Duemila anni di Ovidio: un amore senza età

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Al Festival delle Letterature una serata emozionante per festeggiare il bimillenario di Ovidio, un momento per fermare la velocità quotidiana e respirare un po’ di sano e confortante passato.

Un cielo aperto sui resti dell’antica Basilica di Massenzio osserva la celebrazione di un anniversario speciale. Nel cuore del Foro Romano quante volte sarà echeggiato il suo nome nel corso di questi duemila anni?

Si gioca in casa, dunque, la partita tra Ovidio e la contemporaneità. Al Festival delle Letterature, il 18 luglio, sono schierati per l’occasione un’attrice, un filologo, una scrittrice e uno scrittore. Questo è il quartetto che racconterà il Praeceptor Amoris al pubblico, inframezzato dalla fisarmonica di Ivano Battiston.

L’attrice Anna Bonaiuto apre le danze con la lettura delle Metamorfosi: si inizia con la mutazione di Dafne in albero d’alloro per sfuggire alle avance di Apollo innamorato. Attraverso la magistrale lettura di questi versi, commentati dallo studioso Francesco Ursini, gli appassionati dei classici assaporano un momento di estasi.

“Se non puoi essere la sposa mia, sarai almeno la mia pianta”

Non starò qui a dire che è materia per tutti. Qualche collega ha sonnecchiato durante lo spettacolo con mia somma indignazione. Ma per chi li ama, questi antichi verseggiatori non sono mai noiosi, mai obsoleti, sempre emozionanti.

E forse sono un po’ di parte con Ovidio, nella mia veste di ex studentessa di lettere classiche e nella mia attuale veste di lettrice famelica di ogni suo testo, dall’Ars Amatoria alle Heroides. Ma sentire le sue parole tradotte in italiano e recitate mi ha ricordato quanto sia meraviglioso e sempre attuale il suo canto.

Fenomenale in scena la performance di Mariangela Gualtieri: quando ha letto il passo sull’incantesimo di Medea che ringiovanisce Esone, sembrava di essere lì, di fronte alla principessa della Colchide che sparge sangue e miscela ingredienti innominabili.

L’intervento di chiusura di Nicola Gardini è stato incredibile. Leggendo una lettera indirizzata ad Ovidio, come ad un amico, lo scrittore ha lasciato trapelare tutta la sua passione per il poeta, una passione ben manifesta nei libri pubblicati recentemente, come Ovidio. La felicità di leggere un classico e Viva il Latino, storie e bellezze di una lingua inutile, che ho apprezzato in particolar modo.

 

Mentre Gardini racconta Ovidio, con ironia, semplicità e complicità, ne sottolinea il talento come maestro d’amore e come rivoluzionario, ricordando anche l’esilio a cui lo sottopose Augusto. La lettera prosegue, quindi, agganciandosi anche alla modernità, sfiorando la polemica sulle proposte di abolizione del latino nelle scuole o sulla società digitale in cui viviamo, così poco attenta alle parole, che corrono senza pensieri sui social networks.

Una società veloce, forse troppo, che ogni tanto dovrebbe fermarsi ad ammirare questa solida antichità. Un’amica sempre fedele, costante, mai banale e così vicina al nostro presente da toglierci il fiato.

 

Alessia Pizzi

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