Venezia 2018: La Favorita, intrighi e stranezze alla corte della regina

la favorita Venezia 75

Anche voi siete tra quelli che farebbero di tutto per avere il potere?

Le tre protagoniste di La Favorita fanno parte di quel gruppo, anche se nel loro caso si tratta di conservarlo, non solo di ottenerlo, e non è necessariamente il potere che si può pensare. Un gioco di manipolazioni e dietro le quinte va in scena nella commedia di Yorgos Lanthimos, che fa ridere – tanto – e lascia l’amaro in bocca. Dopotutto definirla commedia non è poca cosa, ma un elogio alle complessità del genere e pertanto del film.

Sicuramente è il lavoro più accessibile e commerciale del regista greco finora in carriera. Premesso ciò, La Favorita mantiene comunque intatti i tratti distintivi del cinema di Lanthimos, a cominciare da una idiosincrasia nei rapporti umani e un cinismo di fondo che, declinati alla commedia, aiutano a spingere il tono ancora più sull’assurdo.

Che tutto ciò, poi, accada in un dramma storico in costume su personaggi realmente esistiti, è la ciliegina sulla torta. E di quella torta tutti vogliono una fetta.

“Il potere logora chi non ce l’ha” diceva un noto politico italiano. Il mantra di La Favorita è proprio quello.

Con un meraviglioso trio di donne al centro della scena, il film ricorda non poco i meccanismi psicologici di Eva Contro Eva. La perfidia e i giochi astuti non conoscono limiti qui, e a farne le spese sono, come sempre, i veri rapporti umani. Soprattutto i rapporti che vanno alla sostanza, quindi ai sentimenti, rimanendo schiacciati dalla forma imperante all’epoca in cui è ambientata la vicenda.

I sentimenti sono soprattutto quelli della regina Anna, la cui fragilità è il motore di tutto. La performance di Olivia Colman è indubbiamente una delle più complesse viste recentemente, in grado di tratteggiare una gamma di emozioni – e crisi mentali – con carisma ma soprattutto umanità. Rachel Weisz e Emma Stone, invece, sono lo specchio distorto dell’ambizione umana, pur agendo ai lati opposti. Se la prima è una donna tutta d’un pezzo, ma nasconde un amore profondo e una debolezza che può essere curata solo sapendo di avere il controllo sugli altri, la seconda è una figura dall’aria innocente ma capace dei peggiori sotterfugi morali pur di ottenere il proprio scopo.

Raramente ci si trova davanti un film di così stringente attualità pur rifuggendo ogni forma di metafora col presente, o pretesa retorica. Il ruolo del femminismo, e numerose battute sui comportamenti del genere opposto, sembrano nascere dai fatti di cronaca recenti. Eppure La Favorita è un film per tutte le stagioni, contemporaneo e universale perché non costruito e non machiavellico, a differenza delle sue protagoniste. Diverte e accompagna ogni risata con la riflessione, lasciandoci la certezza che il raggiungimento del potere ha un prezzo salatissimo.

Si vuol a tutti i costi coronare un’amibizione: va bene, ma bisogna anche esser pronti a rimanere letteralmente prigionieri di tale voglia.

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Emanuele D’Aniello

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