The Doors. Compie 54 anni l’album di debutto dei Doors

The Doors Album The Doors 1967

È il 4 gennaio 1967, siamo nel pieno della guerra in Vietnam, i giovani americani manifestano e protestano a ritmo di sesso, droga e rock’n’roll, e lo fanno per davvero, prima degli stereotipi e della globalizzazione della controcultura.

È il 4 gennaio 1967 dicevamo, e la Elektra Records, piccola etichetta da poco affacciatasi sulla scena del pop-rock, lancia The Doors, album di debutto dell’omonimo gruppo.

Considerato uno dei migliori album rock di tutti i tempi, un fondamento per la cultura psichedelica, inserito in tutte le più importanti classifiche musicali, l’album include alcune delle canzoni più famose dei Doors ed è il perfetto manifesto del suo leader, Jim Morrison, il Re Lucertola, l’uomo degli eccessi dall’immensa cultura letteraria, colui che con la sua breve vita e la sua tragica e plateale morte in una vasca da bagno di un albergo parigino, incarna l’idealtipo della rockstar.

TRACK LISTING ALBUM ORIGINALE

Lato A

1. Break on Through (To the Other Side)

2. Soul Kitchen

3. The Crystal Ship

4. Twentieth Century Fox

5. Alabama Song

6. Light My Fire

Lato B

1. Back Door Man

2. I Looked at You

3. End of the Night

4. Take It as It Comes

5. The End

Si inizia con Break On Through, sonorità jazz e un testo di rottura, amore, sesso e perdita del controllo, temi sublimati nella celeberrima Light My Fire, una fusione di jazz e rock psichedelico, di cui sono state fatte innumerevoli cover, tra cui Dammi Fuoco, di Nicola Di Bari “dammi fuoco e brucerò, dammi amore e t’amerò”, ok non rido.

Troviamo The Crystal Ship, dove ci si consola per la fine di un amore con una nave di cristallo appunto -vogliamo chiamarla eroina?- e un migliaio di ragazze.

E tra reinterpretazioni di brani esistenti, testi colmi di simbologia e provocazioni, la musica ci porta al culmine del disco, l’agognata fine.

The End è forse uno dei brani più controversi e acclamati della band.

Sviluppatasi nel corso di alcuni mesi grazie ad alcune esibizioni live in cui Jim ogni volta modificava o aggiungeva una nuova strofa, venne registrata nell’agosto del ’67 e inserita nell’album.

Concepita inizialmente come un addio a una ragazza, arriva a rappresentare un presagio apocalittico.

La musica richiama le melodie orientali, il testo è delirante, profetico, i contenuti volontariamente blasfemi. Le allegorie del serpente e del pullman blu sono un richiamo alla guerra e alla morte narrata nell’immaginario del complesso di Edipo: “..Father, yes son, I want to kill you/ Mother.. I want to..

Undici minuti che ci accompagnano attraverso riferimenti letterali classici e moderni fino alla fine, la vecchia amica che libera dall’angoscia e dalla disperazione.

Ebbene, si potrebbe dire, senza scomodare gli stereotipi di cui sopra, che il resto è storia.

Maria Gabriele

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