Il medico e lo stregone, una questione sempre attuale

Il medico e lo stregone film recensione

“Avete fede? Avete anima pura?”

Titolo originale: Il medico e lo stregone
Regista: Mario Monicelli
Sceneggiatura: Luigi Emmanuele, Mario Monicelli, Age & Scarpelli, Ennio De Concini
Cast Principale: Marcello Mastroianni, Vittorio De Sica, Marisa Merlini, Virgilio Riento, Lorella De Luca, Alberto Sordi, Ilaria Occhini
Nazione: Italia

Virus, vaccini e incredulità: nei giornali ormai non si parla d’altro. È un argomento caldo, che genera dibattiti e non poche polemiche. Molti paesi d’Europa trovano all’interno della loro società, fazioni sempre più distaccate, tra chi si affida alle cure mediche e chi non ne crede l’efficacia. Già nel 1957, a modo suo, Mario Monicelli affrontò il tema nella pellicola Il medico e lo stregone.

La trama

Nel piccolo paese di Pianetta, arriva il giovane medico condotto Francesco (Mastroianni), che nonostante la tanta buona volontà, si trova subito a dover contrastare un nemico, tale Don Antonio (De Sica). Questi, infatti, è un noto “guaritore” (qualcuno capace di guarire grazie a dei poteri personali), a cui molte persone della provincia vanno a fare visita per richiedere consigli, soluzioni e rimedi per questioni fisiche e morali. Il furbo uomo, infatti, usa rimedi naturali e conoscenze mediche personali, speculandoci sopra, facendosi passare come la “soluzione ad ogni male”, a volte anche in assoluta buona fede. La cosa bella è che Don Antonio è il primo a non credere a certe cose, ammettendo di fronte al suo aiutante:

“siamo nel 1957 e ancora crediamo al malocchio”

Creduto una specie di moda, Francesco deve combattere l’ignoranza della gente, che rifiuta in massa anche il vaccino contro il tifo.

Neanche il sindaco andrà, poiché spinto da sua sorella Mafalda (Merlini), prima seguace di Don Antonio, che usa le pratiche del guaritore per avere notizie dell’amato Corrado (Sordi), scomparso dalla chiamata in guerra. Antonio infatti ama segretamente Mafalda, vorrebbe far “morire” Corrado, sperando in un posto nel cuore della donna; ma al tempo stesso non vuole rinunciare a 300 lire a settimana sicure…

La situazione degenera quando un paesano, in accordo con Antonio, non riesce a guarire per mano del dottore, ma al contrario per mano dello stregone. La gente si rifiuta sempre più di avvalersi di Francesco, il quale è pronto ad andarsene; ma la vita è una scommessa e quella di Antonio sarà in una situazione sismica quando l’unica persona che potrà aiutarlo….sarà proprio Francesco!

Il contesto cinematografico

Siamo quasi nel tramontare degli anni ’50. L’Italia ha già 2 Oscar come Miglior Film Straniero grazie a 2 pellicole di Vittorio De Sica ed è in pieno vigore la corrente del Neorealismo. Questa, nata a metà degli anni ’40, ci mostra un’Italia durante la guerra e subito dopo, dove fame, disperazione e miseria sono ormai la vera quotidianità del Bel Paese. La corrente però non ci parla solo di questo, ma è anche un po’ più attenta alle verità che i cosiddetti “telefoni bianchi” non avevano affrontato, come per esempio le realtà contadine. Alcune molto crude alla De Santis in Riso amaro. Altre tratte da opere letterarie stile La terra trema di Visconti. Un’altra ala invece segue la scia di quello di In campagna è caduta una stella, dei fratelli De Filippo, come ad esempio Due soldi di speranza di Castellani, dove nacque il Neorealismo rosa, che toglie quell’alone crudo, anche se a volte amaro e drammatico. Nascono anche commedie più leggere: si pensi infatti al film di Comencini Pane, amore e fantasia.

Si sente però un’esigenza sempre più forte: non solo parlare della verità di tutti igiorni, ma anche di dargli un tocco di critica, perché non sempre è tutto giusto.

Il medico e lo stregone è un principio di quello che viene infatti considerata la commedia all’italiana, quel neorealismo satirico, dove la verità non viene nascosta, dando però una punta non velata di critica sociale, che avrà il suo culmine con I soliti ignoti.

La critica sociale e politica

Facile comprendere la critica da parte di Monicelli. I paesani credono in assoluta buona fede a Don Antonio a causa dell’ignoranza e l’analfabetismo dilagante in quei luoghi. La gente, chiusa nel meccanismo ordinario del paese, non esce dal suo guscio e rimane ancorata al passato, senza capirne l’anacronismo. Testimonianza l’inizio, quando Francesco arriva e un paesano gli chiede se fosse un confinato. Siamo nel ’57, quindi il regime è caduto da oltre 13 anni; la guerra è finita e tutti lo sanno, ma l’ultimo “aggiornamento” storico del paese è quello degli anni ’30!

Avendo fatto a meno fino a quel momento di un’immagine scientifica della guarigione, loro pensano che in fondo tutto questo parlare di vaccini, punture, medicine e antibiotici sia in fondo una moda, che come tante passerà presto e si tornerà ai vecchi metodi, che, pur sembrando ad occhi esterni solo superstizioni, per loro sono gli unici efficaci.

Qua è la magia vera di Don Antonio.

Lui sa che la carne di cavallo è un rimedio contro l’anemia, ma sa anche che per i contadini suoi paesani questa ricetta è come una pozione magica, che farà rifiorire la loro figlia. La denuncia di Monicelli è proprio nella volontà del lucrare di queste conoscenze e mancanze: infatti Don Antonio afferma che la ragazza si salverà con quella dieta e un “benefico scapolare” al collo. Nel suo far del bene, c’è quindi quasi sempre un personale tornaconto.

In fondo, però, è un cialtrone non un cattivo. Lui non vuole far del male, ma solo lucrare. Ma facciamo questa domanda: si rende conto, che questo suo atteggiamento genera nella popolazione del paese una totale diffidenza nella Scienza e, quindi, in qualche modo, impedisce loro di curarsi nel modo giusto? Invece di essere l’anello di passaggio dalla conoscenza contadina, sempre efficace, alla Scienza vera e propria, lui preferisce bloccare il progresso.

La critica però è anche rivolta ai poteri centrali.

Questi dimenticano le piccole realtà, che faticano a stare al passo con i tempi. Luoghi talmente arretrati dove è quasi normale giustificare il Credere a personalità come Don Antonio, perché le cose moderne non arrivano, sempre perché questi posti (ai governi e alle maestranze) non servono. Il sonno di queste realtà dura, finché non arriva dall’esterno qualcosa o qualcuno (come Francesco) che rompe la bolla in cui loro vivono.

Critica forte anche al tema dei dispersi in guerra, dove alcune persone si sono veramente trovate, come Mafalda, a dover aspettare risposte che non sarebbero arrivate.

Quanto è attuale Il medico e lo stregone

La figura di Don Antonio ricorda, purtroppo, una lunga serie di personaggi, definiti “santoni” (“Io so”, “io ho letto”, “fidatevi”) che approfittano della mancata capacità di alcune persone di saper interpretare Internet e la rete stessa, covincendole che in fondo ciò che la Medicina e la Scienza dicono, è solamente perché serve (nel senso di servili) dell’Economia, della Finanza e dei Poteri Forti.

È qui che, citando il Sommo Poeta, interviene il nostro libero arbitrio, cioè lo scegliere tra l’Uomo e lo Scienzato, perché quello che la gente recespisce dalle loro parole è che tutto quello che deriva dalla Scienza è sbagliato; ma è il risultato di anni di “con la cultura non si mangia” (la Scienza è Cultura, perché è Sapere). Il guaio vero è che loro, come Don Antonio, segretamente, nella quotidianità, accettano e utilizzano la Medicina, nel momento in cui ne hanno bisogno. E quindi, come lo stregone del film, dov’è il limite tra l’essere un cialtrone e un cattivo maestro? Questo è, per me, il vero significato della pellicola.

3 motivi per vedere il film:

  • Vittorio De Sica, in una parte affabulatoria che gli calza a pennello e lo fa troneggiare su tutti
  • la sceneggiatura, che non lascia niente al caso
  • Marisa Merlini, in un personaggio che “matura” nel corso del film, difficile da gestire

Quando vedere il film

Domenica pomeriggio, subito dopo pranzo

Francesco Fario

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Attore e regista teatrale, si laurea in Lettere Moderne a La Sapienza per la triennale, poi alla magistrale a TorVergata in Editoria e Giornalismo. Dopo il mondo del Cinema e del Teatro, adora leggere e scrivere: un pigro saccentone, insomma! Con Culturamente, ha creato la rubrica podcast "Backstage"

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