Lady Gaga canta l’inno per Biden: sarà stata migliore di Aretha Franklin?

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20 gennaio 2021: Lady Gaga si presenta con una ghiandaia imitatrice appuntata sul vestito, o almeno così scherzano i vip su Instagram (n.d.r Sarah Michelle Gellar), forse per ironizzare sul tramonto di Trump richiamando la rivoluzionaria Katniss del film Hunger Games.

Nonostante la sua entrata trionfale, la popstar, non ha brillato nella performance per l’insediamento di Joe Biden e Kamala Harris.

Da una cantante di fama mondiale e dal talento innato forse ci si aspettava qualcosa di più in fatto di modulazione della voce. Lady Gaga parte in quarta cantando l’inno americano a pieni polmoni. Si prodiga in virtuosismi sempre più complessi sfoggiando la sua estensione vocale: è indubbiamente molto dotata. Ma la canzone sembrava un inno allo stadio.

Complice l’emozione – forse – non tanto per l’occasione in sé per sé, quanto piuttosto per quello che significa: l’America è finalmente libera da Trump e lo showbusiness americano si ri-palesa per celebrare.

All’insediamento di Trump, infatti, furono in molti a declinare l’invito di cantare l’inno americano, da Elton John a Celine Dion. Ma non solo: persino Andrea Bocelli e Il Volo non accettarono. E alla fine cantò Jackie Evancho, all’epoca diciassettenne partorita da America’s Got Talent. La sua interpretazione lirica fu molto suggestiva perché diversa dalle solite, ma comunque nella voce della cantante si può riscontrare l’esitazione e il timore di chi è ancora acerbo. E data l’occasione, lo capiamo. Ecco il video:

Regina indiscussa degli “insediamenti” è Beyoncé, che cantò per Obama. Una performance bellissima che tra queste tre arriva sicuramente al primo posto grazie ad una modulazione e ad un controllo della voce pazzeschi. Elegante, espressiva, Beyoncé… che fine hai fatto? Sicuramente hai fatto un playback! Già, perché poco dopo la performance la stessa cantante rivelò di aver optato per la registrazione per la paura di sbagliare. Si rifece, poi, qualche tempo dopo con la splendida interpretazione per il Super Bowl, naturalmente dal vivo.

L’inno americano oltre gli insediamenti presidenziali

L’inno americano, però, non viene cantato solo in occasione degli insediamenti presidenziali. Nel mondo dello sport solitamente è il vero e proprio protagonista. La stessa Lady Gaga cantò al Super Bowl 2016, facendo faville: era stata molto più elegante e suggestiva. All’altezza di Beyoncé, senza alcun dubbio.

Ma proseguiamo con la carrellata di voci femminili: corre l’anno 2012 quando la bravissima e precisissima Kelly Clarkson canta l’inno al Super Bowl. Ma alla sua esibizione mancano un pizzico di originalità e interpretazione.

Elegante e armata di pianoforte: nel 2013 Alicia Keys incanta lo stadio, ma si può fare di meglio!

Nel 2018 abbiamo l’esibizione di un’altra grandissima voce del pop: Pink. La performance è potente nonostante qualche incertezza alla fine, ma non convince del tutto: per l’intera durata del video sembra che non voglia stare lì a cantare l’inno. Probabilmente perché aveva l’influenza.

Nel 2020 anche Demi Lovato ha cantato l’inno americano al Super Bowl: analogamente a Lady Gaga fa spesso l’errore di urlare troppo, come se non riuscisse a contenersi. Le voci forti hanno la tendenza a strafare in queste occasioni: come se la bravura fosse legata all’acuto virtuoso a tutti i costi.

Era il 2002 quando Mariah Carey cantava al Super Bowl con la sua voce delicata e potente allo stesso tempo. Certo quel falsetto finale forse è stato un po’ troppo…

Molto differente l’esibizione di Cher, per la medesima occasione, nel lontano 1999. Timbro ed estensione molto lontani dalle cantanti osservate fino ad ora, ma tutto il carisma della star si concentra in una sola esibizione.

Prima di lei, nel 1991, una voce senza termini di paragone incantava il Super Bowl cantando l’inno americano: era quella di Whitney Huston. Entusiamo, voce pulita, sicura, in perfetto stile Whitney. Un’esibizione bellissima e difficile da emulare. Forse perché registrata, come quella di Beyoncé?

Nel 2020 ci ha provato anche Fergie all’NBA All-Star, con scarsi risultati. Nel tentativo di personalizzare la canzone, l’ha resa una sorta di lamento tutto uguale.

Anno 2010, Christina Aguilera arriva alla finale di NBA: attacca molto aggressiva e si lascia andare a davvero troppi virtuosismi. Sulla falsariga di Lady Gaga e Demi Lovato, anche lei è decisamente una “scream queen”!

Con Bebe Rexa alla finale MBL 2017 l’inno nazionale diventa un canto di Natale. Peccato, perché la cantante ha una timbrica davvero unica.

Con Taylor Swift – munita di chitarra luccicante – l’inno diventa una ninna nanna…

L’inno americano cantato da Ariana Grande

E qui arriviamo a una delle voci più promettenti degli ultimi anni: una che strilla spesso, ma che durante l’inno ha sfoggiato il meglio di sé. Ariana Grande. Ho trovato anche un video in cui canta lo stesso inno alla tenera età di otto anni. Era destino!

Dulcis in fundo: Aretha Franklin

Il 4 luglio 2009 arriva una Dea sulla Terra: Aretha Franklin lancia la sua magia. Ha oltre sessant’anni e fa sognare l’America e tutto il mondo con la sua performance. Anche l’inno americano diventa profondamente malinconico e struggente: improvvisamente si trasforma in una canzone di vero amore. L’emozione trabocca con la Regina del Soul.

Menzione speciale va a Celine Dion quando ha cantato God Bless America al Super Bowl: certo, non era l’inno, ma quell’esibizione non l’ho dimenticata a distanza di quasi vent’anni. Era il 2003.

Alessia Pizzi

Il testo in italiano dell’Inno Nazionale Americano:

Di’ dunque, puoi vedere nella luce del primo mattino
quel che, fieri, salutammo all’ultimo bagliore del crepuscolo,
le cui larghe strisce e stelle lucenti, nel pericolo della battaglia
fluttuavano valorosamente sui bastioni che osservavamo?
E il rosseggiar dei razzi, e le bombe che scoppiavano in aria
mostrarono, nella notte, che la nostra bandiera era ancora là.
Di’ dunque, lo stendardo lucente di stelle sventola ancora
sul paese degli uomini liberi, e sulla dimora dei coraggiosi?

Sulla costa, che pallidamente si scorge tra le nebbie marine,
ove l’altezzosa schiera nemica sta in un tremendo silenzio,
cos’è dunque che il vento, sull’erta torreggiante,
soffiando con forza ora nasconde, e ora rivela?
Ora cattura il barlume del primo raggio del mattino
che risplende sui flutti con riflessi di gloria:
E’ lo stendardo lucente di stelle! Ch’esso sventoli a lungo
sul paese degli uomini liberi, e sulla dimora dei coraggiosi.

E dov’è mai quella banda, che giurò, nella sua vanagloria,
che la rovina della guerra e il caos della battaglia
non ci avrebbero mai più permesso di avere una casa e un paese?
Il loro sangue ha cancellato anche il puzzo dei loro sporchi passi.
Nessun rifugio potrebbe salvare il mercenario e lo schiavo
dal terrore della fuga o dalla cupezza della tomba:
E lo stendardo lucente di stelle sventola trionfante
sul paese degli uomini liberi, e sulla dimora dei coraggiosi.

E così sia per sempre, quando uomini liberi dovranno
scegliere tra le loro amate case e la desolazione della guerra!
Benedetta dalla vittoria e dalla pace, la nazione salvata dal cielo
renda lode alla Potenza che ci ha creati e preservati come nazione.
Indi vincer dobbiamo, ché giusta è la nostra causa,
e questo sia il nostro motto: “Abbiamo fede in Dio.”
E lo stendardo lucente di stelle sventolerà in eterno
sul paese degli uomini liberi, e sulla dimora dei coraggiosi!

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