“Smetto quando voglio – Ad Honorem”: la prima evasione nerd della storia

Smetto quando voglio Ad Honorem

Inizia come un vero film d’azione e chiude una saga di successo “Smetto quando voglio – Ad honorem”, in uscita al cinema il 30 novembre 2017.

Si presenta il cattivo, Walter Mercurio (Luigi Lo Cascio), in tutta la sua cieca e lucida follia. Un flashback racconta la fase iniziale del suo piano diabolico. Lui ha sintetizzato del gas nervino ed ora è pronto a fare una strage . Solo “le migliori menti in circolazione” possono fermarlo.

La banda dei ricercatori, quindi, dovrà ricomporsi e non senza difficoltà, visto che sono tutti detenuti in carceri diverse. Oltretutto, avranno bisogno dell’aiuto dello storico nemico Er Murena (Neri Marcorè).

L’incipit dimostra che “Smetto quando voglio” è una vera e propria saga. Infatti, i tre film vanno visti (o rivisti) insieme. Le storie sono parallele e le trame si intrecciano. Si usano numerosi flashback, che possono, però, mandare in confusione gli spettatori che non hanno “ripassato” le puntate precedenti.

D’altronde, però, fin dall’inizio la saga era stata concepita come una trilogia. Le singole pellicole dovevano mantenere una forte base comedy, per poi andare in direzioni diverse.

Il primo, “Smetto quando voglio” era effettivamente una commedia all’italiana, che prendeva spunto esplicitamente da una grande serie tv americana, “Breaking bad”.

Nel secondo, “Smetto quando voglio – Masterclass”, l’ispirazione erano i polizieschi e i western all’italiana, con un avvincente, quanto improbabile ed esilarante, assalto al treno.

Il terzo film, “Smetto quando voglio – ad honorem”, in uscita il 30 novembre, è l’epilogo ,“rimette insieme i pezzi” e chiude eventuali sospesi aperti nei precedenti episodi.

A realizzare il film ci sono ancora Sydney Sibilia alla regia, autore anche del soggetto e della sceneggiatura insieme a Francesca Manieri e Luigi di Capua e i produttori Domenico Procacci (Fandango) e Matteo Rovere (Groenlandia), con Rai Cinema.

Si ride molto, come nei primi due film della trilogia. Ma in questo terzo episodio si vede forse una dose un po’ eccessiva di retorica.

Probabilmente, ciò è dovuto all’entrata in scena di un personaggio spietato, di cui andavano spiegate le motivazioni profonde e alla sfida finale tra il cattivo e il buono Pietro Zinni (Edoardo Leo), leader della banda dei ricercatori.

Gli autori volevano portare la saga ad un livello più dark ed epocale e ci sono anche riusciti, ma questo aspetto è il meno convincente del film.

Diversamente, è riuscito benissimo il riannodo dei vari momenti della narrazione, grazie all’efficace montaggio di Gianni Vezzosi.

Inoltre, “Smetto quando voglio – ad honorem” conferma la capacità del regista Sydney Sibilia di far funzionare un gruppo di ottimi attori. Il ritmo e i tempi comici sono perfetti.

Il film è corale, ma ogni personaggio ha il giusto spazio. Ogni interprete è valorizzato e riesce ad apportare credibilità al proprio ruolo.

Questo è quel tipo di film in cui tutti gli attori sono bravissimi, le interpretazioni credibili e il risultato d’insieme centra l’obiettivo.

Smetto quando voglio ad honoremLa forza dell’intera trilogia di “Smetto quando voglio” è sempre stato l’ottimo feeling tra gli interpreti e il suo successo ha avuto ripercussioni positive.

Non potendo menzionare tutti gli attori e le scene che meglio li mettono in risalto, ci limitiamo a segnalare due presenze: Peppe Barra, nel ruolo del simpaticissimo e illuminato direttore del carcere di Rebibbia; Stefano Fresi (il chimico Alberto), che dà prova anche di ottime capacità come cantante d’opera.

I cinefili non potranno non apprezzare, in “Smetto quando voglio – ad honorem”, anche i vari richiami al cinema italiano del passato, il più evidente dei quali è a “I soliti ignoti”.

Ci fa piacere anche sottolineare che il grande successo dei primi due film non ha solo messo in luce, attraverso un’opera artistica, la scandalosa situazione della ricerca italiana e il dramma di una generazione di ricercatori. Ha anche dato un piccolo contributo alla valorizzazione del lavoro scientifico dell’università italiana.

Infatti, l’ambientazione di alcune scene negli spazi dell’Università La Sapienza di Roma ha contribuito a finanziare un progetto di ricerca annuale per un giovane ricercatore.

Motivo in più per andare a vedere “Smetto quando voglio – ad honorem”, anche se riderete un po’ amaro.

Stefania Fiducia

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