Kazuo Ishiguro e la sua poetica alla conquista del Premio Nobel 2017

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premio nobel 2017

Il Premio Nobel 2017 per la categoria letteraria è assegnato a Kazuo Ishiguro, lo scrittore nato a Nagasaki e cresciuto a Londra, che ha all’attivo ben sette romanzi.

Dopo il discusso premio dell’anno scorso andato a Bob Dylan, quest’anno l‘ Accademia Svedese ha scelto un autore particolarmente amato dal pubblico e critica. Si tratta di Kazuo Ishiguro, scrittore nato in Giappone nel 1954 e arrivato a Londra all’età di sei anni dove vive ancora oggi. Ishiguro si può considerare un autore della letteratura della migrazione, poiché, nonostante le sue origini, tutti i suoi romanzi sono stati scritti in lingua inglese. Anche ha trascorso la maggior parte della sua vita in Inghilterra, lo scrittore è stato educato dai genitori alla cultura giapponese. La sua formazione è, dunque, mista e ciò gli ha contribuito alla sua visione così particolare del mondo.

La sua prima pubblicazione, Un pallido orizzonte di colline, risale al 1982. Ma il grande successo di pubblico arrivò nel 1989 con Quel che resta del giorno, vincitore anche del Booker Prize.

Il romanzo racconta la rievocazione da parte di un anziano maggiordomo degli anni del suo servizio presso una nobile casa in campagna. Per la prima volta, però, si rende conto di quanto la serenità che sentiva allora fosse superficiale e infondata. Il doloroso e necessario confronto con il passato ha affascinato il regista James Ivory che, nel 1993, ne ha realizzato un film. La pellicola con Anthony Hopkins e Emma Thompson ha ricevuto numerosi riconoscimenti e nomination da parte della critica, confermando il successo del libro.

Altrettanto famoso è il romanzo Non lasciarmi, ambientato in un presente alternativo distopico. Kathy, Tommy e Ruth sono cloni di esseri umani. Vengono cresciuti lontani dalle persone normali e il loro unico scopo nella vita è quello di mettere a disposizione gli organi per i loro originali. Le loro vite sono, dunque, molto brevi, ma non prive di sentimenti o emozioni. Il dramma davanti al quale Ishiguro pone i suoi lettori è se valga la pena sacrificare queste esistenze al servizio di un bene più grande (la possibilità di guarire da tutte le malattie).

Il gigante sepolto, sua ultima fatica, ha sorpreso tutti per il suo genere di appartenenza: il fantasy.

Proprio come nell’autore convivono la cultura orientale e occidentale, in questo romanzo convivono elementi fantastici e realistici. Nella guerra tra Britanni e Sanniti, infatti, intervengono anche orchi, draghi e giganti. Ancora una volta, l’autore si inserisce in un ramo della letteratura inglese molto forte a livello mondiale, quello che parte da Tolkien e arriva oggi a George Martin. Lo fa confermando il suo talento e la sua grande sensibilità.

La sua versatilità e la sua capacità di creare storie che toccano il lettore in profondità sono sicuramente alla base della vincita del Premio Nobel. Secondo l’Accademia, Ishiguro è riuscito a svelare  “l’abisso del nostro illusorio senso di connessione con il mondo”. Un compito di certo non semplice che solo una penna da Nobel poteva realizzare in pieno.

Federica Crisci

 

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