The Handmaid’s Tale 4: recensione del quarto episodio

the handmaid's tale 4 recensione episodio 4

Dopo un inizio davvero esaltante arriviamo al quarto episodio della quarta stagione con molte (e alte) aspettative. Il problema è, come spesso accade, che dopo troppe emozioni forti ci tocca digerire puntate più riflessive. Dopo l’azione arriva l’osservazione del personaggio, e magari anche un po’ di noia. A pensarci bene, però, il bello di questa serie è anche il profondo livello psicologico, quindi entriamo subito nel vivo di questo nuovo attesissimo episodio per capire come le svolte non siano legate solo “all’azione”.

Rita o Marta?

La Marta dei coniugi Waterford è ormai libera, ormai salva. Eppure Serena la intercetta ancora una volta per ricreare il legame, probabilmente da ripiegare a suo favore in tribunale. Lo scopo di Serena è che Rita dia la colpa di tutte le violenze a Fred per essere scagionata e crescere il suo bambino. Bambino che Serena afferma sia del marito, confessando di non volergli rivelare la verità. A questo punto il sospetto sulla sua miracolosa gravidanza aumenta: se Fred non è sterile, di chi è figlia Nichole? Ma Serena non ce la racconta giusta, quindi dobbiamo aspettare prima di trarre delle conclusioni affrettate e credere che ci sia una paternità in ballo per la figlia di June. Fatto sta che Rita dovrebbe stare il più alla larga possibile dai suoi ex padroni, eppure ancora sente un profondo senso di colpa per aver raccontato la verità su Gilead.

Janine

La tenera Janine, la spietata June. Ma sarà vero che Janine non sa badare a se stessa? June forse lo dà un po’ troppo per scontato. Scappate dal campo delle Maddalene e perse tutte le loro compagne, le due fuggono alla ricerca del MayDay. Janine è stanca delle decisioni di June, June d’altro canto non vuole essere contraddetta. Entriamo quindi nel passato di Janine e scopriamo che aveva un figlio che probabilmente le è stato strappato via, come è accaduto alla sua compagna di viaggio. Dietro a questa apparentemente instabile ragazza, quindi, si cela una madre single molto determinata. E sarà proprio la vera natura di Janine a mettere la verità davanti agli occhi di June: non è possibile controllare gli altri a proprio piacimento. La nostra carismatica protagonista sta prendendo un po’ troppo il sopravvento: il ruolo di leader l’ha messa nella condizione di prendere troppe decisioni per troppe persone, ormai è quasi un automatismo. Ma c’è un limite a tutto.

Raccolte da un gruppo di sovversivi che non sanno neppure cosa sia il MayDay, June e Janine si strappano via il rosso di dosso. Quale sarà la prossima meta?

Alessia Pizzi

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