Stranger Things 4: recensione della prima parte

Ormai è un consolidato trend quello di spezzare brutalmente le serie, persino quelle in streaming. Nemmeno ho iniziato ad attendere la terza e ultima parte di The Walking Dead 11, che già ricomincio la corsa verso luglio per vedere la seconda parte di Stranger Things 4.

I primi sette episodi

La prima parte, approdata con sette episodi su Netflix verso la fine di maggio, ha riaperto le porte del Sottosopra. Devo ammettere che dopo un paio di episodi claudicanti in stile Dawson’s Creek, finalmente la serie ha ripreso il solito ritmo, nonostante l’infinita durata delle puntate: andiamo dai 50 ai 100 minuti. Onestamente non ricordo se anche nelle altre stagioni avevano questa durata, ma sono certa che le prime non mi sono pesate affatto, mentre questa volta ho dovuto rivedere gli episodi due volte perché mi addormentavo sempre.

Gli intrecci psicologici

In questa quarta stagione c’è un filone, come vi dicevo, alla Dawson’s Creek, in cui le coppie della serie iniziano a sfaldarsi. La distanza non aiuta né la coppia composta da Nancy e Jonathan, né quella di Michael e Undici. Ma le crisi vanno oltre quelle sentimentali: siamo nel pieno dell’adolescenza e la nostra supergirl, dopo il trasferimento in California con Joyce e i suoi figli, sta tentando disperatamente di avere una vita normale, ma viene pesantemente bullizzata sotto gli occhi del tenero Will. Dopo aver perso i suoi poteri e la sua unica figura di riferimento (Hopper), trovare una dimensione a cui appartenere è davvero difficile. Come Undici, anche Max è alle prese con una serie di crisi esistenziali, prima su tutte l’elaborazione del lutto del fratello Billy – morto alla fine della terza stagione: la sofferenza la sta allontanando da tutti, incluso Lucas.

In soldoni, il gruppo non è più quello di una volta: gli unici che sembrano continuare ad aver un rapporto sono Robin e Steve, oltre a Dustin e alla sua fidanzata hacker Suzie.

Vecna è il nuovo serial killer

Cosa c’è di meglio di un’apocalisse per rinsaldare i vecchi legami? Ad Hawkings ricominciano gli omicidi: le vittime vengono perseguitate da strane visioni e muoiono in modi orribili, come se fossero maledette. L’entità killer viene chiamata Vecna dai protagonisti, in onore di un personaggio di Dungeons & Dragon, gioco protagonista della serie sin dal principio. Naturalmente, l’unica che può occuparsi del mostro è Undici, che prima deve fare i conti col suo passato per riacquistare i suoi superpoteri. Anche lei è perseguitata da stralci di visioni, nel suo caso ricordi, che le fanno credere di essere responsabile di un massacro.

Le strade quindi si separano: Undici torna nel laboratorio segreto da cui proviene e dove il dottor Brenner faceva esperimenti sui bambini. Michael, Jonathan, Will e Argyle (un nuovo amico di Jonathan) si trovano tutti in California per le vacanze di primavera, quindi vanno alla ricerca di Undici. Il resto del gruppo (Nancy, Steve, Robin, Dustin e Lucas) è ad Hawkings e sta cercando di capire come fermare l’assassino infernale. Nel frattempo, i concittadini, alimentati dalle convinzioni del fidanzato di una delle vittime, iniziano ad incolpare l’Hellfire club delle morti. Il gruppo è solo una community di appassionati di D&D di cui fanno parte proprio Mike e Dustin, insieme al nuovo eccentrico personaggio Eddie.

La trasformazione di Hopper

E Joyce? Scappa con Murray in Alaska dopo aver ricevuto un pacco in cui le viene comunicato che Hopper è vivo: la trasformazione di David Harbour in Bruce Willis è clamorosa. Lo ritroviamo schiavizzato e alle prese col Demogorgone (il mostro della prima stagione), tenuto anch’esso in prigionia dai Russi.

I personaggi e il cast

Tiriamo quindi le somme di questa prima parte, più lenta e noiosa del solito per gli altissimi standard di Stranger Things. Dobbiamo ringraziare Murray e Joyce per le risate, Steve per il coraggio, Dustin per le intuizioni, Robin per l’ironia e Hopper… davvero per tutto. Maya Hawke riconferma la sua bravura di attrice: impossibile definirla una raccomandata (è figlia della celebre Uma Thurman). Winona Ryder è un assoluto punto di riferimento, un’attrice che mi è davvero mancata in questi anni Duemila e che sono felice di aver ritrovato in una serie così speciale come Stranger Things. David Harbour subisce una metamorfosi pazzesca che lo renderà senza dubbio il protagonista di qualche film sci-fi dove dovrà salvare il mondo: in questa quarta stagione sta dando davvero il massimo.

Non voglio screditare il resto del cast, ma a livello di scrittura dei personaggi, c’è un grosso dislivello a mio parere. Erica, la sorella di Lucas, appare per dieci minuti nei sette episodi ed è più efficace di molti altri messi insieme. Incluso il fratello.

L’omaggio a Nightmare con Robert Englund

Menzione d’onore a Robert Englund, il famoso interprete di Freddy Krueger che omaggia la serie con un cameo. Non mancano le menzioni esplicite all’horror A Nightmare on elm street, né tantomeno i riferimenti: le strane visioni omicide, che sembrano degli incubi “che uccidono”, le ambientazioni negli ospedali e i fumi delle caldaie sono dei chiari omaggi alla saga cult. Ma Nightmare non è l’unico horror omaggiato: le scene in cui Undici viene bullizzata ricordano moltissimo quelle del film Carrie – Lo sguardo di Satana. Anche Stephen King ha apprezzato, segnalandolo su Twitter insieme al disagio di dover aspettare luglio per vedere il seguito della stagione.

La quinta stagione sarà l’atto finale

Per quanto riguarda la storia, invece, credo che siamo arrivati alla fine dei giochi. Netflix ha confermato la quinta stagione, ma già nella quarta il sipario sta iniziando a calare, come anche l’attenzione. Il settimo episodio ci fa intuire che Undici dovrà salvare il mondo per l’ennesima volta e che i suoi amici stanno preparando come sempre il terreno per un gran finale.

Alessia Pizzi

IL VOTO DEL PUSHER
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Laurea in Filologia Classica con specializzazione in studi di genere a Oxford, Giornalista Pubblicista, Consulente di Digital Marketing, ma soprattutto fondatrice di CulturaMente: sito nato per passione condivisa con una squadra meravigliosa che cresce (e mi fa crescere) ogni giorno!

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