Nine Perfect Strangers: recensione dell’ottavo episodio finale

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Siamo giunti all‘ottavo episodio di Nine Perfect Strangers con la paura di affrontare il gran finale perché negli episodi precedenti non è arrivato chiaro il punto di svolta, ovvero quale snodo della storia avrebbe generato la fine: questo poteva essere spia di un finale sospeso che conducesse ad una seconda stagione.

Ma quando hai come protagonista Nicole Kidman è difficile credere che ci sarà un seguito, anche solo per una questione di budget. Quindi il finale c’è e non dà alcun indizio su un proseguimento della serie.

Come ho detto sin dall’inizio, questa è una storia di dolore. Forse avrei dovuto capirlo prima che sarebbe finita col superamento del dolore stesso, ma avevo qualche dubbio sui reali intenti di Masha.

Cosa succede nel finale

Masha e i Marconi

Nonostante anche gli ospiti inizino a dubitare di lei, alla fine la famiglia Marconi si lascia condurre nella realtà parallela e allucinogena per incontrare il figlio morto suicida, Zack, e fare finalmente pace con la perdita. Le parole del ragazzo sono davvero forti e toccanti: “Dovete staccare il mio ricordo da quel giorno” – afferma – riferendosi ovviamente al giorno del suo suicidio. La sua famiglia cerca spiegazioni razionali per un gesto irrazionale: ora è tempo di andare avanti. Quello che Masha non sa, mentre li accompagna in questo viaggio, è che sarà proprio Zoe a condurre anche lei verso la sua bambina, deceduta in un terribile incidente stradale. La neve inizia a scendere su Tranquillum House, come in quel tremendo giorno nella lontana strada russa. Dopo il ricongiungimento con sua figlia, arriveranno anche stavolta, come allora, le volanti della polizia. In questo caso per arrestare Masha, denunciata da Delilah per paura che i suoi metodi uccidessero di nuovo qualcuno.

Carmel

Nell’ultimo episodio si risolve anche il caso delle minacce contro Masha: l’autrice era Carmel, che le aveva sparato in un parcheggio tanti anni fa: grazie alla sua professione di truccatrice, si era travestita da uomo per vendicarsi del love affair della donna con suo marito. Masha perdona Carmel e, anzi, la ringrazia: proprio per la sua esperienza di morte temporanea la donna ha deciso di aprire Tranquillum House e di cambiare per sempre la sua esistenza. Poco dopo vediamo Carmel “rinata” ed elegantissima che insegna alle donne quanto valgono in un corso di formazione. Anche la sua esistenza è finalmente cambiata.

Francis, Tony e Lars

Per Francis e Tony è il momento di uscire dal limbo: si recano in un locale per cenare insieme e la scrittrice chiede carta e penna alla cameriera. Finalmente le è tornata l’ispirazione, che maturerà con la scrittura del libro Nine Perfect Strangers, un cagnolino e una vita con Tony e le sue due figlie. Scopriamo poi che anche Lars pubblicherà la storia di Tranquillum House e riuscirà finalmente ad avere una famiglia con un bambino.

Jessica e Ben

Quasi tragicomico il finale di Jessica e Ben, da cui forse non c’era da aspettarsi molto altro: li ritroviamo come nuovi gestori di Tranquillum House mentre Masha sfreccia con la loro Lamborghini gialla a tutta velocità su strade senza fine. Seduta accanto a lei, sua figlia. Un sogno che la accompagna nella vita, ora che è riuscita a riconnettersi col suo ricordo.

Il significato

Che dire: un lieto fine, quindi? Masha si rivela una donna caritatevole, sempre pronta al perdono. Alla fine, tutti hanno imparato a volerle bene e tutti sono “guariti”. Bellissimo, intenso e accogliente, questo finale sembra davvero poco realistico, anche se trasmette un messaggio importante a cui forse non siamo più abituati. L’accoglienza e l’ascolto possono far passare ogni tipo di dolore: a volte manca davvero qualcuno pronto ad offrirci questo nel momento del bisogno. Siamo talmente presi dal trovare una soluzione a tutto che abbiamo dimenticato come si sta vicino alle persone. A volte basta un silenzio. Questo vale per la maggior parte delle sofferenze. Ma cosa dire di chi perde una persona cara? Cosa trasmette il finale alle persone che soffrono per questo motivo? Il rischio di banalizzare è dietro l’angolo. Mettendomi nel loro panni potrei solo leggere una metafora in queste immagini, senza dover credere che per lasciare andare i morti servano gli allucinogeni. Potrei credere che serva accogliere – anche in quel caso – la nostra impotenza e il nostro dolore senza cercare una spiegazione o una soluzione, ma tenendo vivi i nostri cari nel ricordo. Niente trappole, niente gabbie del dolore. Largo alle emozioni, qualunque esse siano.

Alessia Pizzi

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