“Il tè delle tre”: un giallo esilarante che parte dall’amore/odio per il proprio terapeuta

Teatro Kopò

Dal 5 al 7 ottobre la Compagnia Live di Salerno ha portato in scena al Teatro Kopò la commedia “Il tè delle tre”, con la regia di Alessandro Tedesco.

Non è certo la prima volta che al Teatro Kopò si parla di donne con ironia. Stavolta va in scena “Il tè delle tre”, liberamente ispirato ad un altro testo teatrale, “Psycho ladies” di Anna Beltrame.

In scena ci sono tre attrici bravissime che interpretano tre donne con nomi evocativi delle loro personalità e delle loro nevrosi. Linda (Michela Ventre) è una maniaca dell’ordine, dell’igiene e del pulito; vanta cultura e carriera brillante come gallerista d’arte. Ursula (Rossella De Martino) è una ninfomane, ma anche un’eterna bambina. Sofia (Annalaura Mauriello), infine, soffre di narcolessia, crede nelle vite precedenti, infatti pensa di essere già vissuta nella Cina del III secolo.

Cosa hanno in comune queste donne? Il loro psichiatra e – scopriremo presto – il rancore verso di lui e il sottaciuto desiderio di farlo fuori. Guarda caso, il dottore è appena morto in circostanze misteriose. D’altronde, chiunque abbia vissuto il rapporto terapeutico con uno psichiatra o uno psicologo conosce bene quel mix di sentimenti tra amore, odio e frustrazione che si crea con il transfert.

Al cimitero dove si incontrano, le tre protagoniste entrano subito in competizione tra loro, per poi stringere un legame scoppiettante davanti al rito orientale del tè a casa di Sofia. La follia e le nevrosi più o meno evidenti di ognuna danno vita a dialoghi surreali, sopra le righe, istrionici. Grazie alla regia sapiente di Alessandro Tedesco e ai perfetti tempi comici delle interpreti ne esce una commedia esilarante.

Ma “Il tè delle tre” è una commedia un po’ noir. Infatti, per un’ora di spettacolo il pubblico vive la suspence di scoprire chi ha ucciso il dottore e come, mentre i possibili moventi abbondano.

La ricerca dell’assassino tiene lo spettatore in un’allegra allerta, stemperata non solo dalla comicità dei dialoghi, ma anche dalle pause necessarie ai cambiamenti della scenografia. Gli oggetti sul palco sono semplici e la scenografia è velocemente cambiata dalle attrici ad ogni cambio di scena. Il tutto accompagnato da una colonna sonora perfetta, che aggiunge altro brio alla rappresentazione.

Ma, se vedrete “Il tè delle cinque”, vi chiederete fino alla fine perché in scena c’è un water. Anch’esso, come tutto il resto, muta spesso funzione.

Lo spettacolo della Compagnia Live di Salerno è un esempio convincente di quanto la competenza e la passione possano produrre ottimo teatro off. Un plauso va anche al Teatro Kopò, una realtà autofinanziata che porta la cultura nella periferia sud – est della Capitale con originalità e gusto, come dimostra la scelta di mettere “Il tè delle tre” nel cartellone della stagione 2018-2019.

Stefania Fiducia

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