Prima dell’incendio di Notre Dame a Parigi bruciava “Le Bazar de la Charité”

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Incendio de "Le Bazar de la Charité". Immagine tratta dalla serie

Il period drama Destini in fiamme, diretto da Alexandre Laurent, è un mix di dramma, complotti e ribellione agli albori della belle epoqué.

Prima dell’incendio di Notre Dame de Paris, bruciava Le Bazar de la Charité

Il dramma del 15 aprile 2019 rimarrà nella nostra memoria e nella storia. Uno dei più grandi simboli parigini, sfondo di uno dei romanzi più famosi di Victor Hugo, è stato fortemente danneggiato, crollando parzialmente, come se fosse una casa di carta.

Di recente, grazie alle serie tv Netflix “Destini in fiamme, abbiamo scoperto che in realtà Parigi non è nuova a eventi così catastrofici. Il 4 maggio 1897 è stata protagonista di un altro drammatico incendio: le Bazar de la Charité. 

Titolo funesto per un prodotto Netflix interessante e avvincente

Destini in fiamme” (Le Bazar de la Charité) è un ottimo prodotto audiovisivo made in France. Una storia avvincente che, tuttavia, perde di credibilità a causa del titolo. Inevitabile è il rimando ad una produzione di genere romantico, di quelle in perfetto stile Harmony.

La serie tv, a discapito del titolo, in realtà è un prodotto del genere storico/drammatico avvincente, intrigante, con quel je-ne-sais-quoi che tiene incollato lo spettatore fino all’ultima puntata. 

Le Bazar de la Charité uno dei tanti eventi storici in cui le principali vittime sono le donne 

Siamo nella Parigi di fin de siècle, la città si prepara alla terza edizione de le Bazar de la Charité. Una sorta di grande fiera realizzata dalle associazioni di beneficenza dell’alta borghesia. Venivano allestiti stand, spettacoli, mostre e bancarelle con l’intento di raccogliere denaro e finanziare le varie cause. Il Bazar rinviene le proprie radici ai tempi di Maria Antonietta, ma solo a partire dal 1885, ad opera del filantropo Harry Blount, assunse il nome di Bazar.

L’evento annule dell’aristocrazia cattolica era una grande occasione, per le famiglie dei politici, di ottenere consensi in vista delle campagne elettorali. Un evento mosso dal denaro, organizzato da uomini potenti ma che nella pratica era gestito dalle donne.  

Il tema di quell’anno fu “Parigi nel medioevo”. L’istallazione venne realizzata nell’ottavo arrondissement, a rue Jean Goujon, dove sorgeva un grande capannone in legno.

La serie tv Netflix porta in scena la nascita del cinematografo in Francia

La presenza del Cinematografo rappresentava una novità imperdibile, considerato un semplice passatempo, soprattutto per le famiglie ricche. Le prime pellicole ad essere proiettate furono quelle dei fratelli Lumière tra cui il corto “Il treno che arriva alla stazione de La Ciotat“. Con soli cinquanta centesimi di franco, si superava il tornello e si entrava nella piccola sala cinematografica.

1200 persone, più di 200 feriti, 126 morti di cui 118 donne. Una sorta di femminicidio difficile da accettare per l’alta borghesia

Nella serie, che rappresenta bene gli eventi, si evince che i Signori dell’epoca in realtà furono i principali autori della grande strage. Pur di salvarsi sacrificarono le centinaia di donne presenti, scaraventandole a terra e calpestandole senza ritegno.  

A tal riguardo è interessante la testimonianza della giornalista anarchica e femminista Caroline Rèmy, nota anche con lo pseudonimo Séverine, che denuciò l’azione meschina degli uomini sull’Ècho de Paris. Sottolineò come questi “facendosi largo a colpi di bastone e calpestando le donne, abbiano pensato esclusivamente a mettere in salvo se stessi” e di come gli unici e veri soccorritori di sesso maschile appartenevano a classi che non rientravano di certo nell’alta borghesia o nobiltà.

Sciascia, ne “Il giorno della civetta” diceva:

“..e quella che diciamo l’umanità […] la divido in cinque categorie: gli uomini, i mezz’uomini, gli ominicchi, i (con rispetto parlando) pigliainculo e i quaquaraquà”.

La citazione di Sciascia calza a pennello con il racconto della serie. Infatti, nel corso delle puntate emerge la netta scissione tra gli uomini e ominicchi o quaquaraquà rapresentata alla perfezione dallo sceneggiatore.

La serie tv Netflix ha saputo riprodurre fedelmente la società dell’epoca: patriarcale, sessista e conservatrice 

La riproduzione dell’evento storico in realtà fa solo da sfondo. Il focus è puntato sulla condizione femminile del tempo. La donna era un oggetto su cui l’uomo, il padre prima il marito poi, esercitava i suoi diritti.  E pur in presenza delle prime leggi in loro favore, come ad esempio il divorzio erano, poi in realtà, i mariti a governare la vita della consorte.

Un period drama che ben rappresenta il cambiamento verso la libertà della donna

La storia di questa serie tv Netflix ruota intorno a tre donne:

  • Adrienne, sposata col ricco e crudele Marc-Antoine de Lenverpré  prossimo alla Presidenza del Senato, che le impedisce di vedere la figlia. Dopo l’incendio, si finge morta per rifarsi una vita. Le cose non andranno come le aveva immaginate. La lotta per la libertà sarà lunga e dura.
  • Alice, nipote di Adrienne, è obbligata a sposare un gentiluomo con lo scopo di risollevare le sorti finanziare della famiglia. Tuttavia l’incendio cambierà le carte in tavola. Il giovane promesso sposo infatti non si rivelerà un vero galantuomo e le sorti della futura coppia saranno sconvolte da qualcosa di inaspettato.
  • Rose è una cameriera che lavora in casa di Alice. Tra le due c’è una profonda amicizia. Il destino le lega alla stessa sorte. Rimasta gravemente ustionata, viene “adottata” da una ricca signora. Dovrà scendere a compromessi pur di sopravvivere.

Tre donne mosse dallo stesso intento: garantirsi un futuro migliore attraverso l’emancipazione da un meccanismo maschilista e sessista.

Qualche curiosità sulla serie tv

  • Sul luogo dell’incendio sorge ora la Chapelle Notre-Dame-de-Consolation, edificata nel 1900 in stile neo-barocco e dedicata alle vittime delle fiamme.
  • Tra le vittime c’era la sorella della Principessa Sissi, Sofia Carlotta di Baviera, duchessa di Alençon.
  • L’identificazione dei resti delle vittime avvenne tramite l’uso di calchi dentali. All’epoca era una tecnica agli esordi ma che segnò una svolta per l’odontologia forense.

Angela Patalano

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