dieci passa in maniera piacevole, ma non avvincente. È impossibile non fare confronti con House of the Dragon visto che le messe in onda delle puntate sono contemporanee e entrambe le serie appartengano al genere fantasy. Nonostante la qualità delle riprese, degli effetti speciali e delle interpretazioni sia simile, al Signore degli Anelli manca quel quid in più che porta spettatore e spettatrici a rimanere stregati davanti alla tv.

È possibile che il problema sia nella costruzione della storia e nelle sue dinamiche interne. Gli Anelli del Potere ha una buona scrittura alle spalle, ma segue tante storyline diverse che non sempre risultano interessanti. Personalmente, anche se ancora non ben definita, le vicende di Nori e dell’estraneo le trovo poco entusiasmanti. Credo (e spero) che ci sia un legame con tutte le altre storie e forse nel momento in cui sarà rivelato capirò e apprezzerò di più le scene che li riguardano.

Le tribolazioni di Isildur sono sicuramente utili per inquadrare un personaggio di cui sappiamo già la triste fine, ma personalmente non comprendo da dove nasca la sua inquietudine né che cosa stia davvero cercando. Approvazione paterna senza dover seguire le sue orme? Trovo che ci sia un po’ di superficialità nella narrazione della sua personalità, proprio come in quella di Arondir e di Bronwyn. Quest’ultima la vediamo trasformarsi da leader coraggiosa in una donna priva di speranza pronta ad arrendersi al destino della sua stirpe (cedere al male) senza che ci sia una motivazione veramente forte.

House of the Dragon può vantare un uso sapiente della sensualità e della violenza che contribuiscono a rendere eccitanti quasi tutte le scene presenti nei diversi episodi. Inoltre, la storia è costruita su dinamiche più contemporanee: gli intrighi politici, l’amore per il potere, il desiderio per ciò che non si può avere: è tutto molto più vicino a noi, nonostante la presenza dei draghi. Gli Anelli del Potere, invece, rimane fedele al mondo fantasy del suo ispiratore, Tolkien, e abbraccia un’idea di fantasy più ampia e originaria. Di conseguenza, i temi sono molto più ampi e universali e costituiscono probabilmente la parte più importante dell’intera serie.

L’essere umano e l’inclinazione verso il male

Nonostante il personaggio di Bronwyn sia abbastanza bistrattato, è dalle sue labbra che in questo episodio sentiamo venir fuori un tema importante: il fascino del male sugli esseri umani.

Quell’elsa trovata da Theo sembra essere uno strumento in grado di corrompere gli animi delle persone tanto da trasformarle in serve di Sauron. Questo porta la donna a pensare di non avere scampo contro l’ondata di orchi che si abbatterà sulla torre. Quale che sia la situazione, gli esseri umani si ritroveranno sempre nella condizione di non riuscire a scegliere il bene sul male.

D’altra parte, ogni persona nutre dei desideri. Realizzarli non è sempre semplice e, soprattutto, non è sempre indolore per chi li prova o per chi li circonda. Le emozioni che proviamo non nascono con connotazioni morali, sono semplicemente il frutto di ciò che ci succede, di ciò che proviamo e di quanto abbiamo imparato su di noi e sul mondo. Diverso è il discorso che riguarda le nostre azioni che possono avere delle conseguenze moralmente rilevanti. Riuscire a gestire le proprie emozioni, orientando così le azioni verso il bene è quello che ognuno di noi è chiamato a fare per vivere pacificamente all’interno della società. Riuscire a compiere questo serenamente è più difficile di quanto si creda. Ci vuole un buon motivo per scontentare o arginare il proprio ego. Serve avere fiducia e amore verso gli altri e soprattutto bisogna credere in tutto questo.

Ecco perché sin dal passato le narrazioni hanno portato male e bene a contrapporsi tra di loro nei panni di antagonisti e protagonisti. Il fantasy è il regno in cui questo scontro regna e Tolkien è uno di quegli autori che ha maggiormente contribuito a creare una storia indimenticabile sulla lotta tra ciò che è giusto e quello che è sbagliato.

Oggi queste dicotomie funzionano fino a un certo punto ed è per questo che storie alla House of the Dragon piacciono e coinvolgono maggiormente. Tuttavia, ritrovare una storia pura e antica ha sempre il suo fascino.

Salvare un’amicizia o il proprio popolo?

A proposito di grandi temi e di moralità, in questa puntata viene presentato un altro grande dilemma: è giusto tradire una promessa fatta a un amico se è per un bene più grande?

Il rapporto d’amicizia tra Elrond e Durin dovrebbe essere d’ispirazione per tutti/e. Nonostante le grandi differenze che esistono tra di loro (l’appartenenza a razze diverse), cercano di capire l’uno il punto di vista dell’altro. Ma quel che è più bello, è la condivisione del problema e la ricerca di una soluzione in comune. Ho trovato molto istruttivo il fatto che Elrond si confidi con Durin riguardo al suo dilemma se infrangere o meno la promessa. L’elfo spiega le sue ragioni e il nano decide di andargli incontro, nonostante potrebbe non essere la decisione più utile per lui e per il suo popolo.

Solo il dialogo può aiutare un rapporto a crescere. Servono affetto e rispetto, ma se non si comunica in maniera adeguata, anche le migliori intenzioni risultano compromesse.

Il Signore degli Anelli è ricco di legami d’amicizia forti da cui prendere esempio: Frodo e Sam, Merry e Pipino, Legolas e Gimli, Bilbo e Thorin. Ora abbiamo anche Elrond e Durin.

Galadriel: un’elfa alla ricerca di pace

Le scene più emozionanti e interessanti rimangono quelle con protagonista Galadriel.

In questo quinto episodio ci sono due momenti in cui il suo personaggio viene particolarmente fuori: quando dà ai giovani volontari una dimostrazione di come sfruttare l’equilibrio per combattere e nel confronto con Halbrand. Nella prima scena la vediamo agile, sicura e padrona di sé. Nella seconda, invece, emergono tutte le sue fragilità. Da una parte abbiamo la luce, dall’altra l’oscurità. L’ossessione di Galadriel per Sauron è ciò che la spinge ad andare avanti, ma è anche ciò che ha consumato lei e tutti i suoi rapporti interpersonali. L’unico modo che Galadriel ha per ritrovare se stessa è percorrere il sentiero oscuro fino alla fine.

Anche qui abbiamo un’ottima scelta tematica, profondamente archetipica e d’ispirazione. Non ci resta che vedere come si svilupperà questo viaggio.

Federica Crisci

Federica Crisci
Sono laureata Lettere Moderne perché amo la letteratura e la sua capacità di parlare all'essere umano. Sono una docente di scuole superiori e una SEO Copy Writer. Amo raccontare storie e per questo mi piace cimentarmi nella scrittura. Frequento corsi di teatro perché mi piace esplorare le emozioni e provare a comprendere nuovi punti di vista. Mi piace molto il cinema, le serie tv, mangiare in buona compagnia e tante altre cose. Passerei volentieri la vita viaggiando in compagnia di un terranova.

COMMENTA QUESTA DOSE DI CULTURA

Lascia un commento!
Inserisci il tuo nome qui