Didattica online: pro e contro dal punto di vista degli studenti

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La situazione d’emergenza che stiamo vivendo, dovuta al coronavirus, ha portato grandi cambiamenti nelle nostre vite. Uno dei più grandi ha riguardato la scuola, che si è dovuta bruscamente riformare e letteralmente da un giorno all’altro ha dovuto fare i conti con le tecnologie digitali e con la didattica online.

In questo articolo vogliamo concentrarci sul mondo della scuola secondaria. A tal proposito diremo che i professori hanno già tanto discusso del cambiamento, considerando che molti di loro – quelli che hanno più anni di lavoro alle spalle – hanno trovato estremamente complicato il meccanismo digitale che ovviamente (datasi la velocità di reazione all’emergenza) non è stato loro spiegato o introdotto in nessun modo. Poco, però, si è chiesto invece sulle opinioni dei ragazzi, quelli più grandi. Questo perché si suppone che la tecnologia e il mondo online sia il loro pane quotidinano e che, quindi, non abbiano riscontrato alcun problema. Ma è così?

Tralasciando ciò che la didattica online forzata toglie alla scuola di più importante, e cioè i rapporti umani, trascriviamo il parere di Giulia Brilli (17 anni), portavoce degli studenti di un liceo classico pugliese.

I problemi della didattica online

Un primo poblema fondamentale della didattica a distanza è la mancanza di rispetto di alcuni professori. Una mancanza di rispetto che talvolta si rivolge anche ad altri professori. Ognuno di noi studenti si ritrova a relazionarsi, in questi giorni, con alcuni docenti che che non solo non capiscono le esigenze e i limiti dei propri alunni in questa situazione ma spesso le ignorano totalmente.

Ci sono, per esempio, professori che pretendono di fare tutte le ore della settimana che avevano a disposizione quando si andava fisicamente a scuola… ma questo non è fattibile. Nonostante i messaggi del Ministero dell’Istruzione e la nuove regolamentazioni interne dettate dai dirigenti scolastici, ci obbligano a stare per 5-6 ore di seguito di fronte allo schermo di un computer. A questo si aggiunge il fatto che poi, nel pomeriggio, ci sono i compiti da svolgersi al computer ugualmente. A cosa porta questo? Mal di testa, bruciore agli occhi, stanchezza e continua possibilità di distrazione. Senza contare che alcuni docenti vorrebbero fare lezione anche nelle vacanze di Pasqua!

Capita che le consegne vengano date dai docenti a qualsiasi ora, anche alle 22:00. È inaccettabile che i professori si prendano la libertà di seppellirci di consegne quando più li aggrada. Inoltre la mole di compiti è aumentata notevolmente. È un abuso di potere vero e proprio.

Ci sono docenti che, non fidandosi dell’attenzione dei propri alunni, chiedono loro (contro ogni norma) di tenere contantemente accesa la webcam per controllare visivamente i propri studenti. Questa è una violazione delle norme sulla privacy.

I mezzi di studio da casa

Molti ragazzi hanno problemi anche con i mezzi con cui far lezione: spesso non hanno un computer, o lo devono condividere con gli altri famigliari in casa, oppure, ancora, non hanno una connessione abbastanza potente.

C’è da dire che ci sono state delle iniziative in merito, per tentare di risolvere il problema, ma ovviamente non si sopperisce totalmente al disagio: nella penisola il 14% degli studenti non può fare lezione, 21% al Sud, dati Istat.

Secondo noi studenti questo è il risultato di anni di disimpegno e disattenzione verso la scuola: le pensioni, le tasse, le strade sono i temi che hanno occupato la politica, ma la scuola mai.

Tutti non utilizziamo al massimo i mezzi di cui disponiamo per ignoranza, molte funzionalità non sono a conoscenza né nostra né dei docenti. Un esempio è la sezione moduli di G-Suite (una piattaforma google). Ma c’è chi ha problemi più semplici, come l’assegnare i compiti con Classroom, o il non saper convertire un file Word in PDF.

Studenti e professori hanno carenze nel campo informatico: i primi perché a scuola non si fa informatica, e se si fa è così basilare da non essere produttiva; i secondi perché non hanno corsi di aggiornamento che implementano notevolmente la conoscenza delle tecnologie.

Noi studenti discutiamo di queste problematiche ma i docenti spesso e volentieri sembrano non comprendere. Tutto ciò persiste anche quando sono i dirigenti che sostengono le posizioni degli studenti, ma nulla sembra funzionare.

Le interrogazioni e la mancanza di fiducia

Un altro grande problema che riscontro nella didattica online è il sistema di valutazione, che è un problema già presente nelle nostre scuole anche prima dell’emergenza cornovirus. Tuttavia l’attuale situazione di didattica a distanza lo ha accentuato. Adesso i professori non hanno fiducia nei propri alunni perché è molto facile copiare. È possibile copiare a scuola, a casa ancor di più. Ma per me il problema è molto più profondo: non è solo il sistema di valutazione, è ciò che viene valutato.

I professori valutano la conoscenza degli argomenti, non la loro applicazione alla realtà. È questo il problema: i ragazzi possono ripetere gli argomenti letti ma li comprendono? Uno studio sulla conoscenza senza applicazione o senza discussione analitica è arido, non interessa, non stimola. Così è facilissimo copiare. Ma se i professori chiedessero l’opinione dei propri alunni circa quello che hanno studiato questo problema sarebbe surclassato. Un lavoro del genere richiede molto tempo da entrambe le parti. Per noi studenti il lavoro si concentrerebbe in una produzione che richiede tempo di elaborazione, solo il pensare cosa fare è un’attività che richiede tempo. Per i professori il problema sarebbe la valutazione di un lavoro soggettivo. Ma io e miei compagni sentiamo il bisogno di essere ascoltati, di essere compresi, perché la nostra opinione va rispettata. Va valutata, va stimolata, va indirizzata certamente, ma ha valore anche per il solo fatto che sono i nostri pensieri che ci definiscono.

Le interrogazioni, infatti, per lo più sono rimaste le stesse ma con meno fiducia da parte dei docenti.

L’unica parte positiva che trovo nella didattica online per ora è la gestione più libera dell’orario. Questa situazione ci permette di gestirci autonomamente il nostro tempo. È certo positivo, ma non è abbastanza. La scuola ha molti problemi da tanto tempo. Adesso i nodi stanno venendo al pettine. I ragazzi sono pronti al cambiamento, possiamo esserlo tutti?

Testimonianza di Giulia Brilli, studentessa di Liceo Classico raccontata da Cristiana F. Toscano

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