Bridgerton: la serie tv più discussa della stagione

Bridgerton recensione
BRIDGERTON (L to R) PHOEBE DYNEVOR as DAPHNE BRIDGERTON and REGÉ-JEAN PAGE as SIMON BASSET in episode 101 of BRIDGERTON Cr. LIAM DANIEL/NETFLIX © 2020

Il 2020 è stato indubbiamente un anno ricco per Netflix. Le iscrizioni sono triplicate, per ovvi motivi tutti concernenti la pandemia. La produzione è stata crescente con non poche difficoltà. Su quest’ondata, non poteva mancare un arrivederci di stile.

Cari lettori, ovviamente parlo di una delle serie tv più discusse del momento, Bridgerton. Un concentrato di 8 episodi (1 ora circa cad) che ha acceso gli animi fuori e dentro le lenzuola e non sempre in positivo. Bridgerton è sulla bocca di tutti, ops schermo. Tutti lo guardano, tutti ne parlano. Tutti si lasciano attirare in un vortice incontrollato di guilty pleasure.

Siete pronti ad entrare nella stagione sociale più calda, ricca di cliché, con qualche easter egg non proprio velato? E allora le donne preparino gli abiti migliori, stringano i corsetti e si inciprino il naso; gli uomini si preparino a balli sontuosi e a saper cogliere l’arte dello svenimento perché proverò a riportarvi nella Londra della Reggenza.

La Trama

Londra, 1813. Siamo nella stagione sociale della presentazione delle “debuttanti”.

“Titolate, caste e innocenti, è questo a cui sono state educate e allenate fin dalla nascita. Questa sera, scopriremo quali giovani donne riusciranno ad assicurarsi un buon partito […]”  1×01

Daphne (Phoebe Dynevor), quarta figlia del Visconte Bridgerton  è una debuttante. Spicca per bellezza ma ancor più per il suo desiderio di sposarsi per amore e non per dovere. Ma quando il fratello maggiore inizia a scartare alcuni papabili pretendenti, le cronache scandalistiche diffuse dalla misteriosa Lady Whistledown rischiano di metterla in cattiva luce.

In società entra anche l’affascinante e ribelle duca di Hastings (Regé-Jean Page), scapolo convinto e buon partito che cattura l’attenzione di tutte le mamme delle debuttanti. Daphne e il duca dicono di non avere nulla da offrirsi, ma la loro attrazione è innegabile.  A fronte di una prima resistenza, i due diventano complici di un gioco che li condurrà ad innamorarsi l’uno dell’altra. Un amore non detto che confonderà entrambi sui propri reali sentimenti. Un bacio, solo uno, e il destino di entrambi cambierà per sempre e quello che appare come un matrimonio riparatore in realtà diventa la culla di un amore profondo, intenso, travolgente e appassionante. Ma non saranno sempre rose e fiori e il passato incomberà sulla coppia come una Spada di Damocle. Ne usciranno vivi?

Bridgerton, la serie tv che ha mandato in tilt il web

Basata sui romanzi di Julia Quinn – la prima stagione è la trasposizione de Il duca e Io – e prodotta da Shonda Rhimes (nota per Gray’s Anathomy, Le regole del delitto perfetto e Scandal), Bridgerton è entrata a gamba tesa nel panorama dello streaming attirando l’attenzione di tutti. La punta di diamante di Netflix.

La serie racconta le vite private dell’alta società inglese e lo fa attraverso un espediente ampiamente noto alla serialità: la voce narrante che diventa presenza impercettibile. Una gossip girl dell’epoca vittoriana: Lady Whisteldown. Una figura misteriosa che minaccia l’alta borghesia con i suoi segreti, scandali e amori. Nella versione originale è narrata dall’iconica voce di Julie Andrews.

I richiami non finiscono qui. Un’altra serie cult richiamata è di inizio 2000: The OC. Non che vi siano elementi in comune facilmente intellegibili, ma sembra che Lady Portia (interpretata da  Polly Walker), per aspetto e personalità, ricordi vagamente Julie Cooper.
Indubbiamente – sia per l’ambientazione sia per quell’amore bramato, fatto di dita sfiorate, occhi sognati che ardono di passione e sospiri inappagati – i rimandi principali sono a Jane Austen, Downton Abbey et similia.

Il “sentire” nell’audiovisivo: quando l’estetica provoca emozioni intense

È risaputo che il cinema e l’audiovisivo nascondono una grande potenzialità: emozionare. Avete presente quell’improvviso brivido di freddo che pervade, fulmineo, il vostro corpo? Lo viviamo spesso. Raramente legato a fenomeni meteorologici, si tratta di una risposta del nostro corpo quando è esposto a degli stimoli “eccitanti”. Non per forza o comunque non solo riconducibili ad una dimensione sessuale, ovviamente. Ebbene, la scossa che porta al brivido è dovuta al mutare degli stati d’animo. Tensione, commozione, rabbia, lacrime, gioia, tristezza, angoscia, paura. Il respiro si fa più corto, il sistema nervoso si attiva, diventa vigile, il battito accelera. Un modo di sentire e percepire che ci connette con il momento presente.

Ma cosa c’entra Bridgerton con questo? Tutto. Si tratta di un prodotto seriale che spinge sul “sentire” supportato dalla forza comunicativa delle singole scene, consapevoli che il nostro corpo reagisce attivamente agli stimoli prodotti da ciò che scorre sul grande schermo.  

