Così “Il Re Leone” ci ha insegnato a crescere

il re leone il cerchio della vita

Il Re Leone, il cerchio della vita, Hakuna Matata, “ricordati chi sei”: film, canzoni, motti, che ci accompagnano da 25 anni.

Ci sono generazioni intere che sono cresciute con Il Re Leone. Anche chi non ne è appassionato, conosce approssimativamente la vicenda di Simba. E tutti, almeno una volta, ci siamo emozionati sentendo Ivana Spagna cantare Il cerchio della vita. Eppure, quando è uscito il live action al cinema lo scorso 21 agosto, le sale si sono riempite come se si trattasse di qualcosa mai visto prima. Si è parlato di incassi da record (quasi 3 milioni di euro soltanto il primo giorno) che entrano in competizione con quelli ottenuti per l’uscita di Avengers: Endgame.

Se un film già uscito fa questi numeri non può essere solo la curiosità di vederlo trasformato in live action. Non spiega il perché della ressa nel primo week-end di programmazione. La verità è che la storia de Il Re leone è un grande classico e, come tale, si può vedere e rivedere, ma non smette mai di dirti qualcosa (per parafrasare il caro Calvino). Inoltre, parla a persone di tutte le età.

Io sono una di quelle che da bambina ha usurato la cassetta a forza di vederla. Ho anche costretto mio nonno a guardarlo con me e l’ho portato ad appassionarsi, lui che non gradiva i film d’animazione. Poi, crescendo, ho perso di vista questa storia. Sono corsa al cinema il giorno stesso dell’uscita più per il valore affettivo che non per amore della vicenda. E invece sono stata travolta. Non solo perché ho riconosciuto tanti temi che mi sono cari i e in cui mi riconosco, ma perché mi sono resa conto che è una grande lezione di vita.

Il Re Leone, amore a seconda vista

Ribadisco: Il Re leone è un classico e lo dimostra il fatto che si rifaccia a grandi classici.

Come non vedere in Simba un moderno Amleto che deve fare i conti con lo zio fratricida e usurpatore del trono? Ma c’è anche chi ha visto nelle dinamiche del film (a buona ragione) il mito egizio della morte di Osiride. Inoltre, Il Re leone è a tutti gli effetti un racconto di formazione grazie al quale assistiamo all’evoluzione del protagonista che finisce per riconoscere e assumere il suo ruolo nel cerchio della vita. Cosa che facciamo tutti noi nel corso della nostra esistenza, consapevolmente o meno.

Ed è proprio sul percorso di Simba che mi vorrei soffermare perché è quello che più mi ha fatto riflettere mentre guardavo il film. Nel modo in cui il leoncino affronta la sua crescita si scontrano stili e filosofie di vita in cui tutti possiamo identificarci.

Inizialmente, Simba cresce avendo un’idea ben precisa di ciò che diventerà. Accade nell’infanzia di pensare ai ruoli che ricopriremo quando saremo grandi in maniera idealista, ferma, priva di contraddizioni. Non vediamo l’ora di essere riconosciuti come adulti (non di vederci come tali, perché tutti da bambini pensano di essere maturi abbastanza da capire… e invece sappiamo così poco!).

Poi si verifica il trauma e la vita che conoscevamo cambia radicalmente. Spariscono le certezze, si perdono le aspirazioni.

Per Simba è la morte del padre (scena veramente spettacolare, carica di emotività e di tensione). Mufasa non solo incarna il genitore che tutti vorremo avere in cui convivono armoniosamente qualità opposte – è tenero e severo, saggio e giocherellone allo stesso tempo -, ma è anche il punto di riferimento del suo cucciolo, quello che gli ha sempre ricordato chi è. Arriva sempre nella vita il momento in cui perdiamo queste sicurezze. In cui rispondere alla domanda “chi sei?” diventa più difficile che correre una maratona senza aver fatto un giorno di allenamento adeguato. Nella confusione del momento, ciò che rende tutto peggiore è il senso di colpa.

Poche cose riescono a distruggere l’autostima personale e il senso di auto-efficacia come la colpa. Tanto più grande è, tanto più deleteri saranno gli effetti sulla persona e sulla sua forza di affermarsi nella vita. È un’emozione che si insinua nella nostra mente in maniera più o meno silenziosa e che corrode progressivamente qualsiasi pensiero positivo su noi stessi. Serve una gran bella dose di consapevolezza per riconoscerla e per affrontarla. La maggior parte delle volte si finisce per cercare di ignorarla, vivendo alla giornata.

Ed è qui che arriva il famosissimo motto: Hakuna Matata… che è il carpe diem dei giorni nostri!

Il vivere senza pensieri è un concetto tanto bello quanto pericoloso. Perché quando ci si concentra solo su se stessi, bisogna stare attenti a non calpestare ciò che si ha intorno. Ancora una volta, Calvino ha detto tutto con questa frase (iper-citata):

Prendete la vita con leggerezza, che leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore.

Va bene godersi le cose belle che l’esistenza ci regala. È ottimo saper essere presenti al momento senza lasciarsi distrarre dai pensieri negativi o da ansie che spesso finiscono per alimentarsi di loro stesse e ci impediscono di agire. L’idea di fare tutto ciò che ci rende felici o che ci diverte è ammaliante e deve guidare le nostre azioni. Ma in maniera responsabile.

Simba si distacca dal suo passato, spingendolo in un angolo della sua memoria. Non ne parla e sopravvive grazie all’amicizia di Timon e Pumba e alla loro filosofia della linea retta. Ed è sicuramente l’unica scelta possibile per lui in quel momento.

il re leone il cerchio della vita

Ma noi non siamo soli al mondo. Siamo parte di qualcosa di più grande: il cerchio della vita.

Non siamo soli a livello sociale e non lo siamo neanche per scelta. Non siamo fatti solo d’istinto, ma anche di emotività e di raziocinio. E questo comporta delle responsabilità. Non possiamo sempre vivere senza preoccuparci di ciò che stiamo facendo, di dove stiamo andando. Non possiamo vivere senza sapere chi siamo. E questi pensieri, anche se sono profondi, anche se sono difficili, non devono essere motivo di angoscia o di pesantezza. Sono ciò a cui siamo chiamati quando veniamo al mondo.

Simba lo capisce grazie al ritorno dell’amica d’infanzia (poi fidanzata) Nala e di Rafiki che gli mostra lo spirito del padre. Guide, consiglieri, bastoni sui quali appoggiarsi. Ma alla fine sarà Simba a dover affrontare Scar e sarà Simba, da solo, a dover trovare la forza e il coraggio di diventare ciò che è.

Dal passato puoi scappare o imparare qualcosa.

Così recita una battuta di Rafiki che non è arrivata nel live action (l’ho scritta a memoria, se è imprecisa, perdonatemi!). È una massima di vita. Ci rimproverano spesso che non si può vivere nel passato, ed è vero. Ma è solo dal passato che possiamo partire per andare incontro al nostro futuro. È solo ricordando ciò che eravamo e comprendendo ciò che siamo che abbiamo la speranza di arrivare a trovare il nostro posto nel mondo e a realizzare noi stessi. E poi sì, si può godere della bellezza della vita, con leggerezza, con la consapevolezza di essere di nuovo a casa.

Alla fine de Il Re leone, il cerchio della vita si compie: si finisce da dove si è iniziato.

Simba è il re. Ha assunto il ruolo che sognava da bambino, ma ora sa bene che “crescere” non significa identificarsi con una mansione, ma essere in armonia con il mondo. E questo non può succedere se prima non si è capito (o ricordato) chi si è. Insieme a Nala dà il benvenuto alla sua cucciola (sì, è femmina, si chiama Kiara, come sa chi ha visto Il Re leone 2) e tutto ci è familiare, ma allo stesso tempo diverso. Perché questi siamo noi, questa è la nostra esistenza. Un cerchio, una figura ridondante, ma perfetta in tutti i suoi punti. Ogni momento è solo un passaggio. Ogni cosa nasce, cresce, muore, si rinnova.

Guardare Il Re leone significa crescere. Le grandi opere d’arte sono questo.

Un’ultima nota riguarda i ruoli femminili che nelle trasposizioni contemporanee stanno acquistando sempre più importanza e significato, come già si è visto per la Jasmine di Aladdin. Nala è fondamentale nel percorso di consapevolezza di Simba. Per lei la responsabilità non è mai venuta meno perché non si è potuta allontanare dal suo trauma (il cambiamento di reggenza, la perdita di Simba), ma ha dovuto imparare a superarlo, convivendoci. Vedere delle donne così potenti sullo schermo è un importante messaggio culturale e sociale che è necessario mostrare. Anche in questo è importante crescere ed è giusto che l’arte ci indichi la direzione.

Federica Crisci

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