HEROIDES vs METAMORPHOSYS: cantami, Ovidio

heroides recensione teatro vascello

Fruga le tasche del tempo e cerca il poeta del mito: Ovidio, amato, amatissimo, poliedrica voce di un tempo passato che ci ha insegnato tante storie, molte d’amore. Un vero e proprio maestro d’amore, gemello diverso della greca Saffo, l’altra faccia della medaglia nella letteratura latina, dagli Amores ai Remedia Amoris.

Ovidio è musa contemporanea

Un binomio voce e musica porta sul palco del contemporaneo Teatro Vascello le lezioni del maestro tratte da due dei suoi capolavori: le Heroides, lettere di donne mitologiche (esclusa la romanzata figura di Saffo) e le Metamorfosi, il poema enciclopedico squisitamente eziologico, dove Ovidio ci racconta le più grandi storie dell’antichità, insegnandoci l’origine di molte cose.

In scena una cantrice – Manuela Kusterman – dà voce alle eroine senza tempo. Inizia Medea a Giasone, prosegue Penelope ad Ulisse, conclude Arianna a Teseo. Lettere d’amore infelici raccontano storie rese eterne, accompagnate dalle note dei grandi – quali Scarlatti, Schubert, Chopin, Debussy, Prokofiev, Bartok, Piazzolla – suonate magistralmente al pianoforte da Cinzia Merlin. In alcuni momenti la musica è accompagnata anche da un quartetto vocale solenne.

Coreografe di questi lamenti le luci, che giocano con le voci del tempo: Medea è immobile e si batte il petto, Penelope cammina frenetica nel labirinto della sua attesa, Arianna legge le sue sventure come se stesse leggendo il suo diario segreto, scrigno di dolori indicibili. Sorelle delle luci le immagini e le parole di queste donne antiche e di chi le cantò, proiettate davanti ai nostri occhi.

Si intrecciano alle grandi eroine le parole di Ovidio tratte dalle Metamorfosi, come la storia di Canace, costretta dal padre a uccidersi dopo aver generato il figlio concepito con suo fratello, ma soprattutto la consapevolezza di un grande poeta e della fama futura:

Ormai ho compiuto l’opera che non potrà cancellare né l’ira di Giove, né il fuoco, né il ferro, né il tempo che corrode. Venga quando vorrà quel giorno che ha giurisdizione solo sul mio corpo e ponga fine al tempo incerto della mia vita: salirò tuttavia per sempre con la parte migliore di me alle stelle e il mio nome sarà indistruttibile; e fin dove si estende la potenza romana sulle terre assoggettate, reciteranno i miei versi le labbra del popolo ed io, grazie alla fama, se hanno qualcosa di vero le profezie dei poeti, vivrò per tutti i secoli.

Metamorfosi XV

Possiamo dunque chiederci se un uomo, un autore, può trasformarsi in una musa. La risposta è sì, se dopo secoli ancora riesce ad ispirare artisti per plasmare in modi differenti un’opera lontana da noi secoli, ma vicinissima al cuore come non mai.

Alessia Pizzi

Laurea in Filologia Classica con specializzazione in studi di genere a Oxford, Giornalista Pubblicista, Consulente di Digital Marketing, ma soprattutto fondatrice di CulturaMente: sito nato per passione condivisa con una squadra meravigliosa che cresce (e mi fa crescere) ogni giorno!

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