“Strappare lungo i bordi”: la serie di Zerocalcare strappa emozioni

Strappare lungo i bordi recensione

Strappare lungo i bordi, la serie tv di animazione scritta e diretta da Zerocalcare, pseudonimo del celebre fumettista italiano Michele Rech, è diponibile su Netflix da mercoledì 17 novembre 2021.

Prodotta da Movimenti Production in collaborazione con la casa editrice BAO Publishing e composta da 6 episodi da circa 15 minuti ciascuno, Strappare lungo i bordi è la prima serie d’animazione di Zerocalcare, che ha annunciato così l’uscita della sua creazione.

Il trailer

La recensione

L’occasione che dà il via alla storia raccontata in Strappare lungo i bordi è un viaggio in treno da Roma a Biella. Zero e i suoi amici di una vita Sarah e Secco sono in partenza. Se volete sapere per quale motivo si recano nella provincia piemontese dovrete però guardare l’intera serie, perché la risposta è data solo nell’ultima puntata.

Ad ogni modo il viaggio è una cornice narrativa che fa da sfondo a un mondo più complesso, quello interiore del personaggio Zero che, attraverso il suo flusso di coscienza porta lo spettatore a scoprire la sua identità, le manie, le nevrosi, i difetti e le riflessioni sui massimi sistemi che ha fatto nel corso della sua vita.

Il racconto, utilizzando i flashback, si muove infatti su quattro linee temporali: l’infanzia di Zero, bambino che, pur consapevole dei propri limiti, non vuole deludere nessuno, dalla madre alla maestra; l’adolescenza del protagonista, giovane adulto che “manda cv” solo perché ci si aspetta che lui lo faccia; il presente e, infine, il tempo interiore.

In Strappare lungo i bordi il viaggio non è quindi semplicemente quello che i protagonisti compiono nello spazio, da Roma a Biella, ma soprattutto quello storico e interiore che li porterà a un’evoluzione intima del proprio sé e del modo di vedere il mondo, oltreché alla rivalutazione degli eventi e delle proprie convinzioni.

Zerocalcare è un grande narratore

La forza di Strappare lungo i bordi sta sia nel contenuto che nella forma.

La serie offre grandi momenti di ilarità e divertimento, per arrivare in un secondo momento a strappare letteralmente le lacrime, perché costringe lo spettatore alla riflessione su temi di un certo peso come il patriarcato e le differenze tra “maschi e femmine”; le dinamiche tra figlie e genitori; la vita e la morte.

Strappare lungo i bordi non ci parla solo dei tre protagonisti. Raccontando la storia di Zero, Secco e Sarah la serie racconta un’intera generazione, quella di chi, come me che scrivo, è nato negli anni Ottanta e che non è riuscito a “strappare lungo i bordi”, cioè a raggiungere obiettivi prefissati e/o socialmente accettati. Ci sono giovani per esempio che, come Sarah, hanno studiato tutta una vita per diventare insegnanti e che invece portano caffè per l’intera giornata in un posto “fuori dal raccordo anulare”. Ci sono studenti fuori sede che, alla fine del percorso universitario, non avendo trovato lavoro, sono dovuti rientrare a casa dei genitori vivendo una dolorosissima sensazione di fallimento e frustrazione.

Tutto questo densissimo contenuto è racchiuso in una densissima forma. Come dice lo stesso Zerocalcare su Instagram “gli episodi durano 20 minuti scarsi quindi in un’ora e mezza ve la siete levata dar cazzo”. Ogni episodio è breve e intenso. In pochi minuti lo spettatore si sente letteralmente sopraffatto dal senso delle immagini e non fa in tempo a metabolizzare il significato che si trova davanti all’episodio successivo. Michele Rech è molto abile nella scrittura, perché riesce ad alternare momenti divertenti e tragici; minuti di compressione emotiva e minuti di distensione; citazioni alte (come il mito della caverna di Platone) e citazioni pop (come la fusione tra due combattenti in Dragon Ball).

Per tutte queste motivazioni Strappare lungo i bordi è un prodotto culturale da non perdere assolutamente.

Valeria de Bari

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