Unbelievable: su Netflix uno stupro “da non credere”

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Dopo Big Little Lies arriva, stavolta su Netflix, un’altra miniserie, davvero degna di nota, sulla violenza di genere.

In otto episodi vengono raccontate varie storie di stupri con occhio clinico. Lo spettatore ha la possibilità di conoscere lo stress fisico ed emotivo a cui vengono sottoposte le vittime di violenza, dagli interrogatori della polizia alle visite in ospedale.

Il dubbio resta sempre lo stesso, quello che non si manifesta mai quando si denuncia un furto, ad esempio: questa donna starà dicendo la verità?

La credibilità femminile, del resto, è sotto accusa dall’alba dei tempi. Basti ricordare un’antica satira Semonidea risalente al VII secolo a.C. per identificare l’inaffidabilità come una delle peggiori pecche femminili, specialmente quando si tratta di sessualità.

L’antico pregiudizio ha radici profonde e non è un caso, forse, che nella serie di Netflix “Unbelievable” sia presente un – non così velato – paragone di come le vittime di stupro siano trattate in maniera differente a seconda che il detective incaricato sia un uomo o una donna.

Ma dov’è l’indignazione? Me lo sai dire? Dov’è la voce che guarda questa storia e dice che non funziona per niente?
Grace Rasmussen (Toni Collette), Unbelievable, Episodio 5

Arriviamo quindi alle due protagoniste della serie, due detective differenti unite dalla stessa missione: arrestare gli stupratori. Nei vari episodi, però, non assistiamo solo al dolore delle vittime e alle differenti reazioni a seconda della personalità, ma abbiamo anche l’occasione di osservare due donne in azione e i relativi problemi che questo può generare con la vita personale.

Per quanto riguarda le detective, la lezione che vuole impartire la miniserie di Netflix oscilla tra paura e speranza: la paura di fronte a fatti che accadono quotidianamente e la speranza di riuscire a fare giustizia.

Ma dal punto di vista delle vittime, invece, quali sono le paure e le speranze?

Le paure, come potrete facilmente immaginare, sono molte. Da quella di dormire in casa da sole a quella di fidarsi in generale delle persone. Su tutte, però domina, la paura più grande, quella di non essere credute. Cosa che spesso accade, come raccontano le portavoce delle Onlus che si occupano delle vittime di violenza e come racconta anche la Storia, basti ricordare il primo caso di stupro in mano alla stampa italiana (Documentario nell’articolo qui sotto).

E la speranza, in fondo a questo vaso di molti mali, qual è? Probabilmente quella di riacquistare il controllo della propria vita, un controllo che viene meno nel momento in cui qualcun’altro ti ruba il tuo diritto di dire NO e, quindi, la tua libertà. Anche se “solo” per una notte.

Alessia Pizzi

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