Slender Man. Dal videogioco al film la paura si perde per strada

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Slender Man è un film horror diretto da Sylvain White, in uscita al cinema il 6 settembre 2018.

Avete presente la crisi da foglio bianco? Ecco, quando leggerete queste parole sappiate che chi vi parla ne è completamente affetta mentre tenta di raccontarvi questo film. Senza polemica, senza quell’acidità tipica del cinefilo appassionato d’horror che viene tradito nell’intimo, ma su Slender Man c’è ben poco da dire.

La mia mente continua a sforzarsi per tirare fuori il senso di questa storia portata al cinema, ma le parole sono davvero difficili da trovare. Il motivo è semplice: la trama è banale, il film non spaventa né regala momenti di suspense. Slender Man è una presenza diabolica che può essere evocata attraverso un video: così quattro ragazze del Massachussets, tra un pettegolezzo e l’altro, decidono di provarci. La prima sparisce, la seconda impazzisce. Wren, la più decisa del team, cerca di indagare per risolvere la questione e salvare lei e Allison. Quest’ultima non vuole arrendersi all’evidenza che Slender Man sta manipolando le loro menti, quindi l’impresa dell’amica sarà più che ardua. Una nota per l’attrice che interpreta Wren, la giovane Joey King promette davvero bene per spigliatezza e carisma.

Sarà che le protagoniste sono adolescenti ma i dialoghi sono abbastanza irrilevanti. Mi è caduto l’occhio sulla costante comunicazione via chat delle ragazze e sul fatto che nel 2018 la paura è a portata di web.

I demoni una volta entravano nelle case tramite oggetti e tavole ouija, ora hanno il canale YouTube.

Alla fine posso accettarlo, è senza dubbio un’attualizzazione del genere nonché un forte appiglio alla realtà. Del resto i giovani vivono su internet quindi dove vuoi che si debbano infilare gli spiriti maligni per ricevere un po’ di sacrosante attenzioni?

Ammetto, però, che un po’ rimpiango la tenera Samara, che per diffondere la sua maledizione chiedeva copie del suo video in videocassette VHS. A mia memoria forse è stato proprio The Ring a lanciare il filone del video maledetto, ma non posso assolutamente paragonare i due film. O forse sì, per farvi capire cosa manca a Slender Man: l’inquietudine che può generare una bambina che esce dal pozzo per ucciderti dopo una settimana e che un uomo albero nascosto nei boschi non riesce proprio a suscitare. Il pathos di una storia di morte che inquieta il pubblico e lo tiene attaccato all’orlo di quel pozzo e che le corse nel bosco in Slender Man non riescono proprio a generare.

Eppure la stessa nascita dello Slender Man poteva dare spunti interessanti al film, visto che il personaggio è nato proprio su un forum grazie a un maestro elementare che giocava con photoshop per creare immagini spaventose basate su quelle reali. Slender Man ha così ispirato leggende e videogiochi, ma non riesce proprio a lasciarmi nulla come esperienza cinematografica.

Ecco forse cosa distingue un Cult da un film di serie B quando si tratta di film dell’orrore: quell’intensità emotiva che non si lega tanto all’effetto speciale, ma traina lo spettatore in vortice di intrigo, timore e angoscia.

Ebbene, se cercate tutto questo lasciate stare Slender Man perché uscirete dal cinema molto delusi.

 

Alessia Pizzi

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