Gigì, il musical della ricerca dell’amore ai tempi della “Belle Epoque”

Vincente Minnelli - gigi musical

“L’amore, cara Gigì, è una cosa bella, un’opera d’arte. E come tale, quindi, è creata da un’artista”

Titolo originale: Gigì
Regista: Vincente Minnelli
Sceneggiatura: Alan Jay Lerner
Cast Principale: Leslie Caron, Louis Jourdan, Hermione Gingold, Maurice Chevalier, Eva Gabor, Isabel Jeans
Nazione: USA

Esistono dei film che, malgrado abbiamo avuto molta fortuna appena usciti, nel tempo sono stati dimenticati: tra questi c’è Gigì, musical diretto da Vincente Minnelli, tratto dall’omonimo libro dell’autrice francese Colette.

Film del 1958, Gigì ha una trama abbastanza semplice. Siamo nel 1900. In una Parigi, dove lo sfarzo e la felicità della “belle epoque” si mescolano all’eleganza e al gusto impressionista, cresce Gigì (Caron), figlia di una modesta cantante lirica (che non si vede mai, ma si sente sempre gorgheggiare) e nipote di Madame Alvarez (Gingold), che l’ha cresciuta e vive con loro. La giovane ragazza viene mandata tutte le settimane dalla sua prozia Alicia (Jeans), che le insegna l’elegante vita della cortigiana. Da lei, Gigì mangia piatti prelibati e curiosi, impara a scegliere al tatto un sigaro e a riconoscere dalla vista una pietra preziosa; ma anche quanto la ricchezza sia essenziale per il futuro, così come l’amore.

Disinteressata a tutto questo, poiché non capisce ancora perché gli adulti diano quest’importanza all’amore, Gigì ha un solo divertimento: giocare a carte con Gaston (Jourdan).

Questi è il classico prototipo del gentiluomo annoiato, il quale passa i pomeriggi a casa di Madame Alvarez, appellandola amichevolmente “Mamita”, bevendo camomilla e giocando appunto con Gigì. Perdendo una scommessa, Gaston porta in vacanza al mare con lui Gigì e Mamita, raggiunto anche dallo zio dongiovanni Honorè (Chevalier), il quale ricorda insieme a Mamita quando erano giovani e innamorati.

In questi giorni Gaston e Gigì si frequentano sempre di più. Quando, in uno dei loro pomeriggi, lui la vede ben vestita, inizia a canzonarla e se ne va in malo modo. Accortosi d’essere nel torto, torna sui suoi passi e chiede alla giovane di andare a prendere un the con lui. Mamita però si oppone: un gesto come quello comprometterebbe la reputazione di Gigì. Offeso e vagante per le strade di Parigi, Gaston capisce che in realtà lui si comporta così con la giovane perché innamorato. Gigì lo ricambierà per vivere insieme una vita felice?

Vincitore di 9 Oscar su 9 candidature, il film di Vincente Minelli è una piccola pietra miliare da conoscere.

Già regista di molti musical, molti dei quali girati con la ex-moglie Judy Garland, Vincente Minnelli dirige una pellicola curiosa, soprattutto dal punto di vista tecnico.

Girato in una pellicola da 35 mm, con costumi e scenografie degne dell’Oscar che vinsero, Gigì ci mostra una peculiarità molto interessante della regia di Minnelli: la sua ispirazione all’arte pittorica.

Quanto Renoir c’è nella scena del Maxim’s. Quanto Monet nella luce e nel panorama del Bois de Boulogne.

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Inoltre il vedere in macchina e parlare agli spettatori, da parte degli interpreti, rende tutto molto teatrale, coinvolgendo il pubblico come se stesse ammirando veramente tutto dal vivo. Macchina da presa che non stà mai ferma: in questo film, Vincente Minnelli usa soprattutto con movimenti laterali, aiutando chi è in sala a seguire, in tutti i sensi, gli attori.

Curiosità interessante riguada gli interpreti.

Louis Jordan e Leslie Caron sono state delle seconde scelte. Il primo infatti doveva essere interpretato da Dirk Bogarde; mentre la seconda da Audrey Hepburn, che aveva preso i panni di Gigì a teatro Magistrale qui è Chevalier: si diverte e usa la sua esperienza proprio come Honorè, con leggerezza e semplicità. Divertente e dolce (nonché perfetto esempio della gestione della luce in questo film) è la canzone che Chevalier e la Gingold cantano al mare, “ricordando” l’ultimo loro appuntamento.

Tre motivi per vedere il film:

  • Maurice Chevalier, sorridente e perfetto nella parte (malgrado lo costringono, nonostante egli sia francese, a cantare in inglese a Parigi)
  • La scenografia e i costumi, entrambi firmati da Cecil Beaton
  • Isabel Jeans e le sue espressioni di stupore, sdegno e genialità

Quando vedere il film:

Quando si vuole, anche la sera. È un film leggero, dalle musiche non troppo invadenti. Adatto anche ai più giovani.

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Francesco Fario

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