Sia che si tratti di un ballo, di parole proibite pronunciate durante una promenade, o di una scena di sesso, ognuna è costruita, studiata e girata affinché lo spettatore sia travolto attivando, a seconda della scena, questa o quella emozione con tutti gli stimoli che ne derivano. 

La poetica e la storia di una piccola città a sud-ovest dell’Inghilterra  

Una delle tante caratteristiche accattivanti di Bridgerton sono le location che spaziano tra Bath e Londra. Situata nello Yorkshire, Bath è a sud-ovest dell’Inghilterra. Ricca di storia, fonda le sue radici in epoca romana. Eccellente rappresentazione del perfetto stile Georgiano, è diventata il quartier generale delle riprese.

Chi conosce la città inglese non fatica a riconoscere alcune architetture come la Royal Crescent costruita fra il 1767 e il 1774 da John Wood. Il cui esterno è stato utilizzato per la casa della famiglia Featherington.

La Modiste – il negozio dove le signore dell’alta società confezionano le figlie in preziosi abiti per la grande stagione sociale – in realtà si trova a Pickled Greens, un caffè situato dietro le terme romane. 

” … e raccomanderei alle fanciulle di non lasciarsi rapire dalla sensualità delle sue malie. Poiché la mossa audace di una coppia non sposata, un fugace sfiorarsi o, Dio non voglia, un bacio, trascinerebbe qualunque giovane dama sulla strada della rovina.” 1×04

In un’epoca in cui anche un solo bacio era motivo di disonore se avvenuto fuori dal matrimonio o fidanzamento, la passione e il desiderio correvano silenziosi sulle sontuose piste da ballo. Immense sale dove tra momenti di socializzazione, lustrini, luci e specchi la stagione sociale prendeva vita. In Bridgerton, lo sfondo degli otto balli che hanno segnato ritmicamente la storia di Daphne e Simon sono avvenuti tra la sala da tè del Bath Assembly Room e la sala dei banchetti della Guildhall. 

Quanto agli esterni/ingressi di queste sale da ballo, alcune scene sono state girate alla Holburne Museum. 

La fusione tra queste due ambientazioni è frutto della magia del montaggio che ha combinato la sala interna del Bath Assembly Rooms con il museo di Holburne. 

E le Promenade? Le dimentichiamo? Certo che no! Chi non sogna una passeggiata romantica al parco con il/la proprio/a amato/a? Beh tutti, più o meno. In Bridgerton le scene al parco sono state girate nei i giardini di Painshill Park, nel Surrey, fra un laghetto e un ponte molto romantico.

Avete presente la scena in cui Daphne incontra Simon fuori la gelateria, dopo una notte, diciamo, di conoscenza con se stessa? Avete presente il distacco del duca e la “vendetta” di Daphne nel suo ingresso trionfale verso il principe? Ebbene,  le scale percorse dalla signorina Bridgerton appartengono a Leigh Court.  

E le scene con la regina Charlotte? Queste sono state girate a Wilton House. Si tratta di una grande dimora inglese, nata come convento nell’ 871. Il Maniero è di proprietà del primo Conte di Pembroke e dei suoi discendenti, ristrutturato nel XVIII secolo. 

Conclusione

Bridgerton non è solo una serie, è un fenomeno sempre più sociale. I temi e le dinamiche emerse sono numerose e impossibili da affrontare in un solo articolo. Per questa ragione, in questa prima parte posso dire che la serie tv, del panorama di Shondaland, va ben oltre le aspettative. Ti cattura in un vortice di guilty pleasure che oltrepassa la fisicità aprendosi in più dimensioni. Catturano l’attenzione dello spettatore che viene risucchiando in un loop emozionale coinvolgendolo, emotivamente, a più livelli.

Un esperimento ben riuscito, un progetto complesso che fonde la storia e il contemporaneo senza alcuna pretesa di essere fedele. Tutto ciò supportato da un sapiente uso di un tone of voice quasi sempre allegro e divertente per far sì che l’introduzione di tematiche moderne non siano mai troppo pesanti da distrarre lo spettatore.

Suppongo che molti di voi abbiano già divorato le musiche, ma un remainder non guasta mai. E allora lasciatevi trasportare dalle note dei brani che hanno accompagnato un viaggio lungo otto episodi.

La mia preferita? The End di JPOLND, estremamente sensuale e accattivante. Note e parole si fondono insinuandosi sotto la pelle. Con una estenuante e piacevole lentezza percorrono il corpo nella sua interezza.

Se pensiate che sia finita qui vi sbagliate! A quanto pare altri intrighi e piaceri stanno bollendo nella redazione di CulturaMente. Di cosa si parlerà? Non ancora è dato saperlo. Eppure, se qualcuno dovrà rivelarvi dettagli sempre più interessanti, curiosi e intimi per aiutarvi ad accrescere il vostro guilty pleasure, quella sarò io.

“Dopo i pettegolezzi degli ultimi giorni, è un onore per me comunicarvi che Bridgerton tornerà ufficialmente per una seconda stagione. Spero che abbiate messo da parte una bottiglia di ratafià per questa deliziosa occasione.

L’incomparabile cast di Bridgerton tornerà sul set nella primavera del 2021. L’autrice è stata attendibilmente informata del fatto che Lord Anthony Bridgerton intende dominare la prossima stagione. La mia penna sarà pronta per riferire tutte le sue vicissitudini d’amore.

Tuttavia, gentili lettori, prima di lasciar spazio a richieste di sordidi dettagli, sappiate che al momento non sono incline a riferire alcun particolare. La pazienza, dopotutto, è una virtù.

Sentitamente Vostra,

Angela Patalano

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