L’ultimo imperatore, un viaggio nell’antica Cina e nella storia del Cinema italiano

L'ultimo imperatore film

“Testa alta e guardare sempre avanti, come nella vita.”  L’ultimo imperatore film 

Titolo originale: The Last Emperor
Regista: Bernardo Bertolucci
Sceneggiatura: Mark Peploe, Bernardo Bertolucci, Enzo Ungari
Cast Principale: John Lone, Joan Chen, Peter O’Toole, Vivien Wu
Nazione: Cina, Italia, Regno Unito
Anno: 1987

Estate. Tempo di partenze e di viaggi. Alcuni sognano il mare, i profondi oceani e le acque trasparenti. Molti le alte vette, viali alberati e lunghe passeggiate. Altri, invece, sognano immergersi in culture diverse, conoscere altre zone del mondo. E quando non possiamo scappare? Io, personalmente, quando ho voglia di viaggiare e il mio lavoro non me lo permette, chiedo aiuto ai film: ci raccontano non solo storie di persone, ma anche di luoghi molto lontani da noi, soprattutto geograficamente. Uno di questi è L’ultimo imperatore, film di Bernardo Bertolucci e vincitore di 9 Premi Oscar.

La pellicola ripercorre la turbolenta vita di Pu Yi  (John Lone) ultimo discendente della famiglia reale cinese, dall’ascesa al trono, avvenuta a soli 2 anni, passando per il secondo conflitto mondiale, fino alla Rivoluzione Culturale voluta Mao Tse-tung. Seguiamo l’ex imperatore a partire dalla sua prigionia in Manciuria nel 1950. Una prigionia in cui le sue regali origini non contano, il suo passato è solo una vergogna. Un passato che non tornerà più. Lontani quei giorni in cui l’intera nazione si inchinava a lui, anche se poco più che infante, poiché ‘Signore dei Diecimila Anni’. Quei giorni nella Città Proibita, in quello sfarzo dove le uniche preoccupazioni erano gli intrighi di palazzo.

L'ultimo imperatore film

Sono finiti i giorni della giovinezza e della spensieratezza.

Quel periodo in cui i desideri di un giovane, cresciuto con l’idea di essere una divinità, si uniscono alle voglie carnali, allo spirito di innovazione e alla prima coscienza che le cose non saranno più come un tempo. La giovinezza accompagnata dai preziosi consigli del precettore inglese Reginald Johnston (Peter O’Toole), che riporta il giovane regnante nella realtà, combattendo per lui contro una casta anacronistica, rinchiusa in una città imperiale, lasciata al suo destino senza più quel ruolo di rappresentanza divina e istituzionale, se non per coloro che erano al suo interno.

 

L'ultimo imperatore film

Gli anni dell’orgoglio del tornare sul trono a qualunque costo. L’ultimo imperatore film

Il periodo della collaborazione con il Giappone, la creazione del Manchukuo, la comprensione del mercato dell’oppio, le due mogli e l’incapacità di tenerle accanto, la Guerra e la cattura da parte dei Sovietici, con la conseguente consegna da parte di questi ai maoisti. Il Tempo che non concede… tempo per comprendere cosa stia accadendo. Divinità che diviene umano. La coscienza della perdita di tutto, senza distruggere quella fierezza imperiale nei momenti importanti, come appunto il non cedere all’essere un fantoccio nelle mani di altre nazioni.

L'ultimo imperatore film

Un film che viaggia nel Tempo e nello Spazio.

Oltre a narrare una biografia così importante, L’ultimo imperatore ha un’analisi precisa al suo interno. Bernardo Bertolucci ci mostra il parallelismo della decadenza di un Imperatore e del suo Paese, senza più speranza di tornare ai fasti perduti. Forte la tematica politica e sociale, onnipresente nella filmografia del regista emiliano: la critica al maoismo è evidente. Il girare per di più la pellicola all’interno della vera Città Proibita, senza l’uso di pannelli o riproduzioni in studio, dà a tutto quell’autenticità e tocco malinconico che non può far stare indifferenti.

L'ultimo imperatore film

Una pellicola destinata ad entrare nella Storia del Cinema mondiale.

L’ultimo imperatore, infatti, vinse 9 premi Oscar, tra cui Miglior Film e Miglior Regia: premio che rende Bertolucci l’unico italiano, fino ad oggi, ad aver vinto la statuetta alla Regia, non per Film Straniero. Altro grande Oscar vinto da L’ultimo imperatore fu per la colonna sonora

 

 

3 motivi per vedere il film:

–  la classe di Peter O’Toole

– la fotografia di Vittorio Storaro, che per l’occasione vinse il suo terzo Oscar

– il salto storico e il conseguente spaesamento, di un uomo e di una nazione, che in poco tempo hanno visto il passaggio dal Medioevo al 20° secolo.

 

Quando vedere il film:

Film lungo ma coinvolgente. Da far vedere ai giovani, ma già maggiorenni e con una coscienza storica formata. Domenica pomeriggio, per poterne parlare.

 

Ecco l’ultimo appuntamento del Cineforum:

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Francesco Fario

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