Gianni Morandi è Scomparso: intervista all’autrice Silvana Calcagno

Gianni Morandi è Scomparso Intervista

L’esordio di una giovane autrice siciliana che ci porta nel cuore di una delle aziende storiche d’Italia: la Rai.

È sempre una bella emozione ascoltare l’esperienza di un autore esordiente, in questo caso parlo della giovane Silvana Calcagno, siciliana trapiantata a Roma, che ha appena visto nascere il suo primo romanzo, intitolato Gianni Morandi è Scomparso.

Edito da GM.libri, il protagonista del libro non è Gianni Morandi (come molti di voi penseranno) ma Anita, neo-assunta in una delle aziende più famose del nostro Paese: Mamma Rai. Tra riflessioni, comicità e commozione, l’autrice ci trasporta nella vita della protagonista, che cerca di districarsi nella nuova realtà lavorativa in cui viene catapultata, aiutata anche da un potere molto speciale.

Ho avuto il piacere di fare una chiacchierata con Silvana, che mi ha raccontato qualcosa di più su quest’avventura che la vede protagonista.

La prima domanda sorge spontanea dopo la lettura del tuo romanzo: quanto c’è di autobiografico nelle pagine di Gianni Morandi è Scomparso?

Credo che scrivere comporti inevitabilmente trasporre parte di sé sulle pagine. Questo poi è il mio primo lavoro, quindi mi è venuto più semplice partire dal mio vissuto e dalle mie esperienze e romanzarle. Ci sono episodi e situazioni che ricalcano momenti vissuti in prima persona, ma c’è anche molto di inventato. In ogni caso scrivere di sé stessi può essere un processo catartico, a tratti divertente, ma anche doloroso. Scrivendo metti in qualche modo a nudo te stesso e per me, che sono una persona abbastanza riservata, è stato un bell’esercizio per liberarmi da alcune catene auto imposte. 

Qual è stato il percorso che ti ha portato a scrivere Gianni Morandi è Scomparso?

Ho seguito per anni un corso di scrittura, che si è concluso con la stesura di questo romanzo. Mi ci è voluta molta fatica e impegno perché portare avanti un progetto articolato e a lungo termine può essere davvero complicato, per ragioni di tempo, di concentrazione, di ispirazione. In questo senso la scuola di scrittura è stata fondamentale perché, oltre a darmi un metodo e i feedback preziosi degli insegnanti, mi ha messo davanti a delle “scadenze”, incontro dopo incontro.

Da fan di Gianni Morandi subito mi ha incuriosito il titolo di questo tuo esordio, come ti è venuto in mente? Da cosa è scaturito?

Ho stilato una lista di possibili titoli e alla fine ho scelto quello che mi sembrava più accattivante e che, a mio avviso, poteva trasmettere il senso di avventura del romanzo, i colpi di scena, ma anche l’ironia e in parte la drammaticità delle storie.

Avresti voluto anche tu i superpoteri come la tua protagonista? Se sì proprio lo stesso oppure ti sarebbe piaciuto averne un altro in particolare?

Certo, qualunque super potere mi andrebbe bene! Basta che sia super. Anche se, come ci ha insegnato il buon Spider Man, da grandi poteri derivano grandi responsabilità. Il super potere di Anita Giordano è stato funzionale alla trama del romanzo. Avendo ambientato tutto nell’arco di una giornata di lavoro, avevo bisogno di un espediente che mi permettesse di allargarmi a uno spazio e a un tempo diversi da quelli del racconto.

Credo che sia sempre emozionante vedere per la prima volta il tuo nome stampato sulla copertina di un libro. Come ti sei sentita quando te lo sei ritrovata tra le mani?

Emozionata e molto felice, ma anche un po’ spaventata, perché quello che hai scritto è ufficialmente alla mercé di tutti.

Ti faccio una domanda da un milione di dollari…Secondo te, cosa è veramente necessario per scrivere un buon libro?

Penso che la cosa più importante sia creare mondi letterari credibili, nei quali il lettore si possa immedesimare. Secondo me, oltre a grande creatività e ingegno ci dev’essere anche tanta disciplina, logica. Se penso alla saga di Harry Potter, per esempio, è costruita su un gioco a incastri meraviglioso, che solo una mente “scientifica” può partorire e orchestrare per sette lunghi romanzi. A me, poi, piacciono i libri con personaggi forti, dei quali ti innamori. Mi sono innamorata per esempio di Jake Epping, l’insegnante protagonista di 22.11.63 di Stephen King, di Ursula Buendia di Cent’anni di solitudine, di John Blackthorne lo Shogun di James Clavell.

Qualche consiglio per chi come te vorrebbe scrivere un romanzo?

Fare tanta pratica, leggere moltissimo, non arrendersi mai.

Ilaria Scognamiglio

Lascia un commento

Lascia un commento!
Inserisci il tuo nome qui