“Dolceroma”: mix di commedia e action movie in salsa italiana

Lorenzo Richelmy

Lorenzo Richelmy è protagonista di “Dolceroma”, nelle sale dal 4 aprile, prodotto e interpretato anche da Luca Barbareschi, con un cast scoppiettante.

Lo ammetto: mi sono seduta nella sala, pronta a vedere un film pretenzioso e deludente. Avete presente un certo cinema italiano che vuole “fare l’americano”? Che nel trailer promette azione hollywoodiana e poi ne offre solo un’imitazione venuta male?

E invece no. “Dolceroma” intrattiene e, pur avendo i suoi difetti, mantiene le promesse. Merito, probabilmente, di un cast numeroso di ottimi attori, che sembrano aver trovato un buon affiatamento e del regista Fabio Resinaro.

La trama è molto liberamente ispirata al romanzo “Dormiremo da vecchi” di Pino Corrias. È  la storia del giovane scrittore Andrea Serrano (Lorenzo Richelmy) e del produttore cinematografico Oscar Martello (Luca Barbareschi).

Andrea sbarca il lunario a Milano lavorando in un obitorio. Cerca di prendere in mano la propria vita, scrivendo un romanzo, “Non finisce qui” e pubblicandolo a pagamento. Insomma, vorrebbe essere “il protagonista e lo scrittore” della propria vita. Ma si sente solo “la comparsa, sfocata, nella vita di qualcun altro.

Fortuna vuole che Oscar Martello legga il libro e colga il potenziale cinematografico della storia. Chiama il giovane autore e lo invita a venire a Roma. Qui inizia per Andrea un percorso verso l’inferno, apparentemente guidato dal produttore senza scrupoli e, in generale, dal sistema “cinema” e dalla città di Roma. In realtà, lo spettatore capisce, più o meno presto, guardando “Dolceroma”, che Andrea è un membro di quella generazione che si sente fuori dal sistema – per usare le parole di Pino Corrias in conferenza stampa – quasi escluso da esso, ma sa già come entrarci e restarci dentro. Lo accetta, vi si adegua.

Andrea Serrano e Oscar Martello si incontrano e si scontrano durante la realizzazione del film e sembrano quasi la nemesi l’uno dell’altro.

Quando Andrea si definisce come uno scrittore alla ricerca della bellezza e dell’armonia, che vorrebbe portare nella sua vita piena di caos e di casualità, Oscar gli dirà che la bellezza è il risultato di rischio e strategia.

I capitali a disposizione per realizzare il film sono modesti, il regista (Luca Vecchi) è incompetente e il risultato è disastroso. Ma Oscar Martello non può permettersi un fallimento. Il film deve uscire. La ricca e affascinante moglie (Claudia Gerini) e il distributore Remo Golia (Armando De Razza) gli fanno pesanti pressioni.

Così, Andrea e Oscar decidono di puntare sulla promozione della pellicola: inventeranno il rapimento, da parte della camorra, della protagonista Jacaranda Ponti (Valentina Bellè). L’attenzione dei media trasformerà “Non finisce qui” in un  film cult imperdibile.

Il regista Fabio Resinaro voleva riservare al film un trattamento “di genere”, ma non ha fatto un film di genere, perché in “Dolceroma” i generi sono almeno tre: commedia, azione, thriller.

Ha girato, in realtà, anche un film di meta cinema, non unico nel panorama italiano attuale. Sembra mantenere l’intento e le atmosfere del romanzo. Ma è un prodotto comunque molto diverso, secondo quanto dichiarato in conferenza stampa da Pino Corrias. Ciononostante, anche nel film si sentono gli echi de “La Grande Bellezza”, di cui il romanzo descriveva la vera faccia, come alcuni critici come Goffredo Fofi e Stefano Pistolini hanno notato nel romanzo.

L’inizio ha un ritmo concitato e un sonoro fin troppo chiassoso, con la colonna sonora che copre quasi completamente parole e dialoghi. Ma, superati i primi minuti, il problema svanisce e resta, prevalentemente, il ritmo. Le scene si susseguono veloci e in alcuni momenti si sovrappongono.

Il montaggio, quindi, diventa l’elemento portante del film. Si fosse sbagliato quello, “Dolceroma” avrebbe perso la sua parte migliore e la sua essenza. Quindi, chapeau alla montatrice Luciana Pandolfelli, oltre che al regista Fabio Resinaro.

Un altro difetto trovato all’inizio del film è che risulta troppo evidente a chi conosce la Capitale che le poche scene ambientate a Milano, in realtà, sono palesemente girate su Via Nazionale a Roma. Ecco, in certi casi non basta aggiungere un cartello con il simbolo di un altro Comune per rendere credibile una location. Ad onor del vero, questa sciatteria si può considerare un “peccato veniale”. Ma stride un po’ in un film che, invece, fa molto uso di effetti digitali e in cui sarebbe bastato non girare scene all’aperto nella parte del film in cui il protagonista vive a Milano.

Come film di intrattenimento “Dolceroma” è un ottimo prodotto, non annoia, diverte nelle scene che si vogliono comiche e crea tensione in quelle da thriller.

Il cast è azzeccato, al servizio di un soggetto e una sceneggiatura più che dignitosi. Barbareschi domina la scena, ma sia Lorenzo Richelmy che Valentina Bellè gli tengono testa benissimo. All’altezza risultano anche gli interpreti dei personaggi più marginali, ma ottimamente caratterizzati, come la manager Milly (Iaia Forte) e il poliziotto Raul Ventura (Francesco Montanari). Tra tutti, però, spicca Libero De Rienzo, esilarante boss camorrista.

Claudia Gerini è un’impeccabile ape regina che produce il miele “Dolceroma”, in cui si gode anche un bagno lussurioso in una scena emblematica del film. La città del cinema – come dice il regista Resinaro – “diventa il contenitore metaforico di un dolce veleno che intrappola in una spirale velenosa tutti i personaggi”.

Stefania Fiducia

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