Covid-19: quando arriva il turno del mondo dello Spettacolo?

chiusura teatro covid 19

Il Covid-19 quest’anno ha messo il mondo intero di fronte a determinate realtà. Ci ha ricordato che, per quanti sforzi salutari e ricerche specializzate si possano fare, il corpo umano non sarà mai eterno, riportandoci con i piedi per terra. Ci ha mostrato quanto un abbraccio o una stretta di mano, per non parlare di un bacio, in realtà, fossero dei tesori da custodire. Ha costretto molti a prendere una posizione su quali fossero le priorità, in primis le Istituzioni.

Queste, infatti, si sono trovate oggettivamente con le spalle al muro, poiché dovevano gestire una situazione che (impossibile negarlo) è risultata senza precedenti. Come proteggere le persone? Tenendole distanti…In che modo? Lasciando molte attività, in sospeso. Giustificabile, i primi tempi.

Sono però passati mesi e la Scienza – quella vera a cui chiediamo i miracoli dal dolore al mignolo fino ai Mali che ancora non hanno soluzione – è riuscita a fare passi da gigante, che si voglia credere o no. Tamponi, vaccini, monitoraggi, consigli: tutto per poter prevenire ed arginare un pericolo.

Lentamente la vita e il lavoro hanno ripreso il loro percorso. Altre però no. Turismo, ristorazione, sport ne danno un esempio. A queste si uniscono cinema e teatri, con annesse scuole ed accademie.

La domanda che sorge è: perché?

Più ci guardiamo intorno e più vediamo che il Profitto e la Finanza hanno preso un pochino il sopravvento. Tutto deve fare impresa, tutto deve avere un unico scopo: produrre denaro. Non esiste però solo quello; e mai come ora è giusto ribadirlo!

Non posso farmi ambasciatore di realtà che non conosco in maniera attiva, ma di una, mi permetto, di parlare.

Frequento il mondo teatrale da quando ero minorenne, da spettatore prima e da attivo partecipante dopo, in veste di attore, regista e (appunto) critico. Neanche in periodi in cui veramente il Teatro era con l’acqua alla gola (periodo che purtroppo non è mai cessato) si è visto un futuro così tetro.

Gran parte della causa è da attribuirsi al periodo storico che stiamo vivendo, dove uno dei più grandi cancri è lo stare zitti. Il silenzio generazionale nei confronti dei tagli all’istruzione e a tutto ciò che è inerente al Sapere, ha portato una strana credenza secondo cui “con la Cultura non si mangia”, con la conseguenza che, se possiamo togliere qualcosa, possiamo partire da lì! La realtà, però, è ben diversa!

Nel mondo teatrale, così come nel cinema, ma anche in quello turistico, museale e sportivo, non ci sono solo strutture, luci e attrezzatura (che siano banchi, tapis roulant o costumi). Nelle scuole, a parte professori e alunni, ci sono bidelli e custodi; nelle palestre gestori ed istruttori; nei cinema e nei teatri – oltre agli scontati attori, ballerini e registi – ci sono costumisti, fonici, addetti alle luci, truccatori, addetti stampa.

Tutti hanno un minimo comune multiplo: pagano le tasse, comprano beni e usufruiscono dei servizi. Tutti in attesa di risposte che non arrivano. Tutti con un affitto o un mutuo da pagare, ma che spendono per poter comprare lo stretto indispensabile; e non parliamo di videogiochi o braccialetti all’ultima moda, ma di cibo e vestiti.

Coloro che sono usciti dalla quotidianità post-covid nel periodo estivo, hanno potuto constatare che teatri, sale prove, sale di incisione da canto sono state in prima linea per la prevenzione. Tutti con igienizzatori per ambienti e mani; pistole misuratrici di temperatura corporea, se non addirittura termo-scanner. Investimenti. Soldi. Per cosa? Per tasse che torneranno a battere la porta e scadenze che sono semplicemente rimandate, senza possibilità di poter lavorare.

Quello che infatti molti si dimenticano è che l’Arte della Recitazione è un lavoro. Non ci si improvvisa attori o registi, per non parlare dei tecnici o dei ballerini. Lo studio è grande, profondo, che impiega anni ed è sempre in continua evoluzione. Il guaio è che non si vuole dare dignità a queste professioni, perché ritenute, all’atto pratico, poco utili.

Durante il primo lockdown, però, cosa ha tenuto alto il morale della gente a casa? Cosa ha dato una speranza in più o, comunque, è riuscito ad abbassare la tensione? L’Arte, in tutte le sue forme!

Abbiamo chiesto alle parole di grandi autori di tenerci compagnia nella carta stampata. Al mondo dell’arte visiva, di distrarci con monologhi, interviste, curiosità e molto altro, che fosse in tv, in streaming o prendendo qualcosa dalla nostra videoteca. I cantanti e la musica ci hanno fatto credere, mentre eravamo su quei balconi, che forse un mondo migliore ci sarebbe stato. Grandi iniziative sono partite da parte del mondo culturale, compreso il nostro blog.

Il mondo artistico, quello vero, è sempre abituato a lavorare in condizioni precarie e senza troppa attenzione. Il Teatro e la Recitazione però sono il sintomo del sentire dell’essere umano. Gli attori (come i ballerini, i cantanti ed altri artisti) rendono concreta l’astrattezza dei sentimenti e dell’Emotività. Grazie alla Recitazione, al Ballo, al Canto, alla Pittura e alla Scrittura, gli adolescenti parlano più facilmente con se stessi; escono miliardi di personalità da tempo oppresse da pressioni psicologiche.

L’assenza di questo settore, inaridisce l’animo umano; ed un animo arido è arrabbiato, scontento, prepotente e nevrotico.

Cito infatti le parole di una grande donna di teatro, un’Attrice quale Paola Borboni, che nel 1979, nella 4° puntata dell’ottava stagione del programma Rai Ieri e Oggi, diceva al presentatore (nonché regista) Luciano Salce:

“Perché il Teatro deve allo spettatore qualche cosa; e quando il Teatro non c’è – ricordati – c’è la rivoluzione in piazza, perché il Teatro è un indice della Vita Civile”

Francesco Fario

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