Classe Z: l’insegnamento tra vocazione e missione

classe z

Anno: 2017
Nazione: Italia
Genere:
Commedia
Regia: Guido Chiesa
Sceneggiatura: Alessandro Aronadio, Guido Chiesa, Renato Sannio
Cast: Andrea Pisani,  Alice Pagani, Greta Menchi, Antonio Catania, Alessandro Preziosi,Enrico Oetiker, Francesco Russo, Luca Filippi
Durata: 92 minuti

In una società dove la scuola ha perso il suo valore – la cui gestione è stata affidata ad un ministro le cui competenze, in fatto di istruzione,  eguagliano le mie in materia di  fisica quantistica – Classe Z apre una parentesi sugli studenti italiani e  gli insegnati.

Non le singole storie, ma le relazioni sono le vere protagoniste della commedia firmata Guido Chiesa e co-prodotta dalla Colorado Film e ScuolaZoo.

Il film racconta di un esperimento sociale ad opera del preside, interpretato da Alessandro Preziosi, di formare una classe sui generis in cui inserire  gli alunni più problematici, irrecuperabili e disagiati, dando vita alla V H.

Realtà o fantasia?

La pellicola non sembra discostarsi troppo dalla realtà. In una società in cui la scuola ormai cade a pezzi – dove molti laureati e non, optano per l’insegnamento per tre ragioni: unico modo per avere il posto e uno stipendio fisso, godere di 3 mesi di vacanza – il regista fa luce su un aspetto importante di questa professione, essere un insegnante non è un optional per assicurarsi la pensione, ma una Vocazione.

Nonostante il tema a mio avviso di rilievo, il film nasce come commedia e resta tale per tutto il tempo. Tuttavia, la pellicola è penalizzata dall’interpretazione di alcuni giovani attori che a tratti stonano con una recitazione troppo teatrale e poco cinematografiche, o semplicemente alcune, come quella di Greta Menchi alias Stella, sembra ricorrere, in maniera infelice, agli stereotipi americani delle ragazze popolari delle High School. Errore del registra o pessima interpretazione? Ad ogni modo siamo in Italia e di questo forse bisognava rendersene conto.

Il cast

Degna di nota è stata invece l’interpretazione Alice Pagani alias Viola, un’interpretazione che si sovrappone a quella degli altri protagonisti, forse l’unica che riesce a far luce su un punto cardine del film, a bucare lo schermo e a raddrizzare l’attenzione dello spettatore.

 “Noi non abbiamo bisogno di un capitano, ma di qualcuno che ci guardi in faccia” – Viola

Da qui che parte tutto! Finalmente svanisce l’approccio naif e a tratti noioso  facendo luce sul vero messaggio del film. Ma tutto questo non sarebbe stato possibile senza l’interpretazione di Andrea Pisani alias Prof. Andreoli. Ammetto che leggendo il suo nome nel cast ho storto un po’ il naso, pensavo a lui solo con riferimento ai PanPers, poi mi sono dovuta ricredere e molto!

Andrea Pisani ha dato vita ad una bellissima interpretazione, reale e sentita, che lancia un messaggio importante: l’insegnamento non è un lavoro a se che si fa per portare il pane a casa. L’insegnamento è Vocazione, è qualcosa che ti senti da dentro. Solo se hai una vera vocazione, riesci ad essere più di un semplice insegnate. Pisani è stato in grado, con semplicità, di far compiere al suo personaggio un passo oltre. Trasforma quella Vocazione in una Missione. Un bellissimo modo di comunicare, al giovane pubblico e non solo, di valori e messaggi importanti.  Lo fa facendo luce su una realtà: i  tempi sono cambiati, non c’è storia, non abbiamo più quel rigoroso muro che divide professori dagli alunni.

L’insegnate può diventare il mezzo, lo strumento, l’àncora di giovani disorientati, in una società sempre più digitale e social.

Una società dove i genitori hanno smesso di fare i genitori. I figli diventano un optional, un oggetto da coordinare nelle proprie fotografie social. La verità è che i ragazzi di oggi sono sempre più soli, temono la solitudine, il silenzio e il futuro senza prospettive. Proprio con riferimento a questa triste realtà che l’interpretazione di Andrea Pisani fa da collante e spunto, almeno spero, per i nostri giovani insegnati, trasmettendo una lezione importante, il rapporto con gli alunni è un “Do ut Des”:

“Voi siete veramente dei ragazzi speciali […] una cosa me l’avete veramente insegnata che l’attimo fuggente è un bellissimo film ma rimane un film.”

Una pellicola che oltre le apparenze ha tanto da insegnare. Si, l’unione fa la forza, il successo non si raggiunge seppellendo e demoralizzando gli altri, ma lavorando in gruppo e aiutandosi gli uni con gli altri, arrivare in cima da solo non serve a nulla.

“…io parlo della vita, di creatività, ma se la scuola non ti insegna a creare il meglio di te stesso a che cosa serve”

 In conclusione, il prodotto filmico italiano negli ultimi anni ha fatto un passo avanti. Certo, la pellicola non è superba, ma ci sono attori che hanno colto il punto centrare e, grazie a quel focus hanno dato al film un impronta decisamente bella. Lo consiglio vivamente quale monito per i giovani ma anche per gli insegnati, potreste imparare molto.

Angela Patalano

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