Bridgerton: l’alta società vittoriana che strizza l’occhio al presente

Bridgerton
BRIDGERTON (L to R) FREDDIE STROMA as PRINCE FRIEDERICH, PHOEBE DYNEVOR as DAPHNE BRIDGERTON and REGÉ-JEAN PAGE as SIMON BASSET in episode 104 of BRIDGERTON Cr. LIAM DANIEL/NETFLIX © 2020

Sempre e solo due parole penserà l’autrice di questo articolo all’indomani di un ballo ben riuscito: stupore e delizia.
Ebbene, gentili lettori, l’intrigante resoconto della soirée tenutasi ieri a Vauxhall, è in egual misura scandaloso e delizioso.
Emerge come araba fenice dell’irrilevanza la signorina Daphne Bridgerton.
L’illustre debuttante è stata vista ballare non una ma ben due volte con il più ricercato e inafferrabile libertino della stagione: il duca di Hastings. 1×02

Carissimi e appassionati lettori, sembrerebbe che quel “sentire” accompagnato da una forte estetica, di cui vi ho parlato nel precedente articolo, abbia trovato in voi più di un riscontro. Vi osservo, percepisco il vostro respiro farsi più corto. I vostri pensieri non hanno segreti così come i desideri. Non siamo poi così diversi da Daphne e dal duca, o sbaglio?

Se davvero mi corteggiaste razziereste ogni fioraio della città
Se davvero vi corteggiassi non avrei bisogno di fiori, mi basterebbe cinque minuti da solo con voi in un salotto. 1×02


Quante volte la signorina Bridgerton avrà bramato Simon immaginando quel tocco a fior di pelle posarsi lungo la sua schiena. E quante volte il duca si sarà perso tra il ricordo inebriante del profumo della pelle di Daphne e il desiderio di averla.

intendo che magari ci sono altre cose fisiche o magari intangibili che magari tengono le coppie unite. 1×03

Ebbene, pare che il diamante della stagione e quello che un tempo era definito un libertino senza possibilità di redenzione abbiano, invece, realizzato i lori desideri più profondi. Sembrerebbe che la piccola e ingenua debuttante sia diventata maestra di seduzione. Non sorprende sapere che tra pizzi e trasparenze il duca faccia scintille dentro e fuori le lenzuola di casa Hastings.

Allora miei cari e affezionati lettori, mettetevi comodi perché ancora una volta proverò a riportarvi nel Londra del 1813. Tra ambientazione d’epoca e moda Regency tenterò di farvi respirare un po’ di storia che si unisce al contemporaneo e ne risalta la bellezza e l’originalità distaccandosi dai cliché.

Un period drama ma non troppo

“Bridgerton” è davvero un period drama? Nì. Sicuramente alcuni elementi sono tipici dell’epoca. Tuttavia la serie non nasce con l’obiettivo di essere fedele alla storia ma di reinterpretarla alla luce delle dinamiche attuali. L’alta borghesia diventa multiculturale, le razze si fondono quasi a simboleggiare la società contemporanea londinese. Non c’è distinzione di razza che sorprenda e il confine tra una classe sociale ed un’altra si percepisce appena. 

Sulla stessa linea, le ambientazioni. Pur richiamando gli arredamenti tipici di Downton Abbey o The Crown, voltano le spalle ad ambienti tetri e scuri che invece si ravvivano arricchendosi di colori, tappeti, tavole imbandite, frutta e fiori. Un voluto lieve distacco dalle costruzioni storiche tipiche, forse troppo claustrofobiche e chiuse.

A parte questa parentesi, si può dire che Bridgerton sia tutto sommato conforme ad alcuni standard del periodo Regency, almeno in grandi linee.

Un prodotto seriale che punta su dettagli storici, toni contemporanei, scenografie da sogno e tanto altro

Bridgerton è il fenomeno del momento.  Il web pullula di recensione e dibattiti. Chi lo condanna, chi lo acclama. La serie indubbiamente è ricca di cliché eppure funziona. Perché? Semplice, il team di Shondaland ha puntato tutto sui dettagli piuttosto che sulla storia in sé. 

