Army of the dead: cosa direbbe Romero del film originale Netflix?

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Omaggio di Zack Snyder già dal titolo, che ricalca proprio la saga che ha reso famoso il papà degli zombi, George A. Romero, scomparso il 16 luglio 2017, “Army of the dead” è disponibile su Netflix.

Dalla satira allo sparatutto

Chi ama il genere è cresciuto guardando e riguardando The Night of The Living Dead e poi ancora Dawn of The Dead, seguiti dai meno celebri Land of the dead e Diary of the dead. I fan di Romero avranno sicuramente visto anche il remake di Dawn of the dead firmato da Snyder nel 2004: un remake degno dell’originale, come poche volte è possibile affermare.

Le aspettative per questo Army of the dead, attualmente uno dei film originali Netflix più visti, erano quindi altissime. Sappiamo bene quanto il format zombie apocalypse sia stato maltrattato da film trash e senza carattere. Poche sono state le eccezioni dopo Romero, una su tutte sicuramente la saga di Resident Evil con Milla Jovovich, anche se con un gusto totalmente differente.

Perché Romero è così difficile da superare o anche solo da eguagliare? Il regista si espresse anche contro serie del calibro di The Walking Dead (che lo omaggiò con un episodio post mortem) proprio perché i suoi film avevano un approccio al tema zombi tutto particolare. Mi riferisco ovviamente alla satira politica e antropologica che Romero metteva in scena rendendo gli zombi a volte espediente per trattare temi come il razzismo, altre volte come metafora dell’essere umano abbrutito dal consumismo. Dawn of the dead ne è l’esempio più alto e si distacca fortemente dagli ultimi celebri film di genere, pensiamo a World War Z con Brad Pitt. Gli zombi non sono più una nicchia ormai e questo Romero non lo aveva accettato.

La trama ha il suo perché

Army of the dead non ha questa pretesa sociologica, ma riesce comunque a proporre una trama originale; forse è questo il problema più grosso quando si racconta una apocalisse zombi: non raccontare sempre le stesse cose. Location d’eccezione una Las Vegas totalmente ricreata nel set: un gruppo di mercenari dovrà trovare una cassaforte e farsi strada nel regno degli zombi. I non morti che affrontano sono un mix tra quelli di Io sono leggenda e quelli di 30 giorni di buio. Snyder crea uno zombi differente da quello di Dawn of the dead, riproponendo ancora una volta il tema della riproduzione, come nel remake. Gli zombi di Snyder non sembrano più morti che camminano, ma quasi un altro tipo di creatura, in linea con gli infetti dei film sopra citati.

Nel genere dello sparatutto non manca comunque lo sguardo sensibile all’intreccio personale: in Army of the dead non c’è posto per la satira politica, ma c’è decisamente posto per il sentimento (e per le musichette in ascensore tanto amate dal regista).

Il film scorre senza annoiare e, a parte alcune scelte discutibili nello snodo della trama, è sicuramente consigliato. Resta il quesito iniziale: cosa avrebbe detto Romero? Secondo me non gli sarebbe piaciuto, ma qualcosa dovremo pur guardare ora che lui non è più dei nostri.

Alessia Pizzi

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