Pissarro: lettere al figlio su arte e anarchia riedite da Elèuthera

Pissarro lettere al figlio su arte e anarchia

Elèuthera ripubblica l’epistolario di Camille Pissarro, le sue lettere inviate al figlio Lucien contenenti le sue idee su arte e anarchia.

Ho sempre amato Camille Pissarro. Fra i pittori impressionisti è il mio preferito. La sua pennellata mi ha colpito quando, visitando anni fa il Musée D’Orsay, decisi che fra gli impressionisti lui e Alfred Sisley erano i miei preferiti. Quando poi ho scoperto, leggendo le sue lettere al figlio, le sue idee sulla politica, l’arte e la società l’ho apprezzato ancora di più. Non mi affascina più solo il pittore ma anche l’uomo, Camille, è diventato ai miei occhi straordinario.

Le lettere fanno emergere un uomo dai valori politici molto forti; un uomo che lavorava alacremente per mantenere la sua numerosa famiglia; un padre affettuoso e un pittore che non avrebbe mai svenduto la sua cifra artistica.

Nelle sue lettere, che coprono un arco temporale di un ventennio (dal 1883 al 1903), Camille Pissarro espone al figlio Lucien, anch’egli artista, specializzatosi nell’incisione, i suoi più intimi pensieri.2

Leggiamo i suoi consigli dispensati al figlio sull’arte, su come migliorarsi e gli incoraggiamenti circa i progressi raggiunti. Traiamo scambi di opinioni circa gli avvenimenti politici coevi. Riusciamo a ricostruire il quadro storico in cui Pissarro vive, gli intellettuali con cui entra in contatto, le sue opinioni su di essi e il dispiacere provato per la morte di un collega stimatissimo come Manet.

Queste lettere sono la perfetta ricostruzione storica della Belle Époque, periodo artisticamente, politicamente e culturalmente in pieno fermento.

Le numerose mostre a cui Pissarro ha partecipato, i mercanti d’arte con cui ha lavorato, le difficoltà incontrate nella realizzazione dei suoi quadri en plein air e nella vendita degli stessi. Queste lettere ci offrono tutti i retroscena della vita di un grande pittore come Pissarro.

Nelle lettere, mezzo privato di comunicazione nel quale ci intromettiamo grazie a questo libro, emergono le opinioni di Camille Pissarro circa l’Affaire Dreyfus e l’affermarsi di ideali reazionari e antisemiti. Le sue posizioni anarchiche e antiborghesi. Possiamo leggere le sue intime opinioni riguardanti i suoi colleghi: la sua profonda stima nei confronti di Cèzanne, Alfred Sisley e Goya; e la sua avversione per Gauguin, reo di essersi allontanato dalla natura per Pissarro fondamentale. Natura che è sempre stata il soggetto della sua pittura e che Camille ha sempre ricercato nei suoi numerosi viaggi. Leggiamo dell’evoluzione artistica di Camille, avvicinatosi per un periodo ai Neoimpressionisti ma poi tornato all’impressionismo. Leggiamo schiette opinioni circa altri artisti e nuove correnti artistiche tipiche della confidenza fatta in privato. Sappiamo che detesta Gauguin, i neoromantici e chiunque si allontani dalla natura, unico soggetto degno di arte secondo Pissarro.

Queste lettere sono il modo più bello per avvicinarsi a Camille Pissarro, e per conoscerlo come artista e soprattutto come persona. Questo libro, curato da Eva Civolani e Antonietta Gabellini per Elèuthera, è uno splendido esempio di arte nella storia e di storie sull’arte narrate in prima persona da uno dei protagonisti di spicco dell’impressionismo francese.

Francesca Blasi

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