Halloween e cinema: i film horror più belli di sempre

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I film horror più belli di sempre

I migliori capolavori del cinema horror per un Halloween all’insegna del buon cinema, dal Nosferatu di Murnau del 1922 al Dracula di Francis Ford Coppola, dove un indimenticabile Gary Oldman interpreta il vampiro più famoso di tutti i tempi.

Halloween è finalmente alle porte: zucche in bella mostra nei supermercati, pronte per essere intagliate; costumi, maschere, finti forconi e falci raccapriccianti in ogni dove, caramelle e cioccolatini a forma di fantasmi, zucche, diavoli e gatti neri. E sui social network impazzano i tutorial per ricreare bellissimi e sempre più estrosi make up a tema. Perché, ovviamente, la notte del 31 ottobre saranno molti i locali della Capitale (e non solo) a promettere orrorifici divertimenti a suon di musica, dj-set, serate danzanti e via. Sono molti, quindi, gli appuntamenti che ci aspettano per Halloween, per tutti i gusti, per grandi e piccini. Tuttavia, se quello a cui state pensando (magari per tirare il fiato da una settimana particolarmente intensa e stressante) è una serata super casereccia, da passare beatamente accoccolati sopra il divano, con popcorn e copertina – senza per questo perdere tutta l’atmosfera più paurosa dell’anno – perché non concedervi una super maratona di film horror? 

 

Se la vostra intenzione è questa, vi propongo, allora, una selezione di piccoli e grandi capolavori del cinema dell’orrore che, a mio avviso, restano assolutamente dei must. Diciamo gli imperdibili tra gli imperdibili di una lista assolutamente lungi dall’essere completa. Quel genere di film che vengono trasmessi solo a tarda notte, muti o sonori, in bianco e nero o a colori, restaurati o non, ma godibilissimi e distanti anni luce dal cinema horror contemporaneo. 

 

Buona lettura, dunque, e – si spera – buona visione.

 

Nosferatu (1922): è il 5 marzo del 1922 quando viene proiettato per la prima volta il capolavoro indiscusso del regista tedesco Friedrich Wilhelm Murnau; originariamente ispirato al Dracula di Bram Stoker, Murnau fu costretto a cambiare nomi e location per problemi legati al diritti legali dell’epoca: ecco che allora prese vita l’indimenticabile figura del Conte Orlok proiettata in un’atmosfera rarefatta, da incubo. Memorabile e circondata da un alone di cupa leggenda l’interpretazione di  Max Schreck, probabilmente il vampiro più spaventoso di sempre, sul quale circolarono da subito molte strane voci, tra cui una che lo voleva effettivamente un succhiasangue.
Alla lavorazione del film e alla leggenda di Max Schreck, si ispirerà il regista Edmund Elias Merhige, nel suo film L’ombra del Vampiro, una sorta di “dietro le quinte” del film Nosferatu, con John Malkovich nei panni del regista Murnau e William Dafoe in quelli di  Max Schreck/Conte Orlok. Imperdibile.

Il remake di questo indiscusso capolavoro del cinema muto è del 1979, diretto da Werner Herzog, con un eccezionale Klaus Kinski e una algida Isabelle Adjani. Paesaggi rarefatti e musica di Wagner accompagnano la triste e solitaria parabola di Dracula (qui il regista ha potuto ripristinare i nomi originali), dolorante e chiuso nella sua malinconica condizione di non morto. Da vedere assolutamente. 

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Klaus Kinski e Isabelle Adjani in Nosferatu, il principe della notte
Frankenstein (1931) di James Whale: la creatura più spaventosa di sempre, creata da parti di cadaveri ricuciti insieme, a cui il pazzo (perché sì, un po’ pazzo lo era,) Frankenstein da vita, ha il volto indimenticabile e riconoscibilissimo di Boris Karloff. A questo primo film, ne seguiranno – sempre interpretati da Karloff –  altri due: La moglie di Frankenstein (1935) e Il figlio di Frankenstein (1939); quest’ultimo in particolare, poté vantare la partecipazione di un altro (è proprio il caso di dirlo) “mostro” sacro del cinema horror, Bega Lugosi, a cui si deve una straordinaria, elegante e raffinata interpretazione del conte Dracula (nell’omonimo film del 1931, per la regia di Tod Browning e Karl Freund) e che, sembra, fu legato all’attore Boris Karloff da una accesa rivalità… di ruoli.
A questo primo Frankenstein e alla figura così ben caratterizzata da Karloff, si ispirarono molti altri film, primo fra tutti il capolavoro comico assoluto di Mel Brooks, Frankenstein Junior, con Gene Wilder nella parte del dottore pazzoide, Peter Boyle in quelli della Creatura, e Marty Feldman in quelli dello strabico e indimenticabile Igor (“Potrebbe esser peggio. Potrebbe piovere”); e Frankweenie di Tim Burton, tratto dall’omonimo cortometraggio del regista del 1984.
Una curiosità su Boris Karloff: malgrado si fosse da sempre distinto in ruoli particolarmente macabri, nella vita privata fu, invece, un uomo sensibile e gentile, appassionato di letteratura per l’infanzia. Ebbe modo, inoltre, di lavorare occasionalmente in Italia: in particolare si ricorda la sua magistrale interpretazione di un vampiro (I Wurdalak) nel capolavoro a episodi di Mario BavaI tre volti della paura (1962).
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Boris Karloff nella sua interpretazione più famosa, la Creatura di Frankenstein
La Mummia (1932): Per la regia di Karl Freund. Altra straordinaria interpretazione di Karloff, qui nei panni del sacerdote egiziano Imhotep incautamente riportato in vita da tre archeologi; al centro della storia il suo amore per l’antica amata Anck-Su-Namun reincarnatasi nella bella  Helen Grosvenor.  Anche da questo primo film si dipanarono, nel corso degli anni, rifacimenti e remake: l’ultimo, e “ufficiale” è quello del 1999, per la regia di Stephen Sommers, interpretato da Brendan FraserRachel Weisz e John Hannah, che ha dato vita a due seguiti e due spin-off. Particolarmente degno di nota – se si pensa che siamo nel lontano 1932 – è il trucco straordinario a cui fu sottoposto Karloff, ben otto ore: merito di Jack Pierce, una vera e propria leggenda di Hollywood, già creatore del maquillage della “Creatura”  di Frankenstein sempre interpretata da Karloff.
La maschera di Cera (1953): Regia di André De Toth e remake dell’omonimo film del 1933 (regia di Michael Curtiz); l’attore principale, Vincent Price, merita assolutamente una menzione per la sua straordinaria interpretazione dello scultore  Henry Jarrod che, dopo uno spietato scherzetto da parte del socio, trova un nuovo modo per creare maschere di cera particolarmente realistiche… e inquietanti.
Sempre interpretato da un eccezionale Vincent Price, non posso non menzionare La casa dei Fantasmi (1959, regia di William Castle): anche in questo caso parliamo di un piccolo cult a cui si deve guardare con il dovuto rispetto. Price, peraltro, verso la fine della sua carriera, divenne attore feticcio del grande Tim Burton, che lo volle come narratore d’eccezione per il suo primo cortometraggio, Vincent, ispirato proprio alla figura di Price, e come attore nel malinconico capolavoro senza tempo, Edward mani di forbici, nel ruolo dell’inventore di Edward.
Poltergeist (1982): per la regia di Tobe Hooper è semplicemente IL FILM sui fantasmi. Punto. Non si può aggiungere altro. Di recente (2015) è stato realizzato un remake (regia di Gil Kenan) ma, credetemi, sarà difficile dimenticare il senso di panico e di isteria che generava l’originale (maledetta televisione a tubo catodico).  Il film fu seguito da due sequel,  Poltergeist II – L’altra dimensione(1986) e Poltergeist III – Ci risiamo (1988); ma il primo resta indiscutibilmente un capolavoro.  Nota dolente: Heather O’Rourke, la bambina che interpretava la figlia più piccola della famiglia Freelings, soffriva del morbo di Crohn e morì a soli 12 anni, nel 1988.
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La piccola Heather O’ Rourke in Poltergeist
L’uomo lupo (1941):  di George Waggner, poetico, malinconico struggente. Un uomo, per salvare la sua bella, viene morso da un licantropo e diventa licantropo a sua volta. Ma conservando parte della ragione umana: è la storia, spietatamente tragica, di Larry Talbott (Lon Chaney Jr.), a cui irride un fato avverso che più avverso non si può. Un vero e proprio antieroe, che vede la sua vita sfuggire al controllo, e la razionalità trasfigurarsi nella irrazionalità più cupa, non più anima ma puro istinto primordiale. Ancora una volta, degno di nota è il trucco magistrale di Jack Pierce.
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Lon Chaney Jr. in L’uomo lupo
Dracula di Bram Stoker (1992): Il film è relativamente recente rispetto a quanto ho proposto finora. Ma il capolavoro di Francis Ford Coppola si configura, secondo me, come il legittimo erede di un cinema che non c’è più. Sontuoso, elegante, tragico, eterno. Francis Ford Coppola ha messo definitivamente la parola fine al cinema horror d’autore. Il cast è di prim’ordine: Gary Oldman nel ruolo di un Dracula dandy straordinariamente cool, principe Vlad erotico e bestiale. Anthony Hopkins (reduce dal successo de Il silenzio degli innocenti), è un Van Helsing animalesco, rozzo, vinto. Tutto il resto del cast, per quanto la bravura sia innegabile, passa inevitabilmente in secondo piano, schiacciato dalla bravura di questi due comprimari del cinema mondiale. Su tutti, spicca la regia di Coppola, ferina, sottilmente erotica, macabra. I vestiti di  Eiko Ishioka hanno vinto, a ragione, un oscar e sarà difficile vedere qualcosa di più perfetto, negli anni a venire. La storia d’amore tra Vlad e Mina, assente nell’originale, è il vero colpo di genio. L’apparizione delle tre spose di Dracula è, probabilmente, quanto di più magnifico possa essere immaginato dopo aver letto il libro di Stoker. Vampiri così non ce ne saranno più. Ci ha provato Dario Argento, nel suo Dracula 3D (2012) con risultati imbarazzanti (ed è un vero peccato, un’occasione mancata). Unica pecca: il doppiaggio italiano, fatta eccezione per la straordinaria prestazione di Dario Penne, voce storica di Anthony Hopkins, che, in questo caso, si presta a doppiare Gary Oldman.

 

Chiara Amati

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