Cinque film sui freaks: quei diversi che chiamavano “mostri”

Nani, giganti, gemelli siamesi, ermafroditi, donne barbute, uomini scheletro, microcefali, geeks: questi “strani” personaggi stimolano da sempre l’immaginazione e la curiosità degli esseri umani.

La rappresentazione/spettacolarizzazione del corpo straordinario inizia quindi fin dall’età della pietra e continua nei secoli successivi.

Re egizi,  nobili romani, aristocratici europei, fino al Settecento, ospitano nani e buffoni; nel Rinascimento le cosiddette “ballate mostruose” descrivono le malformazioni fisiche; gli intellettuali illuministi collezionano cadaveri di corpi mostruosi nei musei delle curiosità.

Questi “mostri” nel corso dell’Ottocento acquistano poi perfino un carattere commerciale: alcuni imprenditori sfrutteranno i freaks traendo profitto dalla loro esibizione.

A New York, il museo fondato da P. T. Barnum è infatti lo spettacolo più popolare negli Stati Uniti e i fenomeni da baraccone ne costituiscono l’attrazione principale.

Sandrine Lemaire in Zoo umani: dalla Venere ottentotta al reality show scrive:

“Ciò che Barnum inventa in quel periodo è la messa in scena di mostri in un centro divertimenti, programmando conferenze scientifiche, spettacoli di magia, di danza o rappresentazioni teatrali. Si trattava di un nuovo genere di spettacolo urbano[…]”.

L’Ottocento è dunque un’epoca di innamoramento di massa per la mostruosità.

Circhi, fiere, carnevali prosperano in tutto l’occidente per il grande piacere del popolo e il massimo profitto degli impresari.

Dalla fine del XIX secolo però il cosiddetto freak show  non sarà più considerato un’attività redditizia.

Il cinema diventa infatti il nuovo canale di comunicazione di uno sguardo sul mondo.

Vi propongo quindi cinque film sui Freaks partendo dall’omonimo capolavoro di Tod Browning.

Freaks

In un circo pieno di “mostri”, il nano Hans si innamora perdutamente della diva Cleopatra. Apprendendo che Hans è venuto in possesso di una ricchissima eredità, la donna decide di sposarlo.

Il piano è di uccidere il nano dopo il matrimonio per impossessarsi dei suoi beni.

Elephant man (1980)


Il film racconta la storia della vita di John Merrick. Il povero deforme viene scoperto dal dottor Frederick Treves, durante uno spettacolo di strada gestito dal malvagio Bytes.

Treves salva l’uomo elefante da una vita di sfruttamento e umiliazione facendolo ricoverare nell’ospedale di Londra e raccogliendo, con una sottoscrizione pubblica, una somma di denaro sufficiente a mantenerlo fino alla morte all’interno della struttura sanitaria.

Dietro la maschera (1985)

Dietro la maschera è la storia dell’ultimo anno di vita di Rocky Dennis, un sedicenne californiano affetto da una malattia rara: è nato con un eccesso di calcio che gli provoca uno sviluppo eccessivo delle ossa del cranio, a causa del quale sembra portare una maschera leonina.

La scienza medica non può intervenire in alcun modo: l’unica prospettiva è la morte precoce.

Edward mani di forbice (1990)

Una rappresentante va a proporre i propri prodotti cosmetici allo strano inquilino di un castello. Conosce così Edward un ragazzo che al posto delle mani ha delle enormi forbici. Quando la donna cercherà di farlo entrare in società il baratro che divide la gente normale dalla persona “diversa” renderà tutto difficile.

Fratelli per la pelle (2003)

Bob e Walt sono due gemelli siamesi che gestiscono un fast food e riscuotono successo anche nello sport.

I due fratelli sono molto diversi tra loro: Bob è timido e introverso, mentre Walt è tanto esuberante da decidere di tentare la fortuna come attore a Hollywood.

Tutti i film proposti suggeriscono l’idea che la mostruosità non appartenga ai freaks, bensì a coloro che si sono autodefiniti “normali”.

In Freaks il vero mostro è Cleopatra. Inoltre Browning nella sua riflessione coinvolge lo spettatore cinematografico, un voyeur che guarda ossessivamente creature che si distinguono dalla “normalità” soltanto per la diversità del corpo.

In The Elephant man Lynch mostra come la corruzione morale appartenga a personaggi “normali” che si rendono colpevoli, poiché sfruttano il fenomeno da baraccone a proprio vantaggio.

In Mask Bogdanovich presenta individui ottusi e incapaci di comprendere il “diverso”: alcuni compagni di scuola deridono Rocky Dennis e lo emarginano solo per il suo aspetto estetico.

Anche Burton, in Edward scissorhands, mette in luce la mostruosità interiore dei cittadini di periferia.

Infine i Farrelly, in Fratelli per la pelle, mostrano il mondo, portatore di handicap, dello spettacolo. A Hollywood Bob e Walt conoscono persone più “mostruose” di loro: dall’agente nevrotico senza scrupoli, fino a Cher, legata sentimentalmente a un minorenne.

Sembra che i cineasti vogliano imporre allo spettatore cinematografico una riflessione sulla mostruosità, sottoponendogli il seguente interrogativo: “Chi è il vero mostro?”.


Valeria de Bari

Foto di Markus Spiske da Pexels



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