Eleonora Magnifico: musica, arte, irriverenza e ironia

eleonora magnifico

Nonostante la mia vita è tornata a trascorrere nel traffico frenetico di una Milano che si tinge di tonalità autunnali, la mente torna sempre alla mia amata Puglia.

In questa rubrica vi parlerò di Eleonora Magnifico.

Per chi non sapesse chi fosse, basta googlare il suo nome nel web e scoprire che è principalmente una cantante e che alcune delle sue canzoni hanno come titolo “Sono Venuta”, “Taccagna” o “Ho fatto l’amore con me”.

E questo ci aiuta a capire di che provocante artista vi parlerò.

Punto di riferimento dell’ambiente queer pugliese (e non solo) Eleonora è un’artista poliedrica, cantautrice di canzoni che parlano di amore, di sesso e di libertà.

Una donna che ha dovuto faticare e sudare il suo successo per motivi che leggerete nel corso dell’intervista.

Ho chiacchierato con lei qualche giorno fa ed è giusto che inizia con il presentarsi…

1Eleonora, parlami un po’ di te. 

È sempre difficile parlare di se stessi, io ho sentito questa necessità con il tempo, da persona timida e introversa dovevo trovare il modo per emergere in un mondo sempre più distratto e veloce che lascia indietro chi non è dotata di scaltrezza.

Credo di esserci riuscita prima con la musica, il canto e il mondo della comunicazione in generale visto che ho fatto radio per tanti anni.

Oggi ho bisogno sempre più di parlare di me e dintorni e oltre alla musica e lo faccio attraverso i social, raccontandomi senza filtri e facendo altrettanto esprimendo pareri e opinioni su quello che vivo.

2Nel tuo repertorio musicale vanti collaborazioni importanti come Viola Valentino, raccontaci la tua scalata al successo. 

Purtroppo la mia scalata al successo, come tu dici, è stata ed è tutt’ora faticosa realizzando in parte quello che avrei voluto.

Un po’ per carattere: la mancanza di scaltrezza e di ambizione per appagare il proprio ego non l’ho mai avuta, quindi non ho accettato compromessi e fatto scelte non prettamente popolari, cambiando rotte e obiettivi artistici.

Inoltre non è stato facile per me imporre quella che sono a livello artistico perché mi sono vista chiudere porte, una sorta di ostracismo verso quella che sono, partendo dai produttori che mi dicevano “Eleonora tu devi cantare per quelle come te”, come a voler dire devi cantare per quella comunità da dove provieni.

Non ho mai tradito la mia origine identitaria, ci mancherebbe, ma ho subito smentito chi mi relegava a un pubblico unicamente omosessuale, perché il mio seguito è stato sempre molto trasversale.

3In tuo post su Instragram ti sei definita “voce libera e spesso solitaria”. Cosa racconta la tua voce? 

La mia voce racconta la storia di chi non si piega al volere di chi ci vorrebbe uguali e omologati, dove le differenze, tutte, sono chiamate diversità o anomalie, mentre dovrebbero essere patrimonio dell’unicità di ciascun individuo.
La mia voce libera è solitaria per scelta, perché appartiene a tutti senza identificarmi con qualche associazione in particolare ma sostenendo le istanze e le battaglie im cui credo una su tutte la lotta contro l’ omobitransfobia.
La mia voce racconta me stessa, attraverso il mio corpo che oggi più che mai è un atto politico e rappresenta la bandiera di me stessa.

4“Crystal Diva” è il tuo ultimo album, come lo definiresti e di cosa parla? 

Tengo molto a questo disco non immediato o forse meno facile, visti i suoni e l’intensità del ritmo, che è una costante di tutto l’album. Canzoni nate, casualmente, tra il lockdown e il momento di riapertura.

Non mi sono chiusa in casa per fare musica. È capitato grazie ad una convivenza con un musicista. Volendo potevo anch’io mettermi a fare focacce e a impastare la qualunque, ma fortunatamente ho una madre che mi vizia con le sue leccornie pugliesi.

E poi, diciamolo, sono una pigra di natura.

È accaduta però una cosa bella, chiamala alchimia o sintonia artistica e così è nato Crystal Diva, un disco energico e prezioso per me come il cristallo, fragile come le dive vere, che hanno ispirato il mio percorso artistico.

Nel disco c’è tanta musica elettronica senza pretendere di esserne un’ esponente, ma da sempre affascinata dai suoni sintetici uniti alla melodia italiana, quella più semplice con dei testi minimali, tranne qualcuno più intenso, che stavano bene su quei tappeti elettronici.

Un disco che ascolti tutto d’un fiato e credo sia una bomba!

Troppo avanti per questi tempi ed è un sound a respiro europeo. 

5È difficile essere un’artista trans? 

eleonora magnifico

Come ti dicevo si purtroppo. Io ho iniziato a espormi come artista transgender quasi vent’anni fa in tempi meno clementi, soprattutto qui in Puglia, dove è tutto più lento e se vuoi valicare i confini regionali devi espatriare, ma io ho deciso di restare qui con tutti i limiti che in seguito ho trovato.

È difficile se vuoi fare un certo percorso artistico, perché di spazio ce n’è se ti accontenti o se ti fai bastare le serate sottopagate come fanno in tante.

Mi è mancata l’ambizione di apparire ma non quella di essere e quindi, ho sempre fatto scelte che mi piacevano, a volte impopolari come lo è questo disco, tradendo quelli che da “Sono venuta” in poi, volevano restassi un fenomeno fine a se stesso.

Ho subito cambiato rotta precludendomi, una via più facile per arrivare.

L’ ostracismo del mondo discografico poi, ha frenato sogni e progetto che per il momento sono sospesi e chissà se mai riuscirò a portarli a termine, senza un vero supporto da chi continua ad avere pregiudizi. 

6Sei mai stata vittima di atti discriminatori? 

Quando si è “diverse” non puoi esimerti dall’essere investita da atti discriminatori purtroppo.

Il bullismo come atto vile, ma proprio come parola l’abbiamo scoperto non da molto e grazie al cielo.

Prima gli atti discriminatori li subivi come se fosse normale e vivevi la tua condizione di persona transgender, omosessuale o lesbica in silenzio, con tutta la cattiveria che ricevevi a scuola dai tuoi compagni o per strada gratuitamente.

Non è cambiato moltissimo nella mentalità della società, ma sono cambiati i tempi e le identità sono finalmente visibili.

I giovani si riconoscono in generi più vicini alla loro identità sessuale e ne fanno una loro fierezza. Certo questo non ferma la discriminazione e la violenza fisica e verbale che ti segna ma sono fiduciosa in questa nuova generazione che sta già segnando l’inevitabile evoluzione dei tempi.

7Domanda inevitabile: con l’ascesa di Giorgia Meloni al governo, quanto ti preoccupa la tutela dei diritti delle persone transgender? 

Tanto e dovrebbero averla tutt* quelli che dicono frasi tipo “Vediamo cosa accade in fondo è una donna”, “La sua sensibilità aprirà alle tematiche lgbtqi+”.

Invece la sua campagna elettorale si è aperta in modo feroce, attaccando l’inesistenza teoria gender e inneggiando alla famiglia tradizionale come unico nucleo di gente perbene, dando dei deviati a chi non sceglie di essere omosessuale, queer, transgender ma lo è.

Mi auguro sia chiaro il mio concetto, perché qui non siamo di fronte a patologie e nessuno vuol guarire dall’essere gay, lesbica, transessuale o bisessuale.

Trovo subdoli e incomprensibili quelli della comunità che l’hanno votata, ignorando quanto la destra si sia opposta alle istanze della comunità lgbtqia+, una su tutte il ddlZan, sconfitto e applaudito proprio da chi rappresenterà il nostro governo.

8Cosa consiglieresti ai giovani ragazz* che vogliono intraprendere un percorso di transizione?

Di assecondare la propria natura, anche se questo va detto anche ai genitori di figli transessuali, che dovrebbero accogliere un percorso certamente un po’ complesso, ma che può diventare ancora più difficile se non si hanno accanto gli affetto della nostra vita a supportarci.

Consiglierei di non affidarsi al caso e al fai da te, come in passato molte di noi hanno fatto ma di consultare con medici e esperti.

Qui a Bari abbiamo uno dei centri più efficienti che si occupano di disforia di genere, chiedere una consulenza al Policlinico sarebbe cosa opportuna prima di intraprendere questo percorso.

La consapevolezza oggi arriva prima rispetto al passato, ma non c’è limite di età per riappropriarsi della propria identità di genere e avere diritto a esistere e vivere una vita serena.
Siamo una minoranza è vero, ma noi possiamo essere una potenza e combattere contro chi ci vorrebbe ancora invisibili. 

Francesca Sorge

Francesca Sorge
Educatrice, 37 anni, pugliese di nascita ma milanese di adozione. Appassionata di musica, fotografia e lettura.

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