“Il Signore degli Anelli – Gli Anelli del Potere”: la recensione del primo e del secondo episodio

gli-anelli-del-potere-recensione-primo-secondo-episodio

Per gli amanti del genere fantasy, gli ultimi giorni d’agosto e di inizio settembre sono stati davvero emozionanti. Dopo il ritorno a Westeros con House of the Dragon, si torna anche nella Terra di Mezzo. Questa volta non è merito di Peter Jackson, regista delle due trilogie di successo Il Signore degli Anelli e Lo Hobbit, ma di Patrick McKay e JD Payne, showrunner della nuovissima serie Il Signore degli Anelli – Gli anelli del potere.

Su Prime Video sono disponibili i primi due episodi. Gli altri 6 usciranno a cadenza settimanale ogni venerdì alle 6 di mattina.

Alla scoperta della Seconda Era

A differenza delle opere cinematografiche, la serie non si concentra sugli eventi della Terza Era, ma su quelli della Seconda. Nonostante questo, ritroviamo personaggi già noti – Galadriel ed Elrond – e lo stesso nemico da sconfiggere, Sauron, che proprio durante quest’epoca forgia gli Anelli del Potere.

Nei primi due episodi, però, non vediamo nulla del genere. Sauron e i suoi orchi sono per molti un lontano ricordo tranne che per Galadriel. L’elfa ha visto suo fratello soccombere alla potenza di Sauron e sente ancora la sua terra minacciata dalla presenza del male. Decide così di andare alla ricerca del nascondiglio del nemico e di vendicare la morte del suo familiare. Tuttavia, nessuno intorno a lei sembra disposto a crederle o ad aiutarla. Il re di Lindon, la terra degli elfi, decide addirittura di allontanarla dalla Terra di Mezzo fingendo una promozione. Elrond stesso la convince a salire sulla nave, anche con l’inganno. Poco prima di entrare nella luce, Galadriel decide di ritornare indietro e di portare avanti la sua missione. Nel rientro incontrerà l’umano Halbrand che, tra non detti e battute scontrose, le darà conferma dei suoi sospetti.

Del tutto nuova e da scoprire è, invece, la storia di Nori, la Pelopiede che vive insieme alla sua famiglia e alla sua gente lontana dagli altri popoli della Terra di Mezzo, proprio come gli Hobbit. La ragazza ha un carattere avventuroso e cerca di fare di tutto per fuggire la routine. Durante una notte, vicino al villaggio dei Pelopiedi, dal cielo cade una palla infuocata. Nori va subito a vedere e scopre che all’interno c’è un misterioso “gigante” a cui dà aiuto e soccorso pur nella difficoltà delle comunicazioni.

Non poteva mancare la storia d’amore impossibile tra razze diverse. Dopo Aragorn e Arwen e Kili e Tauriel, ci sono Arondir e Bronwyn. L’elfo ha vegliato sul villaggio in cui vive la donna per quasi un secolo. Proprio nel momento in cui gli viene ordinato di tornare a casa, si rende conto che c’è qualcosa che non va. Poco dopo, nella casa di Bronwyn compare un orco e il figlio di lei, Theo, trova una lama spezzata misteriosa e oscura.

Nel secondo episodio abbiamo l’opportunità di vedere gli splendori del regno di Khazad-dum all’epoca del principe Durin, amico di Elrond. Il nano e suo padre sembrano nascondere un importante segreto.

Essere fedeli allo spirito di Tolkien (e di Jackson)

Come per Peter Jackson non fu semplice dar vita al mondo ideato da Tolkien, così per McKay e Payne non deve essere stato facile realizzare questo progetto. Jackson aveva la responsabilità di tradurre in immagini uno dei libri che ha rivoluzionato il genere fantasy e che da anni vive nell’immaginazione di lettori e lettrici. In questi casi, la passione può facilmente tramutarsi in fanatismo e non è semplice portare sullo schermo un testo così tanto studiato e amato. Il risultato è stato da Oscar e ha accontentato anche i più scettici. Andare a toccarlo poteva comportare due esiti: il disastro più totale oppure la realizzazione di un ottimo prodotto televisivo che permettesse ai fan di lunga data del Signore degli Anelli di vivere altre avventure all’interno di quella realtà così attentamente ricreata dalla penna di Tolkien.

Questa è la sfida davanti alla quale si sono ritrovati gli showrunner. Sfida che a me sembra tendere verso la luce, almeno giudicando i primi due episodi.

Pur trattando eventi diversi, c’è continuità tra ambientazioni, colonna sonora, abiti e anche modo di esprimersi dei diversi personaggi. Vedendo le puntate in lingua originale è possibile rendersi conto che la lingua degli elfi è molto più poetica di quella utilizzata dagli uomini. I Pelopiedi hanno un linguaggio più vicino a quello che definiremmo un dialetto, proprio come i nani. Nei dialoghi del primo episodio ci sono numerose immagini metaforiche o similitudini che riportano subito alla mente il libro o i film. Vengono preservate anche le caratteristiche tipiche di ogni razza: gli elfi sono belli, eleganti e hanno voci molto armoniose. I nani sono rudi e rumorosi, mentre gli esseri umani si comportano… da esseri umani. Il mondo della serie tv è davvero credibile rispetto a quello a cui siamo stati abituati.

I rimandi ai film terminano qui. Se House of the Dragon è ricco di citazioni e di rimandi a Game of Thrones, Gli Anelli del Potere si limita a menzionare le opere audiovisive precedenti il minimo indispensabile. C’è voglia di proiettarsi in una dimensione nuova, pur trattando con rispetto la “tradizione” a cui gli spettatori e le spettatrici sono ormai affezionati.

Galadriel: una donna impulsiva

La rottura con quanto uscito negli anni passati è evidente nel personaggio di Galadriel, il più interessante e magnetico fino ad ora, almeno per me.

Della dama saggia ed eterea che abbiamo conosciuto, rimane solo l’aspetto fisico. Nella serie, l’elfa è molto più impulsiva e sofferente. Potremmo definirla giovane, anche se è chiaro che al momento dei fatti ha già diversi secoli alle spalle (qual è l’età adolescenziale di un elfo? Lo dice Tolkien?). Morfydd Clark è stata bravissima nel rappresentare questo dualismo: da una parte, nell’eleganza del portamento e dal tono di voce basso, dimostra maturità e tutta l’età del suo personaggio. Nello sguardo, invece, si percepisce quell’inquietudine e quell’incertezza tipica di chi è alla ricerca di risposte.

Galadriel è in evoluzione. La scena iniziale di lei da bambina ci racconta proprio questo. L’elfa sta cercando di capire quale sia il modo più efficace per navigare sull’acqua senza affondare. Non deve scegliere tra l’essere pietra o nave, ma come trovare un equilibrio tra le due.

Per ora, il suo percorso è stato quello meglio costruito, almeno fino ad ora. Vedremo nei prossimi episodi che cosa succederà a lei e agli altri personaggi.

Federica Crisci

Federica Crisci
Sono laureata Lettere Moderne perché amo la letteratura e la sua capacità di parlare all'essere umano. Sono una docente di scuole superiori e una SEO Copy Writer. Amo raccontare storie e per questo mi piace cimentarmi nella scrittura. Frequento corsi di teatro perché mi piace esplorare le emozioni e provare a comprendere nuovi punti di vista. Mi piace molto il cinema, le serie tv, mangiare in buona compagnia e tante altre cose. Passerei volentieri la vita viaggiando in compagnia di un terranova.

COMMENTA QUESTA DOSE DI CULTURA

Lascia un commento!
Inserisci il tuo nome qui