Grosso guaio a Chinatown: il fanta-action con Kurt Russell e Kim Cattrall

grosso guaio a chinatown recensione

Regista: John Carpenter
Data di uscita:
1 luglio 1986 (Stati Uniti)
Genere: Commedia
Cast:
Kurt Russell, Dennis Dun, Kim Cattrall, Victor Wong, Kate Burton, Donald Li, Suzee Pai.

Trama

Jack Burton (Kurt Russell), un camionista simpatico e sbruffone, accompagna all’aeroporto l’amico ristoratore Wang Chi, prossimo a sposarsi con una sua connazionale in arrivo dalla madre patria. Peccato che qui la ragazza verrà rapita dagli scagnozzi dello stregone Lo-Pan, con lo scopo di sposarla e poi sacrificarla ad un demone cinese per lasciare il corpo ormai decrepito in cui risiede il suo spirito e raggiungere l’immortalità. Ciò porterà i due uomini in un’ardua missione di salvataggio dove, con l’aiuto della bella avvocatessa Gracie Law, di una giornalista, del mago Egg Shen e di altri membri della comunità, dovranno affrontare il perfido Lo Pan, entità millenaria dotata di incredibili poteri magici.

Grosso guaio a Chinatown: un caleidoscopio di risate e gag

Influenzata dalla immancabile poetica carpenteriana, il film si presenta come un unicum nel panorama cinematografico di Carpenter, il quale ha saputo creare con intelligenza una pellicola che si presenta come una miscellanea di generi e stili che spaziano dall’action, al fantasy, passando per la comedy e per al “wuxia” cinese (il classico cappa e spada con scene di arti marziali abilmente coreografate). Parliamo di una pellicola kitsch, ma anche divertente, ricca di personaggi stereotipati.  Un film cult degli anni ’80 ma che ha rappresentato un vero e proprio flop al botteghino per il tempo. Una pellicola incompresa e criticata, ma solo forse troppo “avant garde” per i tempi.

Grosso guaio a Chinatown è un vero e proprio concentrato di ironica adrenalina, dove il culto delle arti marziali si unisce alla stravaganza dell’America verace interpretata da Kurt Russell. Ed è proprio questa forma ibrida che accoglie in sé la comicità e l’azione che fa di questa pellicola un vero e proprio cult degli anni 80. Le scenografie, i colori ed ogni ambientazione è pensata per evocare richiami alla cinematografia cinese.

Carpenter e l’americano medio

Quello di Kurt Russell (Jack Burton) è un protagonista che va oltre lo stile classico americano dell’action movie del tempo dove ogni protagonista si presentava impavido, au contrarie, il camionista da lui interpretato è l’esatto opposto del paladino della giustizia e secondo il regista rappresenta il cittadino americano medio. Si presenta come buzzurro e costantemente fuori luogo e del tutto inconsapevole del tempo e luogo in cui l’azione si svolge. Solo sul finire, Carpenter decide di togliere dal personaggio interpretato da Russell quella veste di americano medio per chiudere la pellicola con “una questione di riflessi” attraverso i quali può gloriarsi del suo ruolo di salvifico protagonista.

Da un punto di vista tecnico, la regia di Carpenter è sacra, un mostro indiscusso della settima arte che ha saputo esprimere attraverso una sapiente regia la sua capacità di muoversi con armonia tra i vari generi, per cui la visione del film risulta essere piacevole.

Curiosità

Inizialmente la sceneggiatura era stata concepita come un western ambientato nel 1880. Successivamente si decise di modernizzarla.

Kurt Russell soffriva di una brutta influenza durante la scena che segue quella nel bordello, il sudore sul corpo dell’attore è reale e causato dalla febbre.

Il regista Carpenter e il protagonista Kurt Russell hanno raccontato che le reazioni alle proiezioni di prova furono straordinarie, ci si aspettava un grande successo. Invece la 20th Century Fox investì poco nella promozione del film, il botteghino registrò solo 11 milioni di dollari a fronte dei dei 19 milioni stimati.

Questo è il quarto di cinque film che John Carpenter e Kurt Russell hanno girato insieme. Gli altri sono Elvis (1979), 1997: Fuga da New York (1981), La Cosa (1982) e Fuga da Los Angeles (1996).

Sebbene Russell fosse l’unica scelta di Carpenter per il ruolo principale, la 20th Century Fox suggerì anche altre opzioni, tra cui Jack Nicholson o Clint Eastwood, ma i due rifiutarono la parte.

In occasione del 30° anniversario di Grosso guaio a Chinatown l’etichetta La-La Land Records ha messo in vendita uno speciale cofanetto deluxe in edizione limitata (3000 unità) che ha incluso la colonna sonora del film composta da John Carpenter con Alan Howarth.

Quando guardarlo

Non c’è un momento specifico, è un cult è pertanto è sempre una buona idea recuperarlo

3 motivi per guardarlo

  1. “Grosso guaio a Chinatown” deve obbligatoriamente godere del prestigio di cui originariamente era stato privato;
  2. le risate sono assicurate;
  3. per rivivere un po’ della cultura cinematografica anni ’80.

Angela Patalano

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