“Crudelia”: oltre la cattiveria c’è di più

Crudelia-recensione

Crudelia – Cruella nella versione inglese – è l’ultimo della lunga lista di film Disney che riprendono i personaggi ormai iconici della casa di produzione per dare loro nuova vita. 

Questa resurrezione avviene in diversi modi: si può riprendere fedelmente la storia (come nel caso del Re Leone), modificarne delle parti per adattarle al contesto (e soprattutto al dibattito) contemporaneo (basti pensare al personaggio di Jasmine in Aladdin) oppure creare delle vere e proprie rivisitazioni (Mulan). In quest’ultimo filone potrebbero rientrare anche quei titoli in cui viene esplorata la storia degli iconici cattivi del mondo Disney. È stato fatto con Maleficent e capita ora con Crudelia.

Questa operazione ha molto a che fare con il cambiamento culturale dei nostri tempi che vede nel ragionamento per assoluti un limite e una rigidità poco funzionale alla vita di tutti i giorni.  

Crudelia: la trama

Il lungometraggio racconta la storia di Estella (Emma Stone), una giovane ragazza dai capelli bicolore (bianchi e neri) che trova molta difficoltà a omologarsi a livello sociale. Coltiva da sempre la passione per la moda e il suo grande sogno è quello di aprire una maison tutta sua. Purtroppo, la precoce morte della madre a causa di un incidente di cui Estella si sente responsabile la costringe a vivere come una senzatetto a Londra in compagnia di altri due bambini orfani: Gaspare e Orazio. Ma la giovane non ha assolutamente intenzione di rinunciare ai suoi desideri e presto riuscirà a farsi strada nel mondo della moda entrando in contatto con la Baronessa von Hellman(Emma Thompson), la più grande stilista della città. Sarà proprio il legame con questa donna a dare vita a Crudelia De’Mon. 

In un vortice fatto di creazioni mozzafiato, sabotaggi, travestimenti e colpi di scena, Estella/Cruella deve fare i conti con la propria natura e la sua origine. 

Crudelia in versione punk

Quel che salta subito all’occhio (e all’orecchio) dello spettatore è l’atmosfera punk della Londra degli anni ’70 (mentre la versione Disney è ambientata circa un decennio prima). La moda rivoluzionaria dell’epoca è incarnata proprio dagli outfit mozzafiato creati da Estella, mentre la colonna sonora si fa protagonista con capolavori rock e punk dei Queen, dei Doors e dei Clash. A questi si aggiunge una canzone originale eseguita dai Florence and the Machine che si intitola Call me Cruella, in cui è possibile riconoscere nelle note iniziali un omaggio al classico brano Disney. Una menzione particolare va ai Måneskin che hanno partecipato alla colonna sonora italiana del film realizzando una cover del brano I Wanna Be Your Dog dei The Stooges. Due membri della band, Victoria e Damiano, hanno inoltre prestato la loro voce ad alcuni personaggi per il doppiaggio italiano.

Crudelia come film

Crudelia è un bel film. Dal punto di vista della storia, della scenografia e anche delle interpretazioni. C’è Emma Stone che dona alla sua protagonista la giusta dose di inquietudine e ambiguità riuscendo a rendere bene la natura doppia della protagonista (divisa tra la buona Estella e la cattiva Cruella). Buona anche l’interpretazione di Emma Thompson e di tutto il cast che gira intorno alle due donne. 

È vero che per certi aspetti ricorderà Il diavolo veste Prada, ma dai temi è palese che si tratti di un film Disney. Innanzitutto abbiamo il personaggio principale impegnato nella realizzazione del proprio obiettivo che la porterà anche a scoprire meglio se stessa e le proprie origini. Si percepisce in maniera molto forte anche la tematica del doppio che si realizza non solo nel rapporto tra Estella e la Baronessa, ma anche dentro la protagonista. In entrambi i casi si potrebbe parlare di due facce della stessa moneta. Non resta che provare a lanciarla in alto per vedere se uscirà testa o croce e decretare così la vincitrice. E se non è difficile capire chi la spunterà tra antagonista e protagonista, il dubbio può sorgere quando parliamo di Estella e Cruella. Quale delle due personalità è più vera dell’altra?

E il punto del film è proprio quello: non è possibile scegliere. Bisogna accettare la moneta così com’è. 

Non manca il tema dei legami familiari: quelli di sangue o quelli che si creano nel tempo? Be’, la risposta è ovviamente legata alla vita di ciascuno di noi, ma è chiaro che “famiglia” sia solo e soltanto quell’entità in cui ci si sente accolti e amati per ciò che si è. 

Sono ancora ammessi i cattivi nelle storie?

E arriviamo ora a quella che è la riflessione più importante che il film porta a fare. 

Bianco e nero, da sempre simboli di luce e ombra, di bontà e di cattiveria, convivono nella chioma di Emma Stone e nel suo personaggio che è tra i più spaventosi che la Disney abbia mai creato. A parte il geniale nomen omen (Crudelia De Mon: semplice ma veramente potente) purtroppo perduto nella versione cinematografica italiana (che poi perché? Sembra forse irrealistico che una persona si possa chiamare Crudelia? Ma non nasce da un nomignolo che la madre le affibbia?), si tratta di una donna ricca e priva di scrupoli che vuole uccidere cuccioli per farne delle pellicce. Nel film La carica dei 101 non ci si preoccupa di dare spessore a questa “cattiva” perché serve un’antagonista che sia malvagia. Punto. Neanche nei film con protagonista Glenn Close ci si è posti il problema. Crudelia è così. È l’incarnazione del male da sconfiggere, l’ombra, il nero. Con questo film, ci appare più umana ma soprattutto… buona. 

Questa nuova lettura (già adoperata con Malefica nel film con protagonista Angelina Jolie) fa parte di una tendenza tutta contemporanea in cui i cattivi non possono essere semplicemente cattivi perché sarebbe poco realistico (e anche educativo) credere che una persona abbia solo una sfumatura. Quest’idea binaria dell’esistenza, che si è radicata nel tempo e ha alle spalle una narrativa illustre (che risale addirittura alle fiabe), ha una matrice culturale, non naturalistica. Oggi si propende per la comprensione e per l’immedesimazione soprattutto nelle pellicole Disney. Ci sono personaggi che compiono scelte discutibili, ma sono sempre motivate e dettate da una coscienza in divenire e profondamente contrastata. Gli antagonisti non sono più dei semplici “tipi”, ma sempre più spesso hanno un approfondimento psicologico prima riservato solo ai protagonisti. 

Ma allora perché fino a questo momento ragionavamo secondo un sistema binario? È semplice: fa parte della nostra natura di esseri umani. Per noi, categorizzare e classificare le cose in “bene” o in “male”  è istintivo. Ci serve per sopravvivere e tutto ciò che si discosta dall’ordinario può essere minaccioso perché potrebbe metterci in pericolo. D’altra parte, se una cosa è nuova, non è stata testata a differenza del vecchio. Noi siamo a livello istintivo ancora ciò che eravamo nella Preistoria e quindi è normale provare emozioni semplici e assolute. L’evoluzione della nostra storia riguarda la cultura e la ragione. E l’evoluzione è aperta, è novità. Ragionare per dicotomie è naturale, ma non significa che debba essere vincolante. Si può cambiare, in alcuni casi si dovrebbe proprio farlo. 

Difenderci dal male è il nostro obiettivo evolutivo. Anzi, è l’obiettivo evolutivo di qualsiasi specie. Ecco perché le narrazioni orali diffuse prima ancora della scrittura ci propongono questo scontro secolare tra ciò che è buono e ciò che è cattivo. Ora tocca abituarsi alla maggior complessità con cui facciamo i conti nella realtà quotidiana. 

La Disney saprà rinunciare ai suoi villans?

La Disney è stata per anni specchio delle costruzioni sociali e della loro evoluzione. Non è affatto un caso che sia proprio questa casa di produzione a portare avanti un discorso ideologico simile.

Sarà un’azione di marketing o la volontà di voler davvero cambiare indirizzo culturale? È probabile che anche qui siamo di fronte a due facce di una stessa moneta. D’altronde, gli ideali devono fare i conti con il mondo capitalista in cui viviamo. Pensare che le lotte ideologiche siano slegate dal contesto economico è un’illusione pericolosa da concedersi. 

D’altra parte la Disney è particolarmente attenta al politically correct: i suoi protagonisti non possono fumare (Crudelia ha dovuto fare a meno della sua iconica sigaretta) e decisamente non possono uccidere poveri cani per ricavare pellicce! Da questo punto di vita “la riabilitazione” di Crudelia sembra una scelta quasi obbligata.

Tuttavia, bisogna notare una cosa: è vero che con questo film viene riscritto del tutto il personaggio di Crudelia De’Mon, ma questo non significa che non sia presente una cattiva ancora più spietata di lei (se possibile). Un po’ come Re Stefano in Maleficent, anche in questo lungometraggio abbiamo l’antagonista priva di scrupoli. Si tratta della Baronessa. In questo personaggio possiamo anche leggere un altro “tipo”: la donna in carriera che assume tutti gli atteggiamenti spregiudicati dell’imprenditore di successo.

Ci è piaciuto Cruella?

A questo punto non resta che chiedersi: ci piace questa nuova versione di Crudelia? Decisamente sì. È un film che mira ad avere una protagonista ben costruita, più sfaccettata e interessante. Tuttavia, è un’altra cosa dalla Crudelia con cui siamo cresciuti. Più come se si trattasse di una fonte di ispirazione che di un vero e proprio prequel. Anche perché, se così fosse, oltre alle tante incongruenze, rimarremmo ancora con l’interrogativo di come il suo personaggio arrivi a quel livello di malvagità tale da non far trasparire più alcun fondo di umanità.

Dove è possibile vedere Crudelia?

A meno che non riusciate a trovare un cinema all’aperto che riproponga le pellicole della passata stagione, potete vedere il film di Crudelia su DisneyPlus tramite l’accesso VIP.

Federica Crisci e Francesca Papa

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