Le lingue morte sono “live” su Athena Nova

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A cosa servono il greco e il latino? Un pregiudizio diffuso si radica sulla certezza che non servano a nulla. Sono lingue morte. Sono lingue inutili. Sembra quasi un sillogismo, non così logico se ci pensiamo bene.

Antefatto

Mi sono imbattuta in Athena Nova per caso, scrollando la home di Facebook: mi ha colpito una pubblicità sui corsi di… sumero. Da antichista non ho potuto fare a meno di soffermarmi, di aprire il sito, di volerne sapere di più. Non mi sembrava vero che per una volta l’antico incontrasse il moderno, le lingue morte il digitale.

Così, navigando sul sito web scopro che ci sono tantissimi corsi da frequentare: lingua greca, latina, sumerica, aramaica, persino ittita. Allora mi iscrivo al corso sulla lingua ittita: le giornate lavorative sono tutte uguali e la Pandemia non aiuta di certo. Le lezioni si svolgono online, la sera: i più simpatici penseranno che voglio darmi il colpo di grazia dopo una giornata in smart working, e invece…

Non solo mi iscrivo, ma decido anche di parlare con Fabio Copani, docente di greco antico con un’ampia esperienza di digital marketing, che ha fondato questa inedita startup partendo con tre docenti (oltre a lui, Narno Pinotti ed Enrico Tanca) e utilizzando una piattaforma per le lezioni online da lui sviluppata, per poi arrivare ad aprire un vero e proprio centro culturale con ben 17 docenti.

A cosa servono le lingue morte?

Quando mi fanno questa domanda capisco di avere davanti persone che si sono scordate un pezzo di sé e la cui l’esistenza si basa sull’avere un lavoro e quindi uno stipendio per comprare beni e servizi. Ogni essere umano ha bisogno anche di altro, e se dimentichi la creatività, stai rinunciando alla tua possibilità di essere felice.

Fabio Copani

Afferma Fabio, aggiungendo che spesso le persone si accontentano della propria mansione lavorativa col risultato di vivere un’ esistenza frustrante. Del resto l’arte, la musica e la storia non hanno un risvolto pratico nel presente e quindi possono essere tranquillamente considerate inutili.

Lo dimostrano i commenti sotto i post della pagina facebook di Athena Nova dedicati ai corsi offerti dalla piattaforma:

Ah, questo è fondamentale!

Fate ridere, andate a lavorare…

Questo lo mettiamo subito nel CV!

Le opinioni su questo genere di corsi restano sempre le stesse, senza neppure aver provato. Ma del resto la cultura non ha ma avuto un ruolo di rilievo nella nostra società, basti pensare alla condizione in cui si trovano i teatri da un anno a questa parte. Si fa presto a dire cultura, un po’ meno presto a farla, ancora meno presto a supportarla.

Il ruolo sociale degli insegnanti

Molto interessante la riflessione di Fabio sul ruolo degli insegnanti. Secondo lui, infatti, chi insegna dovrebbe avere un ruolo sociale finalizzato ad aiutare tutti ad acquisire conoscenze letterarie, a prescindere che servano o meno alla professione che svolgono quotidianamente. Il ruolo del docente dovrebbe quindi essere ben chiaro e portato avanti anche dall’Accademia, specialmente in ottica di evoluzione e sopravvivenza: “Se non servi perché dovrei finanziarti?”.

Se non diamo giusta importanza alla cultura nella nostra società rischiamo un’estinzione di massa a forza di tagli. Il concetto di “utilità” è molto relativo e un’interpretazione sbagliata può causare parecchi danni. Il pregiudizio ci intasa menti e orecchie sin da piccoli, quando i genitori ci fanno capire che non si mangia diventando artisti o musicisti e che bisogna sempre avere da parte il famigerato “PIANO B”. Spesso, però, il Piano B diventa il Piano A fino ad occupare tutta la nostra esistenza. E molti dimenticano quelle passioni che li accendevano in tenera età, appunto perché “inutili”, visto che non danno da mangiare. Ma anche l’anima è famelica e questo non andrebbe dimenticato.

Un metodo didattico differente

Vi ricordate nel film “Smetto quando voglio” quando i latinisti parlano latino durante le loro ore di servizio alla pompa di benzina?

Se la scena vi ha fatto sorridere per la sua assurdità, dovete fare un passo indietro e pensare che tutto il tempo speso a tradurre al liceo potrebbe non essere necessario. Fabio mi racconta di essersi chiesto se la didattica del greco e del latino fosse sempre stata così, e la risposta è negativa: ereditiamo dalla Prussia dei primi dell’Ottocento il rigido metodo di insegnare tutta la grammatica, per poi iniziare a tradurre. Prima gli umanisti avevano un altro approccio, simile a quello proposto da Athena Nova:

Impari piccole frasi e inizi a dialogare, ispirandoti alle parti dialogiche degli autori classici, come Platone. Non è facile, ma è una sorpresa perché inizi a leggere e a capire. In questo modo si riattiva un contatto diretto con l’autore antico: prima il tuo scopo era solo tradurre, quindi dimenticavi che dall’altra parte qualcuno ti stava parlando.

Fabio Copani

Una nuova connessione con l’autore antico, un messaggio da recepire. Un dialogo tra presente e passato e non un vocabolario su cui sbuffare fino a tardi per poi maledire tutti e cinque gli anni delle superiori. Con questa idea Fabio ha tirato su l’ecosistema di Athena Nova, un nome tra il greco e il latino, un progetto che agli occhi dei più “non può funzionare”, eppure funziona.

“Non pensiamo al business, ma alle cose fatte bene: docenti appassionati e attenzione alla tecnologia.”

Non resta che provare, allora. Ad maiora!

Alessia Pizzi

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