Sono questi che catalizzano lo spettatore in un vortice di colori, ambientazioni fiabesche, coreografie che ricordano Il Grande Gatsby. Dettagli che hanno in sé una forza comunicativa in grado di attrarci nella storia. Scene come il primo ballo tra Daphne e Simon sono studiate nei minimi particolari. Tra riprese con tanto di droni, fuochi d’artificio, luci fioche e quei pochi istanti sulla pista comunicano un’intesa che, seppur finta, diventa totalizzante. 

Le costruzioni narrative sono accattivanti e complesse grazie alle tematiche poste al centro della trama: la femminilità, la voglia di riscatto, il rapporto uomo/donna, il sesso e i precari equilibri della vita coniugale. La serie, assumendo toni a tratti contemporanei, si fa portatrice di un messaggio ben più ampio come l’inclusione, la questione di genere e l’accettazione di sé.   

Verosimiglianza con la storia: la moda

Protagonista indiscussa è sicuramente la moda, con i suoi numerosi costumi che hanno cambiato il modo di mettere in scena gli abiti d’epoca. Un’attenzione al dettaglio senza eguali. Costato ore e ore di lavoro, studi approfonditi e un team di alto livello che ha visto la collaborazione di case di moda italiane, inglese e newyorkesi.

Il tocco romantico lo si deve alla costumista Ellen Mijornick. Il suo lavoro è una vera e propria opera d’arte. Ha lavorato a stretto contatto con il team al fine di dar vita ad una fedelissima riproduzione della moda Regency del 1813, strizzando l’occhio al moderno. In soli otto episodi ci sono stati dieci balli, e per ognuno di essi le dame e i lord dovevano indossare rigorosamente abiti diversi, e altrettanti diademi e frac. Poi c’erano gli abiti da giorno e quelli per la cena. La produzione è stata immensa, sono circa 7500 i modelli prodotti.

Il risultato è valso lo sforzo perché ad ogni episodio le spettatore assiste ad uno splendente e sontuoso guardaroba pieno di abiti a vita impero dai tenui color pastello con ricami delicati; abiti da sera impreziositi in pizzo con volant, maniche a sbuffo trasparenti e dettagli in nastro; ornamenti reali con motivi in broccato; tanti, tanti gioielli e ventagli.

Curiosità:
1) la protagonista, nei tre mesi antecedenti la produzione, ha avuto un fitting lungo e ricercato che le è valso un guardaroba di ben 104 cambi più accessori come mantelle, indumenti intimi e gioielli;

2) sul finire della quarta puntata, Daphne fa cadere “sbadatamente” il suo ventaglio prima di danzare col principe. Nel linguaggio del ventaglio questo gesto sta ad indicare “saremo amici”.

Per le comparse gli abiti sono stati sono stati realizzati da differenti aziende provenienti da diverse parti del mondo: tra cui Angel Costume Company in Inghilterra, Peris Costume Company in Spagna, Tirelli Costumi in Italia e persino alcuni produttori a New York. La presenza della casa di moda italiana non è di certo sconosciuta alla filiera cinematografica. Il suo lavoro è valso svariati premi Oscar.

Tuttavia anche con riguardo ai costumi, nella loro fedeltà si discostano andando incontro al moderno perché se la famiglia Bridgerton è solita indossare abiti dai colori tenui, c’è chi come i Featherington posseggono un guardaroba ricco di eccentrici dettagli dai toni forti. Entrambe le famiglie mostrano un continuum nei toni che si riverbera in tutti i componenti della famiglia. Diverso è il caso della Regina che invece non sembra padroneggiare una specifica tonalità ma indossa abiti diversi, a volte contrastanti, con tocchi eccentrici.

Forse sono proprio gli abiti che sanciscono il vero distacco da Jane Austen dove mancano i classici abiti dai toni beige, monotoni e anonimi. In Bridgerton ogni abito ha una propria anima e un proprio richiamo al moderno. Come la presentazione di Daphne alla Regina che richiama Audrey Hepburn in Guerra e pace.

Anche i gioielli sono parzialmente made in Italy. Alcuni disegni dei pezzi sono stati realizzati da Lorenzo Mancianti. I diademi sono stati acquistati in Italia e nel Regno Unito, e un ruolo importante è stato svolto dall’Archivio Swarovski.

Come denudare una duchessa senza inciampare in errori “storici”. Questione di biancheria intima

E la biancheria? Prima di tutto i corsetti sono stati creati dalla famosa corsettista Mister Pear. Ne abbiamo visti di vari, ma i più belli indubbiamente sono quelli a mezzo busto indossati da Daphne durante la luna di miele. E proprio con riguardo all’intimità tra i coniugi in epoca Vittoriana c’è da chiedersi se fosse così facile spogliare la propria consorte.

– …e degli articoli più intimi. Quattro camicie da notte, forse? O cinque?
– Cosa potrei mai farmene di cinque nuove camicie da notte?
– Non sono per voi ma chère ma per il vostro amoureux. A cosa credete serva la luna di miele?
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In Bridgerton, salvo qualche scena, la giovane duchessa indossa sempre camice da notte “sexy” considerata l’epoca. Tessuti di pizzo di un bianco puro che lascia al marito il piacere di un gioco di trasparenze, e sotto? Ovvio nulla, all’epoca non c’era altra biancheria. Quanto emerge dal Jane Austen Center l’intimo come lo intendiamo noi ancora non esisteva. Questo veniva sostituito da pantaloncini sciolti che, seppur indossati nel 1806, divennero di uso comune tra le donne a partire dal 1820.

Ma se per esigenze sceniche, con agilità e velocità, il duca fa scivolare via il corsetto e i pantaloncini a mezza gamba, nella realtà denudare la propria consorte non doveva essere impresa facile, oltre al fatto che richiedeva un bel lasso di tempo. L’importanza di coprire il corpo con tutta questa biancheria sorgeva dalla necessità di evitare che i vestiti, ormai non più ampi, si poggiassero troppo sui lineamenti femminili, evidenziandoli.

Conclusione

Bridgerton è un fenomeno sociale che accende la curiosità di molti. I motivi sono vari. Si tratta di un prodotto seriale che mixa sapientemente moderno e antico creando qualcosa di unico nel suo genere. Dalle ambientazioni agli abiti non c’è mai la pretesa di essere fedele, ma di rendere il set vivo.
La serie si presta a mille interpretazioni ed analisi. Da quelle più godibili e ludiche a quelle più interessanti e dettagliate.
In conclusione, Bridgerton è l’esempio lampante di come i contenuti audiovisivi stiano subendo una profonda trasformazione. Un cambiamento del formato seriale che risponde a studi approfonditi su un pubblico sempre più interessato a fruire dello streaming come “distacco dallo stress quotidiano”. Per questa ragione le produzioni assumono una nuova veste rispondendo all’esigenza di creare una sincronizzazione tra “articolazione del racconto e quello dell’incontro con il mondo reale o, detto altrimenti, tra la costruzione dell’intreccio finzionale e la sua apertura alla partecipazione (e appropriazione) da parte dell’uomo spettatore.” (A. Maiello “Mondi in serie, l’epoca post medievale nelle serie tv” Pellegrini Editore).

Cari affezionati lettori sarà vero che la sottoscritta concluda qui questo viaggio? Forse no. Pare che le cose si stiano facendo sempre più intriganti e accattivanti. Abbiamo colto nella luna di miele, dal sapore agrodolce, segreti indicibili ed io non vedo l’ora di svelarveli. Allora miei cari, mettete a letto i bambini, tirate fuori la biancheria a voi più gradita perché qualcosa di piccante sta sobbollendo nel palazzo, ops redazione di CulturaMente.

mi urge l’obbligo di porgere le mie più vive congratulazioni ai nuovi duchi di Hastings. Auguro loro felicità e resistenza nel periodo più inebriante nella vita di una giovane coppia di sposi. 1×06

Angela Patalano

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