“Gli anni incerti. Canzone di fine millennio”: la recensione del libro di Emiliano Dominici

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Gli anni incerti. Canzone di fine millennio è il nuovo romanzo di Emiliano Dominici edito da Effequ.

In Gli anni incerti. Canzone di fine millennio la narrazione inizia con il racconto di tre nascite: Antonella, ormai al suo terzo figlio, si reca all’ospedale di Livorno in tutta calma per dare alla luce Guido; Pinuccia, sotto il controllo di una suora, partorirà Giulia Paola in un istituto religioso di Assisi; Alberta metterà al mondo Jerry strafatta di acidi durante un concerto dei Greatful Dead al Central Park a New York. È il 22 giugno del 1969.

Tre bambini nascono quindi nello stesso giorno in tre luoghi diversi, ma le loro vite future si incroceranno.

L’autore, Emiliano Dominici, racconta le tre esistenze di Jerry, Giulia e Guido, la loro crescita e la loro formazione negli anni trascorsi tra il 1969 e il 2001, decenni di storia mondiale incerta che comprendono eventi importanti: dallo sbarco sulla luna all’attentato di piazza Fontana; dalla lotta operaia alle proteste studentesche e ai mondiali di calcio.

Gli anni incerti. Canzone di fine millennio, la recensione

In questo romanzo il lettore segue passo dopo passo la crescita di tre ragazzi nati nello stesso giorno in tre contesti diversi.

I tre protagonisti si incontreranno per la prima volta nel corso del primo anno della scuola elementare e, nonostante alcune brevi separazioni successive, trascorreranno insieme tutta la vita attraversando la storia politica, sociale, culturale e musicale mondiale e nazionale.

Jerry, Giulia e Guido saranno legati per sempre.

Lo sapete che il litio stabilizza l’umore, no? Lo prendeva anche Kurt Cobain – ma non sembra che gli abbia fatto un grande effetto. Ve la ricordate la canzone? I’m so happy ’cause today I’ve found my friends, they’re in my head. Ecco, voi siete sempre nella mia testa. E provate a indovinare qual è il numero atomico del litio? Il tre. Proprio così, voi siete il mio litio. And I’m not scared, come diceva Kurt. Vi sento vicini, anche da quest’altra parte dell’oceano. I like it, I’m not gonna crack, I miss you, I’m not gonna crack, I love you, I’m not gonna crack.

Il racconto degli eventi, ambientati a Livorno, è appassionante e il lettore non può che affezionarsi ai protagonisti di questo romanzo corale che fa ridere, piangere, inalberare (come succede nelle scene di violenza sulle donne) e, in generale, emozionare.

In alcuni passi il libro mi ha ricordato The Dreamers di Bertolucci e Jules et Jim di François Truffaut, film iconico della nouvelle vague francese (i protagonisti stessi si identificano nei personaggi di quest’ultima pellicola). Ad ogni modo Gli anni incerti. Canzone di fine millennio è un romanzo di formazione dall’impianto classico che risulta coinvolgente e toccante.

I temi toccati dall’autore vanno dal rapporto con Dio e con la fede in generale (nella chimica, nei quadri astrali, nella cultura) all’importanza delle relazioni sociali e amicali; dall’amore romantico alla responsabilità dell’essere genitori.

Quando un genitore mette al mondo un figlio se ne deve assumere la responsabilità. Parlo di una responsabilità morale, perché fare un figlio significa contemporaneamente dargli la vita e condannarlo a morte. Non si chiede di nascere. Lo decide qualcun altro per noi e questa decisione ha un prezzo. Avere un figlio è un atto di egoismo, una gioia e comunque una dipendenza, di ricatto morale.

Gli anni incerti. Canzone di fine millennio è una delle letture più interessanti che ci ha regalato questo strano 2020.

Valeria de Bari

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