“Il Signore degli Anelli – Gli Anelli del Potere”: la recensione del settimo episodio

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Arrivo in ritardo con la recensione di questo settimo episodio degli Anelli del Potere non perché abbia visto tardi la puntata ma per mancanza di cose da dire. Proverò a sintetizzare: non mi è piaciuto.

Nel corso dei vari commenti ho spesso espresso perplessità per la lentezza di alcuni filoni narrativi e la poca incisività dei personaggi secondari. Ho sempre cercato di riflettere su quanto vedevo, di evidenziare il positivo e di ricordarmi che una narrazione seriale si sviluppa in maniera più misteriosa e lenta rispetto a un film. Ormai, però, siamo arrivati al penultimo episodio e io continuo a non sentirmi completamente soddisfatta o contenta di quello che vedo. Invece di avvicinarsi a una conclusione di tutti i cicli narrativi, mi sembra che la serie continui a far procedere le proprie storie come se dovessero andare avanti per altre 10 puntate. Non è difficile ipotizzare che gli autori abbiano pensato a un finale aperto di modo da realizzare una seconda stagione, ma a livello generale non sarebbe del tutto giusto lasciare così tanti dubbi e domande irrisolte negli spettatori e nelle spettatrici.

Una puntata di riempimento

Dopo un sesto episodio ricco di tensione che aveva mantunuto viva l’attenzione come poche puntate erano riuscite a fare (forse solo la prima), siamo ritornati a guardare situazioni che abbiamo già visto.

Nori continua ad avere sentimenti ambivalenti verso il mago straniero (sarà Radagast?). Lo tratta da amico, gli sorride, vuole aiutarlo ma poi si spaventa quando lo vede compiere delle magie. Nella quinta puntata era accaduta la stessa identica cosa. Alla fine, il villaggio caccia lo stregone ma solo per poco: quando compaiono delle minacciose figure che sono alla ricerca del suo “amico”, Nori decide di andarlo a cercare insieme alla madre, all’amica e al saggio del gruppo. Peccato, però, che anche nel momento di maggiore concitazione, questa linea narrativa risulta sempre molto pesante e poco accattivante.

Anche la storyline di Elrond e di Durin ci ha detto poco di nuovo. È sicuramente commuovente vedere come il nano sfidi il proprio padre in nome della sua amicizia con l’elfo, ma si aggiunge poco o nulla di determinante a quanto già sapevamo. L’unico elemento che genera un po’ di stupore è la comparsa del Balrog.

“Seguire o non seguire Galadriel?”. Ritornano anche i grandi dubbi dei Nùmenoriani a proposito della guerra nella Terra di Mezzo. È comprensibile che ci siano, vista la nascita di Mordor e di tutte le vittime che ne sono derivate (la regina stessa con la sua cecità può considerarsi tale). La perdita della speranza e della fiducia dopo una sconfitta del genere è del tutto naturale. Tuttavia, una fuga così repentina mi è parsa strana. La guerra raramente è gentile o indolore, quindi non ci si poteva aspettare nulla di diverso.

Galadriel, Theo e i sensi di colpa

In questa puntate anche le scene di Galadriel hanno perso quel quid che le ha sempre rese il vero fuoco della serie. Continua a professarsi colpevole di quanto avvenuto eppure non riesco a trovare un senso alle sue parole. In realtà, lei è stata l’unica a ripetere che Sauron non era stato sconfitto e che era necessario prepararsi alla guerra. Non ha colpa di quanto successo, anzi. La cosa che la dovrebbe preoccupare di più è la sua condizione psicologica, il suo essere piena di rabbia e di sofferenza. Sin da subito la serie è stata impostata in modo da mettere in luce una protagonista che per far vincere il bene è costretta ad abbracciare l’oscurità. In parte lo abbiamo visto, ma a livello di scrittura si poteva fare tanto altro.

Il senso di colpa di Theo è un po’ più comprensibile, peccato che il personaggio in sé non sia particolarmente interessante. A un certo punto sembrava che potesse essere affascinato dalla reliquia di Sauron tanto da provocare qualche disastro. Forse così il personaggio avrebbe acquisito più spessore e interesse.

La concorrenza spietata di House of the Dragon

Aspetto di vedere la puntata finale prima di dare un giudizio definitivo su Gli Anelli del Potere. Sicuramente, il fatto di essere stata messa in onda in contemporanea con House of the Dragon non ha giovato alla serie. A livello di scrittura e di storia siamo su tutto un altro livello. Questo non significa che questa nuova versione delle opere di Tolkien sia da cestinare, ma credo che qualcosa manchi. Vediamo se il finale di stagione mi farà ricredere.

Federica Crisci

Federica Crisci
Sono laureata Lettere Moderne perché amo la letteratura e la sua capacità di parlare all'essere umano. Sono una docente di scuole superiori e una SEO Copy Writer. Amo raccontare storie e per questo mi piace cimentarmi nella scrittura. Frequento corsi di teatro perché mi piace esplorare le emozioni e provare a comprendere nuovi punti di vista. Mi piace molto il cinema, le serie tv, mangiare in buona compagnia e tante altre cose. Passerei volentieri la vita viaggiando in compagnia di un terranova.

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