Gli italian londoners si raccontano, tra mezze verità, su Influx

italiani a londra
Influx di Luca Vullo. Disponibile su Netflix

Londra: enorme, cosmopolita, multiculturale. Il sogno di molti giovani. Una città dove tutto sembra possibile. Un punto di arrivo per alcuni, un punto di partenza per altri.

Ogni anno giovani e non solo, da ogni parte d’Italia, si trasferiscono nella capitale inglese con un biglietto di solo andata e una valigia colma di speranze e desideri. Ma davvero Londra è come la descrivono molti blog? Davvero è cosi tutto semplice, a portata di mano? Oppure, è solo uno specchietto per le allodole? Forse.

Su Londra ho letto tanto, eppure quando mi sono trasferita ho realizzato che tra scritto e vissuto c’è un gap di cui nessuno si prende la responsabilità di scrivere. Una lacuna che nessuno vuole colmare. Ovviamente ogni esperienza è personale, ma cosa significa veramente essere italiani a Londra?

In Influx, di Luca Vullo, luci e ombre su un fenomeno di massa: l’emigrazione 

Il documentario del 2017, disponibile su Netflix, racchiude pensieri, esperienze e stralci di vita quotidiana testimoniata dagli italiani a Londra. Il docu-film sembra finalmente fare luce su una realtà difficile per noi italiani, quella del fenomeno occupazionale. Una vera e propria spina nel fianco che purtroppo fa ombra su altri aspetti della nostra nazione che all’estero ci invidiano: un livello di vita qualitativamente maggiore, il buon cibo, il sole, il mare, la convivialità e il calore che ci contraddistingue. Insomma un mix di elementi che ci rendono italiani.

Un documentario pro italian londoners. Basta sputare nel piatto dove avete mangiato per anni e anni.

A scrivere questa recensione è qualcuno che a Londra ci ha vissuto. Tra le varie categorie rientro tra quelle che hanno, con questa città, un rapporto di amore/odio. Viverci è stata per me una piccola sfida, che seppur breve, mi ha permesso di acquisire un minimo di obiettività tale da per poter considerare questo documentario, seppur piacevole, un po’ ingiusto e denigratorio verso l’Italia e gli italiani.

Più guardavo e ascoltavo le interviste di coloro che amano definirsi “italian londoners” e più mi ponevo delle domande percependo una nota stonata. Il documentario seppur faccia luce su un dato concreto, grazie alla testimonianza di chi a Londra ci vive da decenni, si contraddistingue per l’approccio anti-Italia.

Non mi riferisco alle testimoniante di coloro che frequentano la St. Peters – i quali ho avuto il piacere di conoscere –  essendo loro una generazione diversa, forse quella che aveva davvero una valida ragione per espatriare. La generazione post guerra. La generazione che ha vissuto il disagio di essere italiano a Londra.

Mi riferisco alla nostra generazione quella che ha bisogno di soddisfare costantemente il desiderio del riscatto sociale. Coloro che hanno bisogno di sopperire al senso di frustrazione. Un bisogno di dimostrare costantemente qualcosa a qualcuno che ha scelto di restare in Italia.

Si badi bene, non critico chi si trasferisce all’estero e chi decide di stabilizzarsi in una nazione diversa, di fare carriera o semplicemente costruirsi una vita fuori dall’Italia. Io stessa sono stata qualche mese via. Quello che critico è il denigrare, all’interno di questo documentario, e far emergere solo il lato negativo di una realtà che tutto sommato tanto schifo non fa, sebbene decisamente difficile.

Critico coloro che sono italiani, ma preferiscono parlare inglese in un documentario italiano, perchè sono Londoners inside, giusto?     

Misunderstanding o no, non tutti vogliono diventare italian londoners.   

Eppure di Vullo ho letto un’intervista, ho ben compreso le sue intenzioni, ma sembra, ad avviso di chi scrive, che il messaggio sia diverso.

Così come ho considerato deludente il senso di fallimento che traspare. In un’intervista una donna dice “se torni in Italia allora sei fallito”. Davvero è questo il messaggio che si vuole trasmettere?

Ho conosciuto tante persone, e gran parte di loro, pur non conoscendosi, hanno sempre espresso lo stesso pensiero: rientrare in Italia. Rimpatriare non è un fallimento. È un capitolo della propria vita. Il fallimento è una condizione psicologica che deriva dalla persona. Il fallimento è non averci nemmeno provato.

italiani a londra

Londra deve essere sempre e comunque un’esperienza positiva perché in un senso o nell’altro ti cambia dentro e quando ritorni non sarai più la stessa di prima. Magari il cambiamento non lo percepisci subito, ma c’è. Perché è una città feroce che ti sbrana, ti spezza per poi lasciarti sola. Ma guai a chiamarlo fallimento perché chi rientra ha tutte le potenzialità per portare un quid pluris, un bagaglio grande quando Londra, in una terra piccola come l’Italia che ha bisogno di giovani intraprendenti pronti a mettersi in gioco lì dove tutto è difficile.

In quanto italiani abbiamo il dovere di essere d’aiuto per gli altri, invogliare a partire, a cambiare aria per qualche tempo, solo così potremmo conoscerci meglio, capire cosa vogliamo e cosa non vogliamo. Imparare da noi stessi, dalle nostre paure, angosce. Affrontare l’irrisolto, mettere un punto e andare avanti. Quindi cara signora, no! Rientrare non è un fallimento, è la possibilità che ci diamo di mettere in atto ciò che abbiamo imparato e provare, nel nostro piccolo, a rendere questa magnifica terra un posto migliore.

Che senso ha fare un documentario dove testimoniano solo – o per la maggior parte – professionisti affermati che sono lì da anni?  

Influx è il documentario sugli italiani a Londra che ce l’hanno fatta. Chiamiamo le cose con il proprio nome. Minuto dopo minuto mi chiedevo dove fossero finiti gli altri, quelli che vivono male. Quelli che pensano ogni giorno di prendere il primo volo e rientrare. Il regista ha ben evitato le realtà scomode che forse sono quelle che potenzialmente distruggono il sogno inglese e fanno riflettere che tutto sommato è il caso di lottare di più in Italia piuttosto che scansarsi e farla affondare.

Decisamente fuori luogo è stata l’intervista di un giovane professionista milanese che ha sapientemente paragonato Milano a Londra. Davvero? Paragonare una città, seppur grande e decisamente moderna rispetto alle altre realtà, con una metropoli come quella inglese è talmente stupido che ogni volta che mi soffermo a pensarci mi viene da ridere. Un confronto in cui l’Italia perde in partenza. Non per i servizi che offre anzi, sicuramente è una delle città più all’avanguardia e dinamiche d’Italia, ma perché a volte si dimentica che, alla base della nostra vita, senza distinzione alcuna tra nord e sud, c’è una cultura che è profondamente diversa da quella inglese. Non importa da quale parte di Italia vieni, la cultura italiana coinvolge ogni aspetto della nostra quotidianità e ci caratterizza in ogni cosa che facciamo, anche nei servizi che offriamo.

Londra non è l’Inghilterra.

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Londra

C’è da dire tuttavia che ho apprezzato l’intervista di Simonetta Agnello Hornby, scrittrice e avvocato, quando sottolinea che Londra non è l’Inghilterra. 

La mia esperienza si è fermata a Londra, anche se ho avuto modo di vedere, seppur per pochissimi giorni, piccole città fuori dal greater London. E sì, l’aria che si respira è decisamente diversa, più tranquilla, meno affollata e più a portata d’uomo. Così, mentre un londinese vive con l’agenda alla mano sempre e comunque, al di fuori i ritmi sono più pacati e meno caotici.  Forse, tutto sommato se si ha il desiderio di vivere in UK bisognerebbe puntare al di fuori di Londra.

In conclusione

Le terre inglesi, quelle di Shakespeare, Jane Austen, Elisabeth Bennet sono da sempre la mia passione. Amo l’accento inglese, camminare con il naso per aria e guardare gli altissimi palazzi. Ma l’Italia è l’Italia ed io la mia terra la amo con tutte le sue difficoltà. A Londra ho vissuto esperienze che in Italia forse potevo solo immaginare, ma non reputo giusto parlar male della propria terra. Ne fingersi italian londoners parlando inglese in un documentario italiano. Influx è un documentario che perde in termini di potenzialità. Poteva davvero diventare una bella testimonianza ed invece si è ridotto, per la maggior parte del tempo, ad un evidenziare in maniera costante delle cose che non vanno in Italia.

Consigli in pillole per chi vuole trasferirsi

italiani a londra
Londra
  1. Se siete donne, ci sono gruppi come amiche italiane in UK (personalmente mi hanno aiutato molto, soprattutto nella prima fase).
  2. C’è la St. Peter Italian Church, a Farrigdon. Qui mi sono sentita a casa fin da subito, non solo le persone sono accoglienti, ma ogni mese organizzano cene, incontri e tanti altri eventi per trascorrere del tempo insieme.
  3. La St. Peter organizza il progetto “Benvenuto a Bordo”. Degli esperti vi aiuteranno nei primi tempi quando avrete bisogno di fare il NIN, trovare casa, aprire un conto, e tante altre indicazioni per evitare di essere truffati.
  4. Diffidate dalle agenzie che si propongono sui gruppi e cercate di vedere casa dal vivo.
  5. I trasporti sono molto cari, quindi valutate se conviene prendere una stanza lontano o vicino il lavoro.

Angela Patalano

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