Vacanze di Natale, all’alba dei cinepanettoni

Vacanze di Natale

“Anche questo Natale…..se lo semo levato dalle palle”

Titolo originale: Vacanze di Natale
Regista: Carlo Vanzina
Sceneggiatura: Carlo Vanzina, Enrico Vanzina
Cast Principale: Christian De Sica, Jerry Calà, Stefania Sandrelli, Riccardo Garrone, Claudio Amendola, Mario Brega, Guido Nicheli, Karina Huff
Nazione: Italia
Anno: 1983

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Non facciamo gli snob, per un attimo. Il cinema, dopotutto, è un prodotto della società che lo circonda, e come tale va storicizzato e contestualizzato. I cinepanettoni sono probabilmente, al netto degli incassi, uno dei grandi mali del cinema italiano, e hanno dimostrato negli ultimi 15 anni a quanta bassezza creativa, recitativa, ideologica, qualitativa si possa arrivare in nome di una risata che in realtà non c’è.

Ma nel 1983 a questo livello ancora non eravamo caduti, anzi. Vacanze di Natale, il primo film di questo filone, è lontano dallo stile e dalle aspettative dei cinepanettoni successivi. È un film, semmai, ancora erede della grande tradizione della commedia italiana, forse in tanti lo hanno dimenticato, solo declinato in una forma più “popolare” e meno sofisticata, meno amara, nel pieno stile dei primi fratelli Vanzina. Un film in cui, forse anche per l’ambientazione natalizia, sparisce il cinismo e si punta tutto sulla simpatia. Costruito sull’allegria spontanea, sullo stare bene insieme, che sia con gli amici o in famiglia, si nutre magistralmente di quello spirito yuppie degli anni ’80 (che poi tale spirito si riveli storicamente illusorio è un altro discorso). Si mostrano i vizi e le virtù senza però farne bersaglio della satira, come un tempo, ma cercando di inquadrarle nella tradizione dell’essere italiani.

C’è, in poche parole, tutto quello che i cinepanettoni successivi proveranno ad imitare senza riuscirci. A cominciare dalla risata, naturalmente. Perché di Vacanze di Natale possiamo dire tante cose, ma no che non faccia ridere.

Tutti gli interpreti, in particolare De Sica e Jerry Calà, ancora non prigionieri dei personaggi che arriveranno anni dopo, qui catturano con una semplicità e pura di gioia di recitare che si nota in ogni frammento. Le situazioni, soprattutto quelle familiari, non possono non far sorridere per quanto sembrino comuni a tutti. Le battute, grazie anche alle diverse provenienze regionali degli interpreti, sono entrate nell’immaginario collettivo italiano senza che lo volessimo.

Cortina negli anni ’80, la settimana bianca sulla neve sono sicuramente status symbol non universali. Ma comune diventa il desiderio di passare il Natale insieme e trasformarlo in un momento di pura gioia. Dai coatti romani agli industriali milanesi, dai plaboy ai timidi innamorati, le caricature di Vacanze di Natale sono efficaci proprio perché semplicissime, e disegnate senza il secondo fine della critica sociale. Dopotutto, per essere criticata la società va prima conosciuta, e questo film serve proprio a familiarizzare con chi siamo e come sembriamo agli altri.

Poi purtroppo sono arrivati gli eredi, le imitazioni, gli abusatissimi cliché e la volgarità gratuita, tutto vero. Di pari passo con l’imbarbarimento della società, specchiando quei problemi, non a caso. Ma nel 1983 contava ancora la risata e la voglia di stare sereni durante le feste. Vacanze di Natale non è la miglior commedia italiana di quel decennio, e nemmeno il miglior film di Natale possibile immaginabile. Ma, tra i tanti film da vedere a Natale, questo è uno dei meno falsamente zuccherati, artificialmente arzigogolati, che non punta a manipolare la reazione e sfruttare il sentimento natalizio.

Vuole solo far sorridere, e lo fa mostrando chi siamo veramente.

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3 motivi per vedere il film:

– Riscoprire, appunto, che i cinepanettoni prima di diventare formula facevano anche ridere.

– Capire come sia cambiata la commedia all’italiana nel corso degli anni ’80.

– Perché questo film va bene sia per chi ama il Natale sia per chi lo detesta.

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Quando vedere il film:
– Con gli amici, più che con la famiglia, e ovviamente poco prima di Natale.

Emanuele D’Aniello

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