Lacci, il film di Daniele Lucchetti apre Venezia 2020 e tutte le ferite possibili

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Impossibile parlare di Lacci e credere di poter dire tutto. Il film d’apertura del Festiva di Venezia 2020, diretto da Daniele Lucchetti e tratto dall’opera di Domenico Starnone è la coppia al microscopio, banalmente, e la vita, universalmente.

Il trailer

Siamo nella Napoli degli anni Ottanta: Aldo è sposato con Vanda, hanno due figli. Il tradimento irrompe nella quotidianità e da questo input la vicenda si dipana passando al crivello l’uomo e la donna.

L’uomo, che si accontenta di quello che gli capita, senza lottare. La sua vita è pilotata dalle scelte e dalle azioni delle donne che lo circondando. Che sia una moglie “vecchio stampo” o un’amante indipendente, il protagonista sceglie sempre di non scegliere. E in questa non scelta risiede una chiave di lettura fondamentale, che ritrae l’uomo come una creatura insicura che cerca la comodità.

La donna, invece, lotta a prescindere, senza sapere se nel nome della propria felicità. Comunica, si agita, decide. Le decisioni a volte sono discutibili, magari anche autolesioniste, ma comunque sono il motore della vicenda. Se l’uomo si accontenta di ciò che gli capita, la donna agisce inconsapevole da cosa sia mossa.

L’altra è una donna libera e indipendente, che può far paura. Una donna da ammirare per certi versi, un modello da seguire. Aldo sceglierà lei o sua moglie? O saranno loro a scegliere per lui ancora una volta?

I figli sono lo specchio delle brutture dei genitori. Riflettono rabbia, cattiveria, indifferenza, ma anche amore. Lacci, del resto, è un film sui legami: si può vivere una vita con una persona e non legarsi ineluttabilmente? Un’altra persona può minare per sempre questo legame? Ma soprattutto, i legami sono sempre positivi?

I lacci sono veri o sono solo credenze che ci danno la forza di andare avanti? Ostinarsi che un legame sia più forte di ogni dolore ci regalerà la felicità? Ma, poi, cos’è la felicità.

Mi rendo conto di aver elencato una serie di domande, ma Lacci è questo: un caleidoscopio di domande che tutti prima o poi nella vita ci siamo posti o ci porremo. Donne agitate come mare d’inverno e uomini immobili come il lago d’estate: persone che si amano, che si feriscono, che tentano di vivere la propria vita. E in questo caos di umanità, la risposta arriva dai figli.

Sarà vero che bisogna restare insieme per i figli oppure no?

A tutti i quesiti legittimi che intasano la mente dello spettatore dopo aver visto il film, si aggiunge un cast di eccezione che rende questo film un buon motivo per tornare al cinema dopo il lockdown: Alba Rohrwacher, Giovanna Mezzogiorno, Laura Morante, Luigi Lo Cascio e Silvio Orlando sono una squadra inossidabile che ondeggia tra presente e passato, tra ieri e oggi, regalandoci la panoramica di una vita che forse non è molto lontana da quella di tanti altri esseri umani.

Alessia Pizzi

La recensione del Libro “Lacci”

La Recensione dello spettacolo teatrale “Lacci”

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