“Le magnifiche ribelli”: le storie coraggiose delle anarchiche russe

Le magnifiche ribelli

Nell’anno del centenario della rivoluzione russa, un viaggio affascinante tra le donne rivoluzionarie che avevano creduto nel sogno di uguaglianza

Non sono stati solo gli uomini i protagonisti della rivoluzione russa del 1917: quella rivolta prese forma anche grazie alla passione e all’idealismo di tante donne, anarchiche russe che però la storia, come spesso accade, ha quasi del tutto dimenticato.

. “Le magnifiche ribelli: 1917 – 1921” di Lorenzo Pezzica, edito da Eleuthera ci racconta la storia di alcune di queste donne coraggiose. Hanno rinunciato alla propria libertà e spesso che hanno perso la vita, per seguire un ideale rivoluzionario che, almeno agli inizi, sembrava voler liberare le donne dalla schiavitù sociale che le opprimeva da sempre.

Ma proprio le donne furono le prime ad essere tradite dalla rivoluzione e, con grande lucidità, molte delle donne che ci vengono raccontate in “Le magnifiche ribelli” sono anche tra le prime ad essersi accorte che la rivoluzione non avrebbe liberato il paese, ma anzi l’avrebbe stretto  in una morsa di terrore.

Sono anarchiche, ribelle, socialiste, bolsceviche dissidenti, rivoluzionarie d’ogni tipo che hanno la capacità di pensare e agire per la rivoluzione senza perdere di vista l’esigenza della lotta per l’emancipazione femminile: donne coscienti della loro alterità e per questo costrette a un percorso tortuoso contro tutto e contro tutti

La rivoluzione e il femminismo

Aleksandra Kollontaj è stata una rivoluzionaria tra le prime teoriche del femminismo sovietico. Giornalista, ha scritto diversi articoli dedicati al tema dell’emancipazione della donna, che avrebbe dovuto toccare anche la morale sessuale e sentimentale. Articoli che fecero grande scalpore, ma che non piacquero a Lenin. Definì la sua visione dell’amore come “la teoria del bicchiere d’acqua”, per criticare la proposta di sesso senza complicazioni.

Aleksandra Kollontaj - congresso 1910Basta vederla ritratta in questa foto del Congresso Socialdemocratico del 1910 per capire che non aveva certo paura di far sentire la propria voce in un mondo di uomini. Diventerà poi la prima donna della storia a rivestire l’incarico di ministro, e poi sarà ambasciatrice in diversi paesi europei. Avrà sempre un rapporto strano con il potere, ma riuscirà a crearsi un suo spazio e a fare da apripista ad altre donne.

Emma Goldman, la “voce” di quegli anni

Nella storia di quegli anni rivoluzionari, un ruolo centrale fu quello rivestito da Emma Goldman. Di origini lituane, a soli quindici anni emigrò negli Stati Uniti d’America e ha rappresentato un’intellettuale di importanza per il movimento anarchico statunitense nei primi decenni del Novecento. Quando ebbe notizia della rivoluzione russa, tornò nel suo paese, cercò di capire quello che stava succedendo. Subito comprese la deriva autoritaria che stava prendendo il movimento. Ebbe un colloquio con Lenin e si convinse che la rivoluzione era sbagliata. Iniziò così la sua denuncia al mondo.

Instancabile, raccontò in numerosi scritti quello che stava accadendo nei paesi sovietici, dando voce a chi non ne aveva. In particolare alle tante donne che furono deportate in Siberia, torturate, costrette ad espatriare. C’era una rete di contatti che funzionava e Emma Goldman si fece portavoce di tante storie. In Italia dovremo aspettare il 1981 per vedere pubblicata la sua autobiografia, ma questa è un’altra storia.

La Kaplan, l’attentatrice di Lenin

Le donne erano in prima linea anche nella lotta armata.  Fu una giovane rivoluzionaria, Fanya Kaplan, a attentare alla vita di Lenin il 30 agosto 1918, che però riuscì a salvarsi. Fanya venne invece fucilata il 3 settembre, fiera del suo gesto perché delusa da Lenin. Sono alcune delle storie, ce ne sono altre e

“Le magnifiche ribelli” ci racconta le storie di tante donne che hanno creduto in un ideale rivoluzionario, che si sono messe in gioco e si sono impegnate per l’uguaglianza e la libertà. Hanno lottato con coraggio,superando anche gli ostacoli di una società che le voleva diverse. Donne straordinarie, che la storia ha semplicemente dimenticato o quasi.

Silvia Gambi

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