“Donne, vi insegno come si seduce un uomo”, recensione del film con Tony Curtis

Donne, v'insegno come sedurre gli uomini

Regia: Richard Quine
Genere: Sentimentale
Anno:1964
Cast: Lauren Bacall, Tony Curtis, Mel Ferrer, Henry Fonda, Edward Everett Horton, Frank Jeffries, Leslie Parrish, Natalie Wood
Paese: USA
Durata:115 min

TRAMA

Bob Weston (Tony Curtis), giornalista scandalistico, vuole intervistare la psichiatra Helen Gurley Brown (Natalie Wood), autrice di un libro sul comportamento sessuale delle donne. A questo scopo, si appropria del nome e delle sfortunate esperienze matrimoniali di un suo amico, Frank, e si presenta alla dottoressa come paziente. Alla fine il giornalista, oltre all’intervista, ottiene anche l’amore della bella dottoressa.

Prima di Sex and the City e di Mad Men c’era Sex and the single Girl

Nato dalla trasposizione cinematografica del bestseller “Sex and the single Girl” (Donne, v’insegno come sedurre gli uomini) pubblicato nel 1962, – per il quale la Warner Bros ha acquistato i diritti per un valore di ben $200.000 – il film è diretto da Richard Quine e non ha nulla a che vedere con il libro da cui è tratto, se non per il titolo. Infatti, la sceneggiatura – firmata Joseph Heller e David R. Schwartz – da vita ad una pellicola che rappresenta un’opera a sé dove i dialoghi risultano essere un po’ sconnessi, veloci e senza una vera ratio ma che tuttavia divertono lo spettatore senza alcuna pretesa.

La nascita della Sexy Comedy e gli stereotipi da seguire

Sex and single Girl rappresenta un esempio di un genere molto specifico, la “Sexy Comedy” o “Commedia Sessuale” che nacque tra la fine degli anni ’50 e l’inizio degli anni ’60. Tuttavia, per il codice di produzione ancora in vigore al tempo, i personaggi principali non fanno sesso fino a quando non si sono sposati e assumono false identità. Quest’ultimo aspetto diventa parte integrante della trama. Su questo filone ricordiamo che tra i vari film più vicini alla nostra generazione, anche L’importanza di chiamarsi Ernest, segue alcune linee della Sexy Comedy, come ad esempio la falsa identità.

Tornando agli anni ’60, il film pur rientrando in questo nuovo genere non possiamo considerarlo il non plus ultra delle commedie sessuali, titolo che spetta a Pillow Talk (1959) con Rock Hudson e Doris Day. Infatti, in Donne, vi insegno come si seduce un uomo il regista tenta il colpo calando la sceneggiatura nella sexy comedy, in realtà la pellicola finisce per diventare una vera e propria parodia sul cinema del tempo che vedeva ruoli femminili che oscillavano tra l’indipendenza finanziaria e la loro liberazione sessuale. La commedia spinge molto sulla figura femminile portando in scena due riflessi di donna: l’una soffocata dal perbenismo del tempo, l’altra in lotta per l’emancipazione al fine di far crollare le restrizioni e i tabù spingendo per il riconoscimento collettivo del desiderio.

Il risultato finale? Scene divertenti, una regia poco riuscita ed un latente isterismo in una recitazione spesso portata all’estremo.

Gli anni ’60 dalla sexy comedy al concetto femminile nel cinema: il ruolo della donna esibizionista ed erotica

Quando parliamo del ruolo della donna nel cinema degli anni ’60 ci troviamo di fronte ad un ritorno dell’essere femminile, archetipica, dissoluta e sensuale, abbracciando talvolta le concezioni di donna-bambina (pensiamo alla segretaria) che si concede alle attenzioni dell’uomo; dall’altro lato assistiamo ad una donna determinata, matura, consapevole di ciò che fa, portando sullo schermo un tema e un’immagine molto trasgressivi per l’epoca.
Seppur molte pellicole del tempo mostrano questa ambivalenza della donna, il tentativo di rendere la donna indipendente, come invece appare qualche anno più tardi con A piedi nudi nel parco, fallisce miseramente mostrando una donna che si lascia influenzare dal nuovo paziente.

Donne, v’insegno come sedurre gli uomini diventa un vero e proprio trampolino di lancio per Natalie Wood e Helen Gurley Brown

Il film, per il genere e la storia da cui è tratto, ha rappresentato un cambio di passo sia per Natalie Wood come attrice, sia per la scrittrice del libro Helen Gurley Brown. Per la Wood, in Donne, v’insegno come sedurre gli uomini, è stato il suo primo ruolo comico da adulta, ed il secondo di tre film che ha realizzato con Tony Curtis: Kings Go Forth (1958) e The Great Race (1965) .

Anche per l’autrice di Sex and the single Girl, Helen Gurley Brown, assistiamo ad un passo avanti nella sua carriera di psicoanalista.  Nel 1965, poco dopo l’uscita del film, Gurley Brown ottenne il lavoro di caporedattrice di Cosmopolitan e ciò la trasformò in una delle principali riviste femminili. Infatti, prima di Carry Bradshaw c’era la dottoressa Helen Brown a comunicare l’arte del sesso e della seduzione alle giovani donne del tempo.

Ma cosa succede quando la teoria non coincide con la pratica? Il risultato è una ovvia applicazione pratica del tutto fallace. Con un Tony Curtis che, sospettando della non illibatezza della giovane donna, cercherà di scoprire, menzogna dopo menzogna, se la dottoressa stia solo usando la sua posizione per sublimare le sue frustrazioni sessuali o se, secondo la convinzione del tempo, abbia l’esperienza concreta per raccontare i piaceri del sesso.

Nell’epoca del cambiamento Quine celebra in versione parodia la verginità prematrimoniale

Di Pinket – screenshot catturato da me, Copyrighted, https://it.wikipedia.org/w/index.php?curid=5558599

Il film, pur partendo con una buona marcia, si perde in una recitazione nevrotica quando entra in scena la dottoressa Brown e il suo isterismo legato alla pubblicazione su di una rivista scientifica del suo stato di ventitreenne vergine. Solo successivamente lo spettatore si rende conto che la pellicola in realtà è un continuo scimmiottare sia la psicoanalisi del tempo sia quella voglia di indipendenza e riscatto sessuale oltre che lavorativo su cui le donne del tempo spingevano, ma anche e soprattutto l’esigenza del tempo di accaparrarsi una Donna-Giovane-e-Vergine. Più che una parodia sul genere, parliamo di una parodia sul dato reale del tempo. Uomini – che Dio non voglia! – attenti all’illibatezza della loro futura consorte ma che poi desideravano le segretarie nei propri uffici.

Il nonsense di questa stramba sexy comedy

Il film è indubbiamente “divertente” grazie a qualche scena storica, come quando Bob Weston finge un tentativo di suicidio, solo per avere Gurley Brown che lo salva dall’annegamento o quando assistiamo all’inseguimento in macchina lungo ben dieci minuti alla fine del film. O ancora quando si susseguono le signore Broderick nello studio della dottoressa. Insomma, c’è da divertirsi senza molte pretese. Tuttavia, ad oggi quelle idee e quegli stereotipi sulle donne sono irrimediabilmente datati e l’aspetto comico spesso cade in una commedia senza senso dove i dialoghi e le scene sono messe un po’ a caso.

Tony Curtis pur essendo un attore affascinante e divertente, non riesce ad eguagliare la comicità di A qualcuno piace caldo e Operazione sottoveste. 

Il nonsense di questa sexy comedy un po’ datata e spesso sconnessa va in qualche modo a svilire la vera Helen Gurley Brown portata sullo schermo come una giovanissima dottoressa un po’ superficiale, isterica e confusionaria. Mi chiedo come si sia sentita la vera Helen Gurley Brown riguardo al film. Immagino che fosse probabilmente eccitata dal fatto che un’attrice come Natalie Wood la interpretasse, peccato che la sceneggiatura abbia costruito una dottoressa che esiste solo sulla pellicola.

Il Cinema richiama il Cinema

Da non perdere assolutamente è un Tony Curtis in vestaglia ed è subito  A qualcuno piace caldo  (1962) con i costanti richiami a Jack Lemmon, ma non dimentichiamo anche di Cary Grant in  Bringing up baby (1938) che in Italia viene tradotto con un insulso e sconnesso Susanna!

In Conclusione

La commedia è divertente ed alterna con sapienza la parodia alla satira, tuttavia non posso esimermi dal definirla a tratti grossolana e un po’ stupida. Non tutte le scene eccellono ma alcune sono decisamente più divertenti di altre. L’accoppiata Tony Curtis e Natalie Wood funziona sullo schermo anche se a volte alcune battute ed espressioni ricalcano eccessivamente stereotipi visti e rivisti. Ovviamente la pellicola non vuole assurgere a grande Manifesto sul sesso e seduzione ma vuole scimmiottare l’inversione di marcia a cui il cinema del tempo stava assistendo. La riuscita è segnata dal successo al botteghino diventando uno dei 20 film di maggior incasso del 1964 incassando ben 8 milioni di dollari.

Curiosità

Secondo Suzanne Finstad che ha studiato il contratto di Natalie Wood per Sex and the Single Girl sembrerebbe che l’attrice oltre ad essere pagata $ 160.000 per il suo ruolo, ha stabilito il colore del telefono nel suo camerino. Ha richiesto bocchini per sigarette bianchi da un negozio a Londra, uno speciale olio di gardenia disponibile al Cairo e ha stipulato giorni liberi durante il suo periodo mestruale.

Tre motivi per guardarlo

  1. Per gli occhi di Tony Curtis e il suo intramontabile fascino;
  2. Per la comicità senza senso che caratterizza il film, ma che in fondo diverte;
  3. Per gli outfit di Natalie Wood che fanno invidia a Audrey Hepburn.

Quando vedere il film?

Con amici o in coppia, o anche da soli perché no? Magari con del buon vino e tante patatine, ma soprattutto guardatelo quando vi sentite un po’ tristi.

Angela Patalano

Sulla carta sono laureata in Giurisprudenza ma la mia passione più grande è il Cinema e il mondo dell'entertainment in generale. Essenzialmente curiosa ed empatica. Goffa quasi alla Bridget Jones e tanto Geek.

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