Un tiepido applauso dà il benvenuto al “Delitto e castigo” di Bogomolov

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Delitto e castigo trama

Il 3 aprile scorso ha debuttato al Teatro Argentina di Roma l’adattamento di Konstantin Bogomolov del romanzo di Fedor Dostoevskij.

Questa versione irriverente di “Delitto e castigo” resterà in scena fino al 15 aprile al Teatro Argentina. Chiariamo fin da subito che questo adattamento non ci ha convinto.

Il regista, Konstantin Bogomolov, sostiene che “bisogna accostarsi a Dostoevskij con leggerezza“. Tuttavia, il suo adattamento non ci è sembrato poi così “leggero” ed ironico. Gli è riuscito meglio, invece, rifiutare l’approccio romantico di “Delitto e castigo” ed abbracciarne il cinismo. D’altronde, a differenza che negli altri romanzi di Fedor Dostoevskiji, qui l’ironia è quasi assente.

L’inizio della rappresentazione è molto promettente. Il sipario è già alzato e in scena c’è un salotto in stile nordico anni ’60, linee essenziali ed eleganti, quattro schermi che faranno quasi da secondo palcoscenico. Ad esempio, da quelli vedremo la polizia che interroga il sospettato del delitto. L’intento di Bogomolov di attualizzare la vicenda è riuscito dal punto di vista scenico.

Entrano a turno i personaggi a ritmo di musica techno-dance. Si pensa di assistere ad un adattamento contemporaneo, provocatorio e dissacrante al punto giusto. Il protagonista, Raskolnikov, fa il suo ingresso a suono di rap. Non parla, rappa. Non è un ex studente russo, ma un giovane immigrato africano che uccide due donne bianche.

Il delitto è rappresentato in modo ancora più violento: la vecchia usuraia muore soffocata da un rapporto orale imposto dal protagonista Raskolnikov.  La figlia, incinta, viene uccisa a colpi di accetta – come nel capolavoro della letteratura russa – dando alla luce il bambino che aspetta, a sua volta affogato nell’acqua di un vaso.

Ciò che non ha entusiasmato sono stati proprio l’adattamento e la regia di Bogomolov.

In questo “Delitto e castigo” c’è molto di provocatorio ma poco di convincente. Potremmo anche essere noi a non averlo capito abbastanza, ma in realtà l’impressione che abbiamo avuto che in sala la delusione fosse condivisa da molti. Al momento del saluto finale gli attori hanno ricevuto dal pubblico degli applausi alquanto tiepidi. In realtà, tutti gli interpreti avrebbero meritato un maggior riconoscimento, visto che le loro interpretazioni sono state ottime.

Delitto e castigo

Al teatro Argentina non abbiamo ritrovato nulla del “Delitto e castigo” di Dostoevskij. Apparentemente, all’inizio Bogomolov sembra semplicemente volerlo rendere più feroce. Ma è una ferocia un po’ fredda. Non ci sono la drammaticità e l’introspezione necessaria per capire o anche soltanto per scandagliare le motivazioni del duplice delitto. Nel romanzo, l’autore, il protagonista e il lettore non fanno altro che chiedersi perché Raskolnikov abbia ucciso. L’ex studente squattrinato non fa che tormentarsi , anche quando delira dalla febbre o lucidamente trova il modo di sfuggire alle domande scomode di ispettori ed amici. Nell’adattamento in scena al Teatro Argentina sembra rimanere solo l’ansia al cospetto dell’inquirente.

Vero è che l’idea del regista Bogomolov è che “il dubbio se sia giusto o meno uccidere non è più un argomento così attuale … è importante  quindi dare nuova linfa a queste domande e nuova vita all’argomento“. Tuttavia, non siamo così sicure che la premessa corrisponde alla realtà. In ogni caso, non ci sembra raggiunto l’obiettivo di dare nuova linfa alle domande sulla giustificazione di uccidere.

Peccato che “Delitto e castigo” inizi con brio, ma continui e finisca annoiando.

E’ un po’ un’occasione mancata, perché è una versione coraggiosa, piena di trovate potenzialmente divertenti, che generano stupore.

Siamo rimasti, tuttavia, molto colpiti dalla bravura di tutti gli attori. Un plauso particolare, però, deve andare ad Enzo Avetrano, che nel ruolo dell’alcolista Marmeladov, la cui morte innesca una sorta di desiderio di espiazione in Raskolnikov, ci regala il monologo più struggente di tutta la rappresentazione.

Stefania Fiducia

Le fotografie sono state tratte dal sito web del Teatro Argentina di Roma